Delta del Mekong

Il presente post è la continuazione del racconto di un viaggio in Vietnam; il precedente post raccontava la prima tappa, Città Hồchíminh.

Dopo due notti a Tp.Hồchíminh, acquistiamo per 16 euro a testa un’escursione di due giorni nel delta del Mekong. Il fiume Mekong, in vietnamita sông Cửu Long, nasce dall’Himalaya 4500 km più a monte; bagna Cina, Myanmar, Laos e Thailandia prima di arrivare in Cambogia, dove si frammenta in un vastissimo delta ramificato fino all’Oceano. La portata delle acque è tale che ogni anno 79 metri di sedimenti allungano il corso del Mekong nelle acque del mare. Le fertili terre chiuse tra i rami del Mekong sono il serbatoio di riso del paese: con i suoi due-tre raccolti l’anno, il Delta assicura una produzione superiore all’intero fabbisogno alimentare del paese, tanto che il Việtnam è diventato il secondo esportatore mondiale di riso dopo la Thailandia.

Nel Delta davvero ci si rende conto di quanto acqua e terra in Việtnam siano inseparabili; anche senza considerare la lunghissima linea costiera orientale — 3451 km di litorale affacciato sul Pacifico — dappertutto in Việtnam c’è acqua, come se non esistesse un confine definito tra il solido e il liquido: fiumi immensi, con una portata colossale, lo attraversano in diagonale dai rilievi occidentali fino alla costa orientale; le province meridionali e la regione di Hànội a nord sono tagliate da due ragnatele d’acqua, i delta del Mekong e del Fiume Rosso. Come se non bastasse, l’interna superficie coltivata è ricoperta più volte l’anno da un velo d’acqua, quando le risaie sono inondate nella prima fase di crescita della piantina di riso; e poi ancora, acqua dei laghi di montagna e delle lagune costiere, laghetti nell’area urbana di Hànội, piogge quasi quotidiane in alcuni mesi, e le nebbie sulla baia di Hạlong e nelle valli di montagna, l’acqua calcarea che stilla nelle innumerevoli grotte, le lacrime per i morti di oltre trenta anni di guerre.

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La necessità di una contaminazione del Romance

«LA COSPIRAZIONE DELL’INQUISITORE» di GIULIA ABBATE

di FRANCO RICCIARDIELLO

In occasione della presentazione al Salone del libro di Torino di “La cospirazione dlel’inquisitore”, riprendo nel presente post la mia recensione del romanzo di Giulia Abbate apparsa su PULP libri il 21 marzo 2019

Fernanda Suárez, “Custodire segreti”

Una storia letteraria del Novecento, il secolo che ha visto nascere i generi letterari, non potrebbe trascurare il fatto che alcuni di questi sono divenuti strumento privilegiato per quell’interpretazione del mondo che è propria della migliore critica sociale. Questa “assunzione di responsabilità” è avvenuta intorno al passaggio del millennio, e con una certa progressione: prima nella fantascienza — grazia all’utopia e alla sua gemella diversa, la distopia — poi per il noir, infine anche per la letteratura di detection, il giallo. Nessun autore rifiuterebbe oggi di contaminare la sua scrittura con elementi della letteratura popolare; e precisamente perché è dalla fertile intersezione tra due o più generi che nasce questa nuova vocazione “impegnata”: science-fiction più thriller, noir più letteratura esistenziale, giallo e politica. Quale sarà il prossimo genere a fare il grande salto?

Abbiamo assistito, con l’ampliamento del mercato del self publishing, alla particolare fortuna del romance, termine con il quale si tende a sostituire l’obsoleta definizione di “romanzo rosa”, divenuta fonte di sarcasmo tra i lettori. Il passaggio dal rosa al romance dovrebbe garantire una relativa nobilitazione, o comunque un affievolirsi del pregiudizio, anche grazie al fatto che molti nuovi autori che si cimentano nel genere sono uomini. Ma se il processo di “nobilitazione” letteraria è il medesimo degli altri generi, con quale dovrà contaminarsi il romance?

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Materiali resistenti / Muri urlanti

Il 16 aprile ci sarà l’inaugurazione della mostra fotografica collettiva della Biennale di arti visive MATERIALI RESISTENTI – MURI URLANTI,” con 24 autori partecipanti e il patrocinio della Regione Piemonte e dell’ANPI, nella sala mostre della regione, in piazza Castello 165 a Torino. Per l’occasione, le associazioni organizzatrici “Il terzo occhio” e “Arte totale” mi hanno chiesto di scrivere una breve prefazione al catalogo della mostra, che anticipo  in questo post

L’urlo dei muri

di Franco Ricciardiello

Sono nato l’anno in cui fu costruito il Muro. Quello di Berlino: solo uno fra tanti eretti prima, e troppi che vennero dopo. Sembrava dovesse durare in eterno, simbolo materiale della contrapposizione tra due mondi, monumento all’odio, una spada di Damocle di cemento armato sul nostro futuro. E invece è andato giù come un castello di carte in un sogno, smontato mattone su mattone, moltiplicato con il tipico miracolo capitalista della reificazione, venduto a chi crede di conservare in questo modo un frammento di storia.

