SOLARPUNK ITALIA, il sito

Oggi, venerdì 15 gennaio 2021, inizio una nuova avventura insieme a tre compagne di viaggio: Giulia Abbate, con la quale ho iniziato una stretta collaborazione a partire dal Manuale di scrittura di fantascienza (ed. Odoya) scritto a quattro mani — Romina Braggion, con cui ho mosso i primi passi nel mondo solarpunk, concretizzati poi nell’articolo “L’utopia che deve esistere” sul n. 91 di Robot — e Silvia Treves, che ho avuto modo di conoscere quando ho avuto la magnifica idea di invitarla a partecipare all’antologia Assalto al sole che ho curato per Delos Digital.

Il sito SOLARPUNK ITALIA vuole diventare un agile punto di riferimento, informazione e propaganda in lingua italiana, a disposizione di chiunque voglia informarsi, partecipare e condividere il vasto campo di letteratura, utopie e attivismo che per comodità etichettiamo come ‘solarpunk’: la fantascienza ottimista, la progettazione di un futuro sostenibile, lo scambio di idee e news sui movimenti interessati a frenare il cambiamento climatico, la recensione di tutte le pubblicazioni sull’argomento – senza preclusioni, senza settarismi, con il massimo della profondità critica possibile.

Ecco il nostro manifesto Solarpunk, sul quale conformeremo le nostre azioni

Prima di cominciare

Il solarpunk è in divenire, come il mondo al quale cerca di riconnetterci.

Prendiamo atto dell’inevitabile cambiamento che verrà, e affidiamo al flusso della storia l’immobilità di queste nostre parole. Presto saranno parole superate, magari andranno riscritte tutte. Lo accettiamo, e lasciamo le definizioni non come dogmi, ma come testimonianza.

Parte prima – Cos’è il solarpunk

Il solarpunk è un genere letterario ed è un estetica. È anche un movimento: immagina un futuro migliore e costruisce strategie operative per renderlo possibile.

Nato negli anni ’10 di questo secolo, il solarpunk si fa interprete di sentimenti e istanze che chiedono un progresso collettivo, organico, equo, ecologico, inclusivo.
Fin dai suoi inizi esprime una visione politica complessa e aperta, ma chiara: inclusiva, femminista, ecologista, utopista, anarchica, organicista.
Anticapitalista, antirazzista, antipatriarcale, antispecista.

La parola

Solar. Solare è la fonte primaria e simbolo di vita, è l’energia alternativa ai combustibili fossili, è ciò che già c’è, e che dobbiamo impiegare in modo sostenibile e condiviso per sopravvivere.

Solare è la volontà utopica che coltiva (letteralmente) la speranza.

Solare è la luce del giorno, che si contrappone agli scenari piovosi, chiusi e post-urbani della distopia.

Punk. I germi e la pratica della rivolta. Il rigetto verso il modello di sviluppo capitalista insostenibile, predatorio, assassino, in palese contrasto alla vita e vitalità non solo umana. La reazione contraria alla narrazione distopica, che non ci dà più strumenti utili per reagire e scivola nel conservatorismo o nell’estinzionisimo di tendenza.

La visione

L’estetica solarpunk dimostra una sensibilità non nuova, ma rinnovata: ecologismo e anarchismo si uniscono nella ricerca di un futuro non più nero, ma verde.

Il disastro è già passato e – in illustrazioni di città vegetali dove l’Art Nouveau si mischia alla tecnologia e all’arte di arrangiarsi  –  si ricomincia insieme, tuttə: persone di qualsiasi colore, provenienza, condizioni fisiche, età, genere e identità sessuale, riunite in comunità paritarie. Animali umanə e non umanə. Creature: fauna, flora, terra.

La letteratura

La letteratura solarpunk è fatta di racconti, di manifesti e di romanzi.

Il racconto sembra ancora il terreno di elezione del solarpunk attuale.
I romanzi solarpunk sono pochi: alcuni non nati, ma dimostratisi tali; altri dichiaratamente sulla strada dell’utopia e debitori all’ecofiction.

L’utopia è un riferimento chiaro. Non sottogenere della fantascienza, ma dispositivo narrativo della filosofia: cosa vogliamo fare, come e perché?

I manifesti solarpunk sono documenti programmatici nei quali l’ambientalismo viene accostato all’anarchismo comunitario, al socialismo, alla ribellione e alla guerriglia artistica. Esprimono la volontà di un ripensamento radicale del rapporto tra essere umano e natura: la visione organica del solarpunk si ricollega direttamente all’Ipotesi Gaia di Margulis e Lovelock, e all’ecofiction dagli anni Settanta del Novecento in poi.

Incompatibile con una economia basata sul consumo e sulla predazione, il solarpunk non predica un “ritorno alla natura”, ma persegue un progresso consapevole, nel quale la scienza e la tecnologia, usate in maniera trasparente e democratica, ci consentano di raggiungere finalmente l’equilibrio con la nostra biologia e il nostro pianeta.

A ciò si aggiunge un’inclusività altrettanto radicale, figlia stavolta dei nostri tempi e degli importanti movimenti di rivolta degli ultimi anni: antirazzismo e rifiuto del patriarcato sono la base per un’inclusività a tutto tondo. Verso le persone (grazie a istanze femministe, LGBTQIA*, antiabiliste), verso le creature tutte, verso il mondo, con il rifiuto di separare ontologicamente l’essere umano dal suo ecosistema.

Manifesto

Crediamo che il solarpunk sia un processo in corso, non un fenomeno chiuso.

La nostra parola chiave, scrivendo solarpunk e scrivendo di solarpunk, è speranza.

Il solarpunk è una nuova utopia che all’ottimismo preferisce la speranza, ed è un’utopia su due livelli.

La speranza è tra le righe: speranza di un futuro migliore e della possibilità concreta di costruirlo.

E la speranza è fuori le righe: il solarpunk vuole accadere e farsi ascoltare.

Il solarpunk vuole che esista un futuro migliore, e allo stesso tempo vuole esistere.

In questo spazio condiviso di Solarpunk Italia parliamo di ciò che scriviamo e di ciò che vorremmo scrivere. Scriviamo di ciò leggiamo e di ciò che vorremmo leggere.

C’è un solo modo sia per condividere, che per smentire la nostra visione del solarpunk: scriverne altro, ancora.

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