Dietro l’angolo: “Per voi non ci sarà ritorno” di Franco Ricciardiello

di ROMINA BRAGGION

Riprendo qui una recensione di “Per voi non ci sarà ritorno” a firma di Romina Braggion apparsa sul sito Leggere Distopico

Buongiorno a tutti. Oggi per la rubrica Dietro l’angolo vi propongo un racconto lungo in e-book, uscito nel dicembre 2019 sulla collana Robotica di Delos Digital. Il racconto è di fantascienza, quindi poco dopo l’angolo ma non si tratta di Distopia anche se…

TRAMA

Le chiamano Venusiane ma nessuno sa da dove siano arrivate. Bellissime come le donne di Botticelli e letali grazie all’aiuto del Vitruviano, che può spostarsi nel tempo e nello spazio proteggendole con le quattro braccia e le quattro gambe taglienti.

Sono venute per portare la bellezza della morte e straziare gli uomini, usando il sacrificio della loro prole per divederli e costringerli in caste in competizione per la vita.

Nessuno può avvicinarsi alle Venusiane, nessuno può ucciderle perché il Vitruviano quantistico non lo permetterebbe. Firenze è una città avvizzita precipitata nel male, il sud è un territorio di morte. Solo a nord la Repubblica continua a resistere, ma serve altro per poter vincere il male delle Venusiane: un male ancora più vasto e profondo, un sacrificio straziante che nasconde la disperata speranza dell’umanità.

Nota dell’editore: Il racconto ha contenuti che possono turbare la sensibilità dei lettori.

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Per voi non ci sarà ritorno, il booktrailer

È uscito a dicembre 2019 un mio nuovo eBook nella collana Robotica.it di Delos Books. Ecco il booktrailer che ho realizzato, e la presentazione della casa editrice tratta dal sito Fantascienza.com

Per voi non ci sarà ritorno, un racconto che vi scioccherà

Bellissime e crudelissime, le Venusiane, entità alieni che stanno invadendo l’Italia pezzo dopo pezzo. Il prezzo è carissimo

Nota dell’editore: Il racconto ha contenuti che possono turbare la sensibilità dei lettori.

Abbiamo ritenuto di inserire questa nota nella quarta di copertina di questo ebook, in uscita oggi, di un Franco Ricciardiello nella sua forma migliore. Un racconto che racconta di alieni che hanno invaso la Terra, ma lo fa in modo assolutamente inedito, originale e soprattutto durissimo. Per le scene che vengono descritte ma soprattutto per l’abisso di orrore in cui riesce a gettare il lettore, toccando i punti più deboli della nostra natura di esseri umani.

Non leggetelo se ritenete di essere impressionabili. Ma se pensate di farcela non perdetelo perché vale la pena.

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Michelangelo e la Luna

Perché le arti hanno un ruolo così marginale nella fantascienza?

di FRANCO RICCIARDIELLO

Il presente post riporta il testo del mio intervento a Stranimondi 2019

“La maschera oscurata” di Lente Scura (Italia)

Da qualche tempo ho cominciato a interrogarmi sul rapporto tra la fantascienza e le arti, e sul perché in pochi si siano posti la stessa questione in passato, considerata la scarsità di interventi critici sull’argomento. Immagino che molti rimarranno stupiti, e sarebbero pronti a rispondere che c’è invece moltissimo materiale a disposizione, anche solo a digitare le due semplici parole in un motore di ricerca: Arte e Fantascienza, ed ecco pagine intere di link.

Io non mi riferisco però a quel vastissimo, sensazionale patrimonio di immagini che alimentano il nostro senso del meraviglioso, con il risultato che da una parte l’immaginario fantascientifico continua a lavorare nel nostro inconscio, e dall’altra parte chi la snobba per pregiudizio può continuare a ritenere che si tratti di un genere di “effetti speciali”. Tra l’altro, non pochi artisti italiani sono affermati a livello internazionale grazie alla qualità del loro lavoro, che nei paesi di lingua anglosassone non necessita naturalmente di traduzione.

No, mi riferisco proprio alla presenza di tematiche artistiche all’interno della letteratura di fantascienza, nella trama delle storie o nell’ambientazione.

Di cosa parla infatti la science-fiction? Di scienza, prima di tutto, e così deve essere: molto spesso l’ambientazione è futura — anzi tra le leve più potenti che spingono verso il genere c’è proprio la possibilità di creare un mondo lontano dal nostro presente. Logico quindi che l’immaginazione si concentri principalmente intorno alle tecnologie futuribili, per due ragioni:

  1. la SF ha una natura positivista, favorevole al progresso scientifico-tecnologico;
  2. la divergenza d’ambientazione rispetto al nostro presente, sia nel caso di “magnifiche sorti e progressive” dell’umanità, direbbe Leopardi, sia all’opposto nel caso di scenario distopico, si rivela un ottimo motore per la trama: è facile quindi che l’idea di una storia si sviluppi a partire da un novum scientifico-tecnologico le cui implicazioni la soddisfano completamente.

A questo punto, se cerco di tenere insieme queste riflessioni, ecco che le cose cominciano a stridere e a non combaciare, impedendomi di “costruire un universo che non cada in pezzi dopo due giorni”, come spiegava Philip K. Dick.

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L’approdo della pittura nella science-fiction: «Ai margini del Caos» di Franco Ricciardiello

di JACQUELINE SPACCINI
docente di italiano all’università di Caen

Il presente post è tratto da un capitolo di:
Jacqueline Spaccini
Sotto la protezione di Artemide Diana. L’elemento pittorico nella narrativa italiana contemporanea
ed. Rubbettino 2008
ISBN 9788849822564

Ai margini del Caos è un romanzo pubblicato per i tipi Urania Mondadori nel 1998 e successivamente tradotto in varie lingue. L’azione si sviluppa tra Basilea e Torino: la prima scena si apre sul Kunstmuseum della città svizzera, ove si conserva Die Insel der Toten (L’Isola dei morti, 1880), il quadro di Arnold Böcklin che è al centro del romanzo. Torino è la città dei due protagonisti, Leonida (detto Nico) e Vittoria (detta Vic).

La storia si svolge alla fine degli ani Novanta, in un contesto apparentemente radical-chic: Nico (Leonida Cassino) è, tra l’altro, paroliere di canzoni protestatarie, traduttore, sceneggiatore di documentari storici, redattore di «consegne» enciclopediche, autore di fiction televisive; Vic (Vittoria Rossa Altieri) è la moglie di Werther Bindi, professore universitario, studioso della Germania nazista. Altri personaggi sono: Antonio, che lavora presso un imprecisato ospedale, ma che ha superato un esame sulla caduta del terzo Reich all’università di Berlino; sua moglie Christa che crea software collegati all’analisi della Storia; Fabiana, Roberto, Skif e Dani che fanno parte degli Hasta Siempre, gruppo musicale dub[i]; Wendy che è una borsista universitaria, e così via.

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Nero di Goya

La recente antologia Nostra Signora degli Alieni, a cura di Walter Catalano e Gian Filippo Pizzo (Homo Scrivens ed.), è una raccolta di racconti dedicati alla religione nella letteratura di fantascienza. Io ho avuto il privilegio di vedere accettato dai curatori un mio racconto inedito, L’esercito segreto, nel quale una setta di cristiani gnostici cerca di provocare una crisi nell’Europa unita di un futuro prossimo. Non è certo la prima volta che per una storia con un argomento a tema scelgo un’ambientazione che parli d’arte: trovo infatti questa abbia troppo poco spazio nella letteratura di science-fiction, forse perché gli autori pensano che la sensibilità artistica sia molto lontana dalla razionalità della scienza, che come sappiamo ha una nicchia privilegiata nel nostro genere preferito.

Il personaggio che funge da punto di vista in L’esercito segreto lavora al museo del Prado, a Madrid, e alcune scene chiave sono ambientate in una ricreazione virtuale della Quinta del Sordo, la casa di campagna di Francisco Goya, le cui pareti di gesso il grande pittore spagnolo decorò con quattordici affreschi a olio, tra il 1819 e il 1823. A fine Ottocento lo straordinario ciclo fu infine trasferito su tela con un processo lento e laborioso, e oggi i quadri sono tra le maggiori attrazioni del museo madrileno. Lugubri, misteriose, difficili da interpretare, queste pinturas negras (pitture nere) si incidono profondamente nell’animo, e riescono a trarre dall’inconscio dello spettatore un sentimento di inquietudine. Continua a leggere

«Ai margini del caos» versione eBook

Illustrazione originale di Maurizio Manzieri

Il 18 gennaio 2001 usciva in Francia Aux frontières du chaos, versione francese del mio romanzo che aveva vinto il premio Urania, per la traduzione di Jacques Barbéri. Adesso è disponibile in eBook la versione originale del testo, prima delle modifiche apportate per la presentazione al concorso, e di quelle richieste dalla redazione editoriale. Quello che segue è il racconto di come Ai margini del caos è stato pensato, scritto e pubblicato.

All’incirca nel 1997 cominciai a trovarmi insoddisfatto della letteratura che scrivevo. È un dato di fatto che leggevo sempre meno fantascienza e sempre più narrativa di altro genere, gialli e thriller oppure postmoderno. Paradossalmente dunque, negli anni in cui gli autori italiani passavano finalmente dal fandom all’editoria professionale, io sentivo il bisogno di cambiare. Non che il cambiamento mi fosse mancato negli ultimi tempi: nel ‘96 mi ero separato da mia moglie; nello stesso anno avevo smesso di lavorare per il sindacato aziendale ed ero tornato in produzione, chiedendo un cambio di mansioni dalla direzione generale alla rete di vendita; infine, avevo abbandonato gli studi universitari dopo avere superato poco più della metà degli esami. Forse il nuovo romanzo che iniziai a scrivere  nel ‘97 si inseriva in questa esigenza di rinnovamento, alimentato dall’entusiasmo del corso di scrittura creativa.

Tutto iniziò con la lettura di un articolo su un periodico, la storia della celebre opera del pittore svizzero Arnold Böcklin: Die Toteninsel, “L’isola dei morti”, dipinto in cinque versioni definitive, oggi disperse tra i musei di Europa e America. L’articolo era molto approssimativo e conteneva imprecisioni, soprattutto nei nomi di luoghi e persone, ma raccontava di una incredibile influenza sulla cultura europea lungo tutto il periodo tra il romanticismo e la seconda guerra mondiale; questa enorme diffusione dell’immagine dell’Isola dei morti finì non solo perché era cambiato il paradigma culturale, ma anche perché una delle cinque versioni era proprietà personale di Adolf Hitler.

Decisi di scrivere un romanzo sull’Isola dei morti.

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I segreti delle sabbie vermiglie

È un peccato che I segreti di Vermilion Sands  sia, insieme a La gentilezza delle donne, l’unica pubblicazione in volume di J.G. Ballard trascurata dalle case editrici che da qualche tempo hanno ripreso la sua opera in collane non di genere. In Italia è apparsa solo una bella edizione nel lontano 1976, cinque anni dopo l’originale inglese, con prefazione di Gianfranco De Turris e Sebastiano Fusco. Vermilion Sands è uno dei cicli di racconti più compatti nella storia della fantascienza — ma forse il problema editoriale è proprio questo: si tratta di storie che se da un lato rispettano i requisiti delle riviste di science-fiction degli anni Cinquanta e Sessanta (e di conseguenza appaiono decisamente spiazzanti per il lettore mainstream), dall’altro lato rispondono all’estetica dell’inner space contrapposto all’avventura nello spazio esterno, per cui possono scontentare il nuovo pubblico di genere, ora che l’estetica della new wave è tramontata.

Un vero peccato, perché i nove racconti di Vermilion Sands sono storie di grande bellezza, il tentativo di creare un mito letterario intorno a questa immaginaria città di un immaginario futuro, tutt’altro che distopico, nel quale le arti, da sempre figlie di un dio minore nella letteratura di fantascienza, hanno un’importanza fondamentale.

Magdalena Radziej (Varsavia) “Neon Lama”

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Continuum Hopper, Fantascienza e Arte

«CONTINUUM HOPPER»: RACCONTI FANTASTICI SULL’ARTE.

continuum-hopperOggi, sabato 15 ottobre, partecipo a Milano in occasione di Stranimondi alla presentazione di Continuum Hopper, antologia uscita nel mese di settembre presso le Edizioni Della Vigna: una raccolta di racconti (tredici autori italiani e due americani) incentrati sul rapporto tra arte visiva e letteratura; tra questi un mio inedito scritto per l’occasione, Città di porcellana, storia di un docente universitario che si è sempre espresso a favore della superiorità dell’arte astratta su quella figurativa. “L’affermazione di uno statuto dell’Arte autonomo dalla rappresentazione della realtà è un’invenzione occidentale”, è la massima che lo guida nell’insegnamento e nell’attività critica.

Due avvenimenti tuttavia sopraggiungono a sconvolgere questa sua posizione dogmatica: prima l’emozione involontaria provata dalla visione di un dipinto del giapponese Hokusai, poi le opere esposte in un vernissage organizzato dalla moglie, gallerista di professione. Il castello delle sue convinzioni crolla rovinosamente di fronte all’abisso dell’inconscio, trascinandolo in una serie di avvenimenti inspiegabili, come se avesse acquisito la sensibilità di vedere oltre il velo squarciato dell’esperienza sensoriale: una sordomuta che recita endecasillabi di Dante Alighieri, sogni di sconvolgente realismo in cui vola su una città immensa e sconosciuta, una giovane pittrice che si sveste nuda per dipingere. Per trovare risposta alla febbre che lo travolge, dovrà prendere un aereo e volare fino al cuore dell’Asia.

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