bob-dylan-nobelIngrato. Presuntuoso. Maleducato. Chi si crede di essere per non ritirare il Nobel di persona? Cos’ha da fare di meglio, la sera del più importante premio del mondo? Non merita il Nobel. Dovevano darlo a Philip Roth. Dovevano darlo a Murakami Haruki. Dovevano darlo a Don DeLillo. Se volevano darlo a un cantautore, meglio Leonard Cohen.
Mi domando: ma quanti fra quelli che scrivono queste parole sul web hanno mai ascoltato una canzone di Dylan? Quanti hanno aperto un libro per leggere i suoi testi? Quanti si sono lasciati invadere dalla bellezza terrificante delle sue canzoni? Quanti si sono sentiti invadere dalla bruciante verità delle parole, come lui stesso canta in Tangled up in blue?

Quindi lei aprì e mi porse un libro di poesie
scritte da un poeta italiano del tredicesimo secolo,
e ciascuna di quelle parole suonava vera,
colava come carbone fuso tracimando da ogni pagina,
come se fosse scritta nella mia anima,
scritta da me per te

Foto © John Shearer, 2013

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Il Nobel del Desiderio

L’ACCADEMIA DI SVEZIA HA SCELTO BOB DYLAN

dylan-giovaneLasciatemi dire che sono non soltanto contento, ma entusiasta per l’assegnazione del Nobel per la letteratura a Bob Dylan. Certo, rimango sempre in attesa per Murakami Haruki l’anno prossimo, se non addirittura per Thomas Pynchon; ma Dylan ha un posto speciale nell’immaginario, nella cultura, e da oggi anche nella storia della letteratura. Oggi, appena letta la notizia, ho messo sul piatto il vinile di Desire — possiedo anche la versione CD, ma quanto mi mancano le copertine 30×30 dei long-playings… Senza contare che a differenza del CD la busta interna riporta una lunga poesia di Allen Ginsberg (che si autodefinisce «condirettore della Jack Kerouac School per Poeti Disincarnati») contenente le note dell’album, o forse sono le note redatte da Ginsberg in forma di poesia.

La prima volta che ho sentito parlare di Desire (pubblicato a fine 1975) fu durante una gita scolastica, nella primavera 1976; ero uno studente delle superiori, piuttosto monotono in quanto a preferenze musicali, decisamente appiattito sulla musica italiana — ma a casa mia non c’era alcuna educazione musicale, inoltre eravamo tutti stonati, per cui mi muovevo da autodidatta. Sapevo leggere la musica, questo sì, perché l’insegnante delle medie me l’aveva inculcata. Una compagna di scuola aveva portato questa audiocassetta per il lettore dell’autobus, in copertina c’era un tizio che non avevo mai visto né sentito nominare, con un cappello bianco a larga tesa, un foulard al collo e il risvolto di pelliccia del cappotto, che decisamente non mi ispirava. Non ricordo se nel corso della gita verso il Lago di Garda abbiamo ascoltato anche quella cassetta.

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