Il Solarpunk a Wonderland, Rai4

Martedì 8 giugno la trasmissione tv Wonderland, andata in onda in seconda serata su Rai4, conteneva un’intervista al sottoscritto sul solarpunk. Il montaggio finale, molto suggestivo e elegante, come nella tradizione del programma, comprendeva soltanto un poco meno della metà delle domande e risposte dell’intervista, registrata negli studi Rai di Torino.

La puntata integrale è disponibile su Raiplay:

Quella che segue è invece la traccia dell’intervista, così come registrata sulle domande concordate; nelle risposte scritte, la parte in corsivo si riferisce a quello registrato ma non compreso nel montaggio finale

Il manifesto del solarpunk è una recente proposta letteraria che molti dei nostri spettatori non conoscono; puoi delinearne i caratteri fondamentali, ovvero le linee teoriche non solo nei riguardi della tecnologia, ma anche più ampiamente culturali e politiche?

Il solarpunk è un movimento, un genere letterario e un’estetica; immagina un futuro migliore delle fosche previsioni e costruisce strategie operative per renderlo possibile; si fa interprete di sentimenti e istanze che chiedono un progresso collettivo, sostenibile, inclusivo. Il solarpunk è un processo in corso, non un fenomeno chiuso; non un sottogenere della fantascienza, ma un dispositivo narrativo della filosofia: cosa vogliamo fare per migliorare le prospettive sul futuro, come e perché?

Il Sole è simbolo di vita, è energia alternativa ai combustibili fossili, è ciò che già c’è, e che per sopravvivere dobbiamo utilizzare in modo sostenibile e condiviso.

L’utopia è un riferimento chiaro: incompatibile con una economia basata sul consumo e sulla predazione, il solarpunk non predica un “ritorno alla natura”, ma persegue un progresso consapevole, nel quale scienza e tecnologia, usate in maniera trasparente e democratica, ci consentano di raggiungere finalmente l’equilibrio con il nostro pianeta.

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SOLARPUNK ITALIA, il sito

Oggi, venerdì 15 gennaio 2021, inizio una nuova avventura insieme a tre compagne di viaggio: Giulia Abbate, con la quale ho iniziato una stretta collaborazione a partire dal Manuale di scrittura di fantascienza (ed. Odoya) scritto a quattro mani — Romina Braggion, con cui ho mosso i primi passi nel mondo solarpunk, concretizzati poi nell’articolo “L’utopia che deve esistere” sul n. 91 di Robot — e Silvia Treves, che ho avuto modo di conoscere quando ho avuto la magnifica idea di invitarla a partecipare all’antologia Assalto al sole che ho curato per Delos Digital.

Il sito SOLARPUNK ITALIA vuole diventare un agile punto di riferimento, informazione e propaganda in lingua italiana, a disposizione di chiunque voglia informarsi, partecipare e condividere il vasto campo di letteratura, utopie e attivismo che per comodità etichettiamo come ‘solarpunk’: la fantascienza ottimista, la progettazione di un futuro sostenibile, lo scambio di idee e news sui movimenti interessati a frenare il cambiamento climatico, la recensione di tutte le pubblicazioni sull’argomento – senza preclusioni, senza settarismi, con il massimo della profondità critica possibile.

Ecco il nostro manifesto Solarpunk, sul quale conformeremo le nostre azioni

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Riflessioni sparse sul Solarpunk

di SILVIA TREVES

tratto da “Esercizi di dubbio” – il blog di Silvia Treves

La partecipazione all’antologia Assalto al Sole, prima antologia solarpunk di autori italiani, mi ha spinto a interrogarmi sulle caratteristiche e sui molteplici significati e obiettivi del solarpunk, che non è una semplice diramazione della fantascienza ma un vasto movimento, una visione del mondo, una riflessione sul futuro. Prendo a prestito queste parole da Solarpunk: l’utopia che vuole esistere1,un testo chiaro e ricco di spunti che consiglio a chi, per la prima volta, volesse avvicinarsi all’argomento:

Victoria Gee, Ottawa (Canada)

il solarpunk si fa interprete di sentimenti e istanze attualissime e utili a un progresso collettivo, organico, equo, ecologico, inclusivo; si esplicita in un comparto visuale che va oltre la mera suggestione estetica; fin dai suoi inizi esprime una visione politica complessa e aperta a vari contributi, ma chiara.

È un genere, insomma, che potrebbe essere un movimento: potrebbe aiutarci non solo a immaginare un futuro migliore, ma anche a costruire strategie operative per avvicinarci a tali visioni condivise.

Quando sono stata invitata a partecipare all’antologia ho pensato: “Io non sono ottimista, magari nutro qualche speranza sul futuro ma NON sono ottimista”.

Però sono curiosa e soprattutto ritengo decoroso fare del mio meglio. Fino a che ci sarà spazio per dire “questo mondo non mi piace, ne voglio uno diverso” io continuerò a farlo. Quindi eccomi qui. 

Per il resto non cercavo (e forse ancora non cerco) un’etichetta per il mio pensiero e la mia scrittura.

In sostanza, diversamente da chi prima ha scelto il pensiero solarpunk, cioè si è schierato, e poi ha letto e scritto, io – condividendone la visione generale, chiamiamola “ecopolitica”, – ho scritto e solo dopo mi sono chiesta “ma io ho bisogno del solarpunk, sono convinta che il solarpunk possa davvero fare la differenza?”

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