Italia futura, presente!

Questa bella antologia di Delos Digital raccoglie sette racconti lunghi apparsi nella collana Futuro present curata da Giulia Abbate e Elena Di Fazio, avviata nel 2016 e giunta ormai all’uscita n. 26. La fantascienza a sfondo sociale è la filosofia di fondo che unisce le pubblicazioni; cito da un post del blog di Studio 83, l’agenzia letteraria di Abbate e Di Fazio (che non ha però nulla a che vedere con Delos Digital):

La diversità, l’integrazione, l’immigrazione, le ingiustizie sociali, le sopraffazioni e la violenza di genere, l’ecologia, le bufale online, la guerra, la mutazione, la sicurezza, la segregazione, il terrorismo, il razzismo, l’incontro, tutti trattati in chiave narrativa con storie intense e coinvolgenti e spesso con una buona dose di ironia e umorismo.

Questi i temi privilegiati; e devo dire che i titoli apparsi finora compongono, secondo me, il miglior gruppo di testi della casa editrice milanese — e probabilmente, dell’intero panorama della fantascienza italiana contemporanea. Questa antologia, pubblicata solo in versione cartacea, non raccoglie il meglio della collana, bensì una serie di racconti con un ombrello tematico comune: il futuro dell’Italia; si legge nella prefazione:

È questo il fil rouge che lega le opere qui presenti, e vuole dare uno spaccato sull’immaginario che fantascientiste e fantascientisti del nostro paese hanno plasmato immaginando vizi e virtù del domani.

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Un’ucronia romana

di Franco Ricciardiello

In occasione della vittoria di Ucronia (Delos Books ed., 2017), romanzo primo classificato al Premio Italia 2018, ripubblico uno stralcio da un precedente post dedicato all’autrice, Elena Di Fazio

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Elena Di Fazio compie il grande balzo in avanti, dal racconto al romanzo, con Ucronia. Vincitore del Premio Odissea bandito da Delos Books, questo romanzo recupera il felice nucleo narrativo alla base del precedente racconto Lezioni sul domani: un cataclisma della struttura spaziotemporale ha provocato la Convergenza, cioè una sovrapposizione tra il mondo dell’anno 1968 e quello dell’anno 2051, che si trovano a coesistere forzatamente nello stesso spazio fisico, in una geografia tormentata e dai confini tuttora instabili. Il plot è quasi tutto ambientato in una Roma tagliata in due dalla faglia che serpeggia tra quartiere e quartiere, tra isolato e isolato, talvolta dividendo a metà la medesima abitazione. Il romanzo ha inizio in media res, alcuni mesi dopo la Convergenza. Di Fazio sceglie di non seguire il classico punto di vista “macro”, con personaggi che abbiano la consapevolezza della natura del cataclisma. La trama non insegue cioè una restaurazione dell’originaria integrità del reale, ma sfrutta le possibilità narrative pressoché infinite del paradosso. I suoi personaggi hanno accettato la situazione e si muovono all’interno dei limiti, sia spaziotemporali che narrativi. Di Fazio non cede (perlomeno, fino agli ultimi capitoli) a tentazioni millenaristiche sempre in agguato, soprattutto nelle opere prime, né a un generico pan-umanesimo che dica la parola definitiva sulla Vita o sull’Universo. I suoi personaggi si trovano a nuotare in un mare diverso dal nostro, e vi si adattano senza nostalgia per il Prima.

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