Cinque racconti su Delos

Approfittando dell’offerta di sconto al 50% per un mese sui titoli di una collana della casa editrice Delos Digital, che a rotazione tocca tutte le collane, ho investito € 4,95 per acquistare cinque titoli della collana FUTURO PRESENTE curata da Giulia Abbate e Elena Di Fazio.

Futuro Presente pubblica storie di fantascienza sociale. Parafrasando il titolo di un racconto solarpunk di Davide Del Popolo Riolo, Cinque stagioni su Eureka, adesso voglio raccontare le mie impressioni.

Il primo racconto è ZERO di Silvia Treves (Futuro Presente n. 31), autrice della quale ho letto già altri titoli. Ho ritrovato in questa storia il suo stile accattivante, coltivato con padronanza, che si adatta a ogni situazione narrativa. Qui per esempio, a differenza degli altri suoi racconti, non c’è una scienza hard a condizionare lo scenario, una storia che si svolge tra mondi paralleli. La protagonista Delia “viaggia” letteralmente tra un mondo che chiama Uno e un altro che chiama Due; non c’è una descrizione approfondita delle ambientazioni, ma è evidente che il primo è una realtà assolutamente indesiderabile, un futuro distopico, mentre nel secondo Delia ogni due settimane trova un “marito” e un “figlio” con i quali trascorre una vita normale: un uomo che per imperscrutabili ragioni l’ha in qualche modo “riconosciuta” la prima volta che  è arrivata a Due scendendo a una fermata della metropolitana (questo è il meccanismo che permette il passaggio tra i mondi). Si tratta di  Yusun e di suo figlio Mosi, che l’uomo potrebbe aver generato con un’altra viaggiatrice che ha preceduto Delia.

Non si rimane mai a bocca asciutta nel leggere un racconto di Silvia Treves, benché questa volta il suo consueto allure hard-SF sia accantonato a favore di uno stile intimista e contenuto, che ben descrive l’atmosfera sospesa della vita di Delia.

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SOLARPUNK ITALIA, il sito

Oggi, venerdì 15 gennaio 2021, inizio una nuova avventura insieme a tre compagne di viaggio: Giulia Abbate, con la quale ho iniziato una stretta collaborazione a partire dal Manuale di scrