Di Leonardo, encausto e Anghiari

Esce oggi per Delos Digital, nella collana History Crime, il mio racconto giallo che vinse nel 2004 la XXXI edizione del premio Gran giallo “città di Cattolica” (ex æquo con Matteo 19, 14. Lasciate che i bambini vengano a me, di Lorenzo Gioielli, premiato in quanto opera teatrale). Il mio racconto fu pubblicato l’anno successivo in appendice al n. 2870 de Il Giallo Mondadori.

Ecco l’estratto dal verbale della giuria:

La Giuria composta da: Mario Guaraldi, Luciana Leoni, Igor Longo, Carlo Lucarelli, Valerio Massimo Manfredi, Marinella Manicardi, David Riondino, riunitasi il giorno 8 novembre 2004 a Cattolica in Piazza Repubblica 12, dopo aver attentamente vagliato i 216 racconti pervenuti, ha deciso di assegnare all’unanimità il premio per il miglior racconto giallo di ambientazione italiana a BATTAGLIA D’ANGHIARI di Franco Ricciardiello, con la seguente motivazione: “Per la plasticità letteraria e l’incalzante partitura diacronica che trasferisce un odio antico nella progettazione di un efferato delitto configurabile solo dalla mente del genio leonardesco nell’attimo della sua rievocazione creativa”. La Giuria, favorevolmente colpita dalla qualità delle opere partecipanti assegna un premio ex-aequo al racconto MATTEO 19,14 LASCIATE CHE I BAMBINI VENGANO A ME di Lorenzo Gioielli.

Continua a leggere

“Missionari”, un racconto di David Mercurio Rivera

David Mercurio Rivera, Missionari (Missionaries, 2012) traduzione di Antonio Ippolito, eBook € 1,99, Delos Digital, 2021

Il rapporto tra fantascienza e religione non è certo stretto, come si può immaginare se si considera che fino dagli esordi la prima si vanta di avere la scienza nel proprio DNA, e ciò in un secolo in cui la divaricazione tra scienza e fede è spesso risolta a svantaggio di quest’ultima.

Malgrado ciò, è da sempre presente un fil rouge che indaga questa difficile relazione; pensiamo a Notte di luce (Night of light, 1966) di Philip Farmer e agli altri racconti di padre Carmody, a Guerra al grande nulla (A case of conscience, 1968) di James Blish, o al particolare filone di ciencia-ficción a sfondo religioso caratteristico del Cile. Per restare in Italia, ricordo l’antologia Nostra Signora degli Alieni a cura di Walter Catalano e Gian Filippo Pizzo (Homo Scrivens, 2017).

Missionari dello scrittore statunitense David Mercurio Rivera, che Antonio Ippolito ha tradotto per Delos Digital, non è quindi un’opera isolata; ma è significativo che anche questa, come le altre che ho citato, preveda uno scenario di contatto con una razza aliena, quasi che l’esistenza di un essere supremo venga messa in dubbio, o confermata, dalla fantascienza solo se si considera la vita su un altro pianeta. Se Dio esiste, deve essere il creatore di tutto l’universo, un’esclusività non avrebbe senso.

Rivera si accontenta in questo racconto di una prospettiva più limitata. La protagonista Cassandra Quiles è una donna affetta da un tumore allo stadio terminale, provocato da un incidente radioattivo che l’ha anche resa orfana. Cassandra compie un pellegrinaggio votivo su un pianeta alieno, che si è liberato dalla propria stella per vagare nello spazio; si è accodata alla setta dei Salvatori forse nella speranza di ottenere una remissione della malattia, o forse la promessa di una vita oltre la vita. Su istigazione di Bodhi Bendito, si sottopone a un doloroso procedimento di scarificazione che dovrebbe farle acquisire uno stato di sofferenza, in mancanza del quale “la vita non è vissuta appieno”. In loro compagnia c’è il Salvato, un essere alieno che vive in una bolla galleggiante sospesa in uno stato di indeterminazione quantistica.

È esattamente questo fatto a risolvere nel finale la situazione narrativa, quando Cassandra fra inconsapevolmente collassare la funzione d’onda dell’universo…

Missionari è uno squisito racconto che coniuga uno stretto rigore scientifico con l’invenzione narrativa e con la possibilità di risvolti metafisici.

Il futuro non venne mai

Martedì 28 settembre 2021 è uscito in tutti gli store online il mio ebook “Il futuro non venne mai”, settimo numero della collana Atlantis Delos Digital: si tratta di un racconto lungo. Ecco la quarta di copertina:

È l’Interludio, un periodo interstiziale tra il mondo di oggi, l’Antropocene, e il mondo della sostenibilità, lo Chthulucene. La città di Purpura Marina affida a Simon Drago il compito di scolpire in un scogliera sul mare il volto della fondatrice della democrazia integrale, Amala Singh; ma l’artista viene contestato dagli chthulupunk, attivisti ecologisti radicali che non vogliono la roccia deturpata da un mastodontico bassorilievo. Drago ha due figli: Santiago, che sta facendo uno stage di formazione sulla colonia lunare, e Miriam, artista multimediale le cui canzoni infiammano i giovani di un’Africa ancora sottomessa da dittature corrotte e dal soffocante moralismo della chiesa pentecostale. Di Miriam è perdutamente innamorato il piccolo Enkel, figlio di amici. L’equilibrio tra i personaggi viene sconvolto dall’arrivo di Lauriana Montiel, ex star del retrorealismo, un’arte che trasforma vecchi film in bianco e nero del XIX secolo in opere in 3D, con i protagonisti sostituiti da attori in carne e ossa. La bella Lauriana diventa la personificazione dell’ideale femminile per Enkel e un incubo per Miriam, che intuisce qualche trascorso nel passato del padre e dell’attrice. La soleggiata, verde Purpura Marina si trasforma inevitabilmente nella scenografia di un dramma.

Chi è interessato, può leggere a questo link l’incipit del racconto, o ascoltare l’audio letto da Mariella Ferrari. Quello che segue è invece il booktrailer per entrare in atmosfera:

“Il futuro non venne mai” di Franco Ricciardiello – booktrailer

Compra l’ebook a € 1,99 su Delos Store

Coscienza razziale: “Dune” e il fascismo

di Jordan S. Carroll, da Los Angeles Review of Books, traduzione di Franco Ricciardiello

I FASCISTI AMANO DUNE: L’adattamento cinematografico di Denis Villeneuve era molto atteso sui siti nazionalisti bianchi come Counter-Currents e Daily Stormer. Non appena il trailer è uscito, hanno iniziato a studiarlo attentamente per vedere se devia dalle loro interpretazioni preferite del romanzo di fantascienza del 1965 di Frank Herbert.

La fantascienza popolare come Dune gioca un ruolo centrale nella propaganda nazionalista bianca. L’alt-right denuncia o promuove regolarmente i film di fantascienza come parte della sua strategia di reclutamento: la rete fascista su Twitter ha reso popolare l’hashtag “genocidio bianco” durante una campagna di boicottaggio contro il casting inclusivo in “Star Wars: Il risveglio della forza”. Ma il film di Villeneuve sembra provocare più indignazione del normale perché il libro di Herbert è un testo chiave per l’alt-right.

Dune è stato inizialmente considerato una parabola controculturale che mette in guardia contro la devastazione ecologica e il governo autocratico, ma i fascisti geek[1] vedono il romanzo come un progetto per il futuro. Dune è ambientato tra migliaia di anni in una società neofeudale interstellare che ha impedito l’ascesa di pericolose intelligenze artificiali vietando i computer, e sostituendoli con esseri umani condizionati da discipline parapsicologiche che consentono loro di operare allo stesso livello di macchine pensanti. Le astronavi navigano nello spazio usando le abilità sovrumane dei sensitivi i cui poteri derivano da una droga che migliora la mente, nota come melange, una sostanza che si trova solo sul pianeta desertico di Arrakis.