E dire che da sempre il muro, così concreto, è anche un ambiguo simbolo astratto. Ambiguo perché è protezione, rifugio, casa, ma la faccia oscura della medaglia è la sua capacità di separare. È intimità, riservatezza, famiglia, ma può anche tenere lontano ciò che in natura sarebbe unito.

La storia della civiltà è anche storia di muri: i valli romani contro i popoli che vivevano oltre i limiti dell’Impero; Chángchéng, la Grande muraglia che non riuscì a salvare i cinesi dalla furia dei nomadi mongoli; l’imprevidenza dello stato maggiore francese, che pensava di evitare un’invasione tedesca con la lunga ridotta di bunker e cannoni della Maginot, semplicemente aggirato dalle divisioni corazzate di Hitler.

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Cucinare un orso

kiD Chan, “Respira”

Il sessantenne Mikael Niemi è tra gli scrittori svedesi contemporanei più pubblicati all’estero. La sua fama internazionale è iniziata nel 2000 con Musica rock da Vittula, tradotto in 26 lingue: un originale romanzo di formazione, genere fantastico borderline, ambientato in una cittadina della Lapponia svedese nei pressi del circolo polare artico. Anche questo Cucinare un orso ha la stessa ubicazione geografica: quella marca di confine abitata da gente di cultura sami ma appartenente alla corona di Svezia, che rappresenta una minoranza linguistica e una delle ultime popolazioni semi-nomadi d’Europa; però il genere contemporaneo di Musica rock e quelle fantascientifico del successivo Manifesto dei cosmonisti sono soppiantati da un’ambientazione storica — all’apparenza, almeno.

A metà Ottocento la Lapponia, che si estende attraverso l’estremità settentrionale di tre nazioni (Norvegia, Svezia e Finlandia), vede la predicazione del pastore Læstadius, la cui oratoria origina un vero e proprio movimento di rinnovamento religioso e sociale luterano, il Risveglio. I suoi adepti sono soprattutto sami, quelli che noi chiamiamo lapponi, ultimi rappresentanti di una cultura violentata e eradicata dalle monarchie cristiane: un popolo decimato e diviso in più nazioni, costretto a parlare e a pensare nella lingua degli altri.

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Cosa comporta scrivere fantascienza?

di ROMINA BRAGGION

Ospito stavolta sul blog un intervento tratto dalla pagina facebook “Diario di Erre Bi”, con alcune considerazioni sulle risposte ricevute a una veloce inchiesta sull’approccio di autori e autrici alla fantascienza italiana

F.R.

Sono una lettrice con gli occhi consumati per le troppe ore trascorse sui romanzi.
Da quasi un anno mi sto dedicando alla fantascienza italiana, quasi esclusivamente femminile. Desiderosa di saperne di più sulle autrici che seguo, sabato 16 febbraio 2019, ho posto un quesito nella mia pagina personale di Facebook:

“Sto seguendo con piacere molte scrittrici italiane di Fantascienza. Cosa comporta scrivere fantascienza per una donna?”

Ho taggato alcune amiche scrittrici e puntuali sono giunte le risposte. Tra esse una considerazione: la stessa domanda non è mai rivolta agli uomini. Come mai? Ho quindi pensato di porre rimedio alla svista pubblicando subito un secondo post rivolgendomi agli uomini:

“Generi, parte seconda. Cosa comporta scrivere fantascienza per un uomo? Italiano?”

I risultati numerici a queste due domande sono evidenziati nell’infografica. Il post originale dedicato alle signore si trova qui, mentre quello rivolto ai signori si trova qui. In questo post trovate già lo screenshot di una risposta, giusto per incuriosirvi (evito di mettere tutti gli altri essendo possibile visionare direttamente i post).

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“Nell’ombra della luna” di Franco Ricciardiello – recensione di Gian Filippo Pizzo

Fantascritture - blog di fantascienza, fantasy, horror e weird di gian filippo pizzo

Quando la rivoluzione socialista scoppiò in America

di Gian Filippo Pizzo

Franco Ricciardiello, Nell’ombra della luna, Meridiano Zero, 2019, pp. 314., € 18,00.