Continua a leggere

Cos’è che ci attira nell’oscurità reazionaria di “Dune”?

Con il suo mix spesso reazionario di cinismo politico, catastrofismo ecologico e orientalismo spudorato, Dune rimane stranamente attraente per gli spettatori di sinistra.


CHRIS DITE da Contretemps, revue de critique comuniste, traduzione dal francese di Franco Ricciardiello


L’attesissimo film del regista canadese Denis Villeneuve è ora sugli schermi italiani. Desideroso di attirare il pubblico, il distributore del film cerca disperatamente di presentarlo come un film Marvel, mentre legioni di fan del romanzo si impegnano in una battaglia spirituale online per difendere le credenziali di “grande arte politica” della serie.

Dune è un’esplorazione psichedelica, epica e coinvolgente delle lotte di potere e del controllo sociale. È anche un libro spesso goffo e politicamente vago. Non è difficile capire come il romanzo sia diventato molto popolare grazie al passaparola a metà degli anni Sessanta. Prende in prestito selvaggiamente da quasi tutte le principali religioni, con un’enfasi ossessiva sull’esperienza interiore, mistica e trascendente.

La sua trama è incentrata su feroci lotte imperiali per quote di mercato e violente lotte di liberazione. Per i primi seguaci della controcultura di Dune, molti dei quali stavano assumendo contemporaneamente nuove droghe e avevano una visione romantica dei movimenti indipendentisti algerino e vietnamita, mentre leggevano le nuove traduzioni accessibili delle Upanishad e del Dàodéjīng, doveva suonare meravigliosamente premonitore.

Il fatto che la saga sia rimasta costantemente popolare da allora, anche se ha visto precedenti adattamenti cinematografici, suggerisce che qualcosa in essa ancora ci chiama. Che si tratti di cinismo politico, mitologia del salvatore bianco, sincretismo consumistico, catastrofismo ecologico, orientalismo lussurioso o una combinazione di tutto questo, dipende dalla persona con cui stai parlando.

Continua a leggere

Una nemesi storica

Un luglio a Treviso

Caserma Tommaso Salsa, luglio 2021

Nello scorso mese di luglio sono tornato per la prima volta, (quasi) esattamente quarant’anni dopo, a Treviso, dove arrivai nel luglio 1981 con una tradotta militare, uno di quei treni speciali carichi di soldati di leva. Avevo fatto tre settimane di addestramento, si fa per dire, al CAR di Fano, in provincia di Pesaro. CAR era la sigla di “centro addestramento reclute”, anche se in quegli anni, con un umorismo probabilmente involontario, dato l’ambiente dell’esercito italiano, era stato ribattezzato BAR (Base Addestramento Reclute). In realtà ero destinato a un’altra sede, Villa Opicina sopra Trieste, ma era giunta a Fano una delegazione dal comando del Corpo d’Armata per selezionare chi fosse in grado di battere a macchina velocemente: siccome sapevo dattilografare con dieci dita a notevole velocità, sotto dettatura, fui dirottato sul comando di Divisione.

Continua a leggere

La Luna è rossa

Un certo interesse, quando non una vera e propria fascinazione, nei confronti della Cina è coltivato da diverso tempo dagli scrittori statunitensi. Non voglio percorrerne dettagliatamente le tappe, mi limito a individuarne qualche passaggio:

  • in A pochi passi dal sole (The steps of the Sun, 1982), Walter Tevis fa chiedere al suo protagonista asilo politico alla Cina comunista per sfuggire alla giustizia americana, ed è grazie alla mediazione della responsabile di una ditta farmaceutica che riesce a rientrare in patria;
  • nel magnifico Angeli di seta (China Mountain Zhang, 1992), vincitore del premio James Tiptree Jr, Maureen McHugh racconta una Cina del futuro prossimo che è la superpotenza mondiale, mentre gli USA sono sprofondati in una seconda Grande Depressione;
  • nella Repubblica popolare cinese è ambientato per buona parte lo straordinario L’era del diamante (The Diamond Age, 1995) di Neal Stephenson, sottotitolo Il sussidiario illustrato della giovinetta, che non a caso forse è tra le fiction più hard e al tempo stesso realistiche sulle possibilità della nanotecnologia;
  • non è da trascurare infine il grande successo americano della trilogia del Passato della Terra (2007-2010) di Liú Cíxīn, in parte tradotta in inglese da Ken Liu, che ha aperto la via alla pubblicazione di altri autori cinesi fino allora snobbati dal mercato occidentale.

Luna Rossa (Red Moon, 2019) di Kim Stanley Robinson è per certi versi l’apoteosi di questa affinità: non solo l’avventura si svolge interamente tra la Cina e le basi lunari di diverse nazioni, ma al centro della trama c’è, con una certa discrezione, lo Zhōngguó Mèng, il “sogno cinese” dell’attuale segretario del PCC, XíJìnpíng, l’idea di una speranza per ripristinare la perduta grandezza nazionale della Cina — un’idea che ha origini antiche nella cultura cinese, come ricorda anche il poeta Ta Shu, tra i protagonisti di Luna Rossa. Con notevole intelligenza speculativa, Robinson ci presenta un futuro in cui il sogno cinese sta per divenire realtà, anche se Xí non c’è più: l’ambientazione del romanzo è il 2047, due anni prima della scadenza fissata dal segretario generale per il completamento di “una nazione completamente sviluppata” entro il centesimo anniversario della Rivoluzione.

Zhang Lybius, Guangzhou (Cina): chinoiserie punk
Continua a leggere

I giardini di marzo

Parla, ricordo. Certi momenti rimangono con noi per tutta la vita.

Era la tarda primavera del 1972, stavo per concludere la quinta elementare: dopo l’estate e le consuete vacanze al paese di mio padre, mi sarei trasferito nella scuola di fronte, gemella a quella dove avevo frequentato le primarie, che in quegli anni ospitava la scuola media inferiore. Avevo la consapevolezza che si chiudeva un ciclo della mia vita, e non sapevo come sarebbe stato il successivo. In classe ero distratto, spesso mentalmente assente. Una volta la maestra mi aveva scritto una nota sul diario perché mi ero messo a sbadigliare. Non andavo male, ma neppure ero tra quelli nelle grazie della maestra, più che altro bambine figlie della buona borghesia della capitale di provincia.

Poteva essere il mese di maggio; uscii di classe come ogni giorno dopo cinque ore di lezione, grato per il lungo pomeriggio di giochi che mi aspettava insieme a mio fratello, il quale frequentava la stessa scuola ma due classi più indietro. Quel mattino lui non era ancora uscito. Come di consueto, la maestra ci accompagnò fino al portone, incolonnati per due e tenendoci l’un l’altro per mano, il grembiule nero a giacchetta per i maschi e bianco a blusa per le femmine. Io uscii tra i primi perché era uno dei meno alti, contrariamente a quello che mi sarebbe accaduto dopo la pubertà. Fuori c’era un semicerchio di genitori che agitavano le mani per farsi riconoscere; non i miei, perché ogni giorno si ripeteva lo stesso rituale. Mio padre, che era vigile urbano, si faceva assegnare di servizio all’uscita della scuola, a fine turno, ed era in mezzo alla strada di fronte al portone, con la divisa nera, per interrompere il traffico e lasciar transitare figli e genitori verso il vasto parcheggio di fronte, sotto la statua dei caduti nella grande guerra.

Mio fratello e io sapevamo che fare: attraversavamo sulle strisce, sotto le braccia di papà perpendicolari all’asfalto per fermare il traffico, e cercavamo la sua Opel parcheggiata; non ricordo se quella primavera fossero gli ultimi tempi della Kadett 1000 blu o avesse già la Ascona 1200 azzurra. L’auto era aperta; chi arrivava primo aspettava l’altro, finché il portone di scuola si chiudeva e mio padre poteva raggiungerci e portarci a casa. Per pranzo probabilmente ci aspettava mia nonna materna, perché mamma doveva tenere aperto in continuazione il grande chiosco di giornali che gestiva.

Quel giorno di maggio, mentre attraversavo il parcheggio cercando con gli occhi l’azzurro metallizzato, sentii nitidamente la musica che proveniva da un’autoradio. Era una canzone che avrei forse ascoltato ancora in seguito, perché era uscita a fine aprile e passava in radio e in televisione. Quel giorno per la prima volta ascoltai nitidamente i versi.

Continua a leggere

“Termidoro”, nel tricentenario della Grande Rivoluzione

Oggi 14 luglio, voglio celebrare l’anniversario della data scelta come inizio della Rivoluzione francese riproponendo il mio romanzo Termidoro, pubblicato cinque anni fa da Delos Digital e ancora presente nel catalogo: una storia a capitoli alterni ambientata metà nel futuro prossimo (2088) e metà nel 1794, l’anno della “dittatura giacobina” del Comitato di salute pubblica.

Franco Ricciardiello

Fine 2088, le aspettative di vita sono enormemente allungate, in Europa le classi più anziane detengono saldamente le leve del potere. Parigi si prepara per celebrare il trecentesimo anniversario della presa della Bastiglia. La multinazionale Dàxuéshì Xīhăi, principale partner commerciale della Sorbona, vuole produrre per l’anniversario della Rivoluzione un lungo reality show nel quale i vincitori di un concorso si troveranno a interagire virtualmente nei luoghi e nel tempo della rivoluzione: la presa della Bastiglia, l’Assemblea costituente, eccetera. Questo è possibile grazie alle possibilità offerte dalla scienza e dalla tecnologia di viaggiare attraverso il tessuto spaziotemporale per inviare nel passato minuscole telecamere in grado di restituire un flusso quantistico di informazioni: immagini tridimensionali, suoni, odori. Il filosofo Renoir, docente universitario, è l’ispiratore della Gioventù Dorata, un gruppo di dissidenti che organizza nelle catacombe di Parigi concerti musicali e cerimonie segrete. Renoir pretende una maggiore responsabilità di governo per i più giovani; per mettere i bastoni tra le ruote al potere, progetta un film-verità alternativo al reality ufficiale su uno dei momenti cruciali della rivoluzione: la caduta di Robespierre e la fine della dittatura montagnarda. Incaricato delle riprese è il protagonista del romanzo “Termidoro”, Massenzio Manns, uno studente italiano che frequenta il corso di Cinematografia alla Sorbona. Renoir riesce a assicurarsi la sua collaborazione come operatore grazie all’influenza di Aïcha, studentessa della sua stessa età e attivista animalista. Ma Renoir ha anche un ambizioso progetto parallelo: riportare alla luce, dalle catacombe dove sono stati gettati, i resti mortali di Maximilien Robespierre per dare loro sepoltura, in modo da fare pubblicità al progetto di film-verità.

La trama parallela a capitoli alterni presenta gli avvenimenti filmati da Massenzio con la telecamera quantistica, su incarico di Renoir.

Durante gli ultimi giorni di luglio 1794, il Termidoro del calendario repubblicano, i rapporti di potere all’interno del gruppo dirigente rivoluzionario si sono logorati. Robespierre, Saint-Just e Couthon sono ai ferri corti con una parte del Comitato di Salute pubblica e con gli ex-Terroristi della Convenzione, che temono di essere messi sotto accusa per gli eccessi nella repressione. I loro nemici, che d’ora in poi saranno conosciuti come “termidoriani”, si coalizzano e votano a sorpresa la destituzione e l’arresto dei robespierristi, ma la reazione popolare riesce a liberarli. I capi montagnardi sono irresoluti, i termidoriani riescono a trascinare la guardia nazionale a occupare il Municipio e farli prigionieri. I seguaci di Robespierre vengono giustiziati in massa. Sarà la fine del momento più radicale della Rivoluzione, l’avvio della restaurazione della borghesia termidoriana.

Continua a leggere

eBook in offerta da Delos

La casa editrice Delos Digital effettua a rotazione un’offerta-sconto del 50%, ogni mese sui titoli di una signola collana. Per questo mese di luglio tocca alla collana Futuro Presente, che pubblica opere di fantacienza sociale, la social SF che negli anni Settanta veniva tradotta con una locuzione orribile, “fantascienza sociologica”. Futuro Presente è curata da Giulia Abbate e Elena Di Fazio. Ho pubblicato ben cinque racconti lunghi/romanzi brevi nella collana, adesso sono tutti in offerta a € 0,99.

Blu Mandala

Futuro Presente n. 9

Ottobre 2028. L’osservatore della FAO Nicola Cassarà partecipa alla Nīlēmārca, la Marcia Azzurra, attraverso l’Indostan fino a Nuova Dehli. Il suo scopo è toccare con mano il più controverso esperimento agricolo della storia: la coltivazione estensiva del nīlējau, l’orzoblù, cereale azzurro il cui genoma è giunto dallo spazio attraverso un messaggio interstellare. Salvezza o invasione aliena? In un piano di esistenza onirico e impalpabile, l’esercito del Teikoku si prepara a entrare nel cuore azzurro dell’Indostan…

Tra scienza e fede, sogno e realtà, l’immenso Franco Ricciardiello ci conduce in una storia suggestiva, dove le implicazioni sociali, politiche ed economiche fanno da contraltare a scenari esotici e incredibilmente vividi.

Incipit

Seduto subito dietro le spalle dell’autista dalla pelle scura come cuoio, Nicola Cassarà si trova alla stessa altezza della testa dell’elefante che cammina in strada, appena fuori dal finestrino dell’autobus. L’animale volta di lato il capo per guardarlo attraverso il cristallo, l’enorme occhio nero chiuso da una palpebra di pelle spessa, grigia come roccia. Onde di vividi colori dipinte sulla pelle corrono dalla proboscide al dorso e più indietro, fino alla piccola coda ridicola che frusta l’aria per cacciare le mosche. Nicola vive per interminabili secondi in una sospensione onirica, perde i riferimenti spaziali a causa della massa dell’elefante che fluttua come un miraggio oltre il fragile cristallo. Ha l’impressione di poter toccare con la mano il giaietto vivo dell’occhio grande come un pugno; poi l’autista dell’autobus svolta a passo d’uomo in mezzo alla folla, appoggiando tutto il peso sul clacson e fermandosi con grande sollievo di Cassarà nel vastissimo parcheggio sterrato dove migliaia di altri automezzi sono disposti a pettine.

Fa meno di un’ora avrà inizio la Marcia Azzurra che in cinque settimane raggiungerà Delhi, risalendo a piedi il corso del Gange per millecinquecento chilometri in linea d’aria. Nicola Cassarà si alza in piedi nel corridoio dell’autobus e tenta di stirare le membra indolenzite mentre l’aria condizionata viene meno, e un muro di calore appiccicoso s’insinua dalle porte che si aprono con un sospiro. Gli ricorda la sensazione di poche ore fa, quando il suo volo da Delhi è atterrato nel cuore della notte, e lui è uscito insieme a ondate di passeggeri dall’aeroporto di Kolkata nell’aria soffocante di ottobre, spessa come vapore acqueo. Gli automezzi grandi come pachidermi aspettavano in fila nel parcheggio del Chandra Bose, gli autisti indossavano camicie bianche impeccabili, senza traccia di fatica.

Acquista Blu Mandala su Delos Store a € 0,99
Continua a leggere