Ci sono molti personaggi storici in questo romanzo, che però non è un romanzo storico. E’ un romanzo di genere ucronico, cioè quel genere – che si può considerare a sé stante oppure un sottogenere della fantascienza – che immagina un tempo storico che si è sviluppato in seguito a un avvenimento ancora precedente svoltosi in maniera diversa da come in realtà è successo. Un genere molto difficile perché oltre agli aspetti consueti di un romanzo (lo stile, la caratterizzazione dei personaggi, lo svolgimento della trama) l’autore deve saper immaginare con coerenza gli eventi in campo politico, sociale, economico e di costume, che devono essere conseguenti alla premessa ma anche in qualche modo rispettare la storia vera. Da noi l’esempio più noto di ucronia è forse 

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Scrivere fantascienza bene oggi: il manuale di scrittura!

Lezioni Sul Domani

Giovedì 28 febbraio 2019 esce in libreria il “Manuale di scrittura di fantascienza” scritto da Franco Ricciardiello e da me, Giulia Abbate, per Odoya editore.

Si tratta di un saggio sia teorico che pratico, per dare ad aspiranti autori e autrici di fantascienza delle coordinate valide e metterli in condizione di capire e scrivere fantascienza con cognizione di causa, magari divertendosi anche.
Ci sono schede su libri importanti, consigli di lettura, c’è un metodo pratico per scrivere e ci sono tanti consigli di scrittura creativa applicati specificatamente al genere.

Abbiamo scritto questo manuale perché ci siamo trovati d’accordo sull’idea di unire la mentalità della scrittura creativa e professionale con il genere della fantascienza, cosa che facciamo da molto con incontri, post e conferenze e che abbiamo sintetizzato in questo manuale.
[Leggi ad esempio: DIDATTICA DELLA FANTASCIENZA]

Inoltre, abbiamo sentito il bisogno di riflettere sulla fantascienza qui e ora: in…

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Scrivere fantascienza bene oggi

Il 28 febbraio esce per la casa editrice bolognese Odoya “Manuale di scrittura di Fantascienza”, di Giulia Abbate e Franco Ricciardiello

La fantascienza è oggi un genere di enorme successo: nel cinema, nelle serie TV, in fortunate saghe letterarie, il pubblico cerca visioni del futuro che si riflettano sul nostro presente e ci aiutino tanto a sognare, quanto a capire.

Le storie di fantascienza, distopiche, di speculative fiction e di narrativa di anticipazione hanno una comunità di lettori e lettrici attenta, esigente e sensibile alla qualità, oltre che ai contenuti teorici. Gli scrittori e le scrittrici ne sono consapevoli, ma hanno ancora pochi strumenti per lavorare in modo professionale e soddisfacente, senza incorrere nei problemi tipici di un genere amato, ma complesso e ancora poco conosciuto nei suoi meccanismi interni.

Questo “Manuale di scrittura di fantascienza” nasce per aiutare chi si avvicina alla scrittura speculativa. Aprendo con una rapida panoramica sulla tradizione della fantascienza, espone quello che è utile sapere sul canone di riferimento (con agili schede di lettura) e sui “luoghi comuni” che non si possono ignorare. Ma lo fa in ottica pratica, concentrandosi sul funzionamento delle storie, sulla loro costruzione, sugli aspetti principali da sapere per lavorare subito e in autonomia.

Scrivere fantascienza è bello, e con questo manuale diventa più semplice.

Viene esposto un metodo pratico di scrittura incentrato sulla fantascienza, che spiega chiaramente cosa non fare, cosa fare, e come farlo meglio: il tutto pensato per mettere autori e autrici in condizione di scrivere più facilmente e più velocemente, con cognizione di causa e con l’amore per un genere che è principalmente un punto di vista, e che si presta a infinite declinazioni una volta compresa la sua essenza peculiare.

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Altra storia, altre battaglie

di DOMENICO GALLO

Il presente post è una recensione di Nell’ombra della Luna apparsa sul numero novembre-dicembre 2018 di PULP libri

Tim Liu, Taiwan, “Studio”

Chiamiamo ucronie quelle storie che prendono vita da un passato alternativo in cui un avvenimento storicamente determinato ha avuto un esito diverso da quello che conosciamo. Da questo espediente narrativo nascono una serie di vicende che si nutrono di questo paradosso che scambia vinti con vincitori, che ridetermina i ruoli e spesso i caratteri dei personaggi coinvolti. Nella fantascienza classica si trovano alcuni esempi di storia alternativa (tra i primi e più famosi si deve ricordare Anniversario Fatale dello scrittore trotzkista Joseph Ward Moore, un romanzo ambientato negli Stati Uniti in cui la Guerra di Secessione è stata vinta dai confederati), ma oggi dobbiamo confrontarci con il grande successo di molti romanzi contemporanei in cui i peggiori incubi della storia si sono avverati. In particolare l’ipotetica vittoria del nazismo è stata trattata in romanzi di successo come SS-GB. I nazisti occupano Londra di Len Deighton (recentemente ristampato), Fatherland di Robert Harris e Complotto contro l’America di Philip Roth.

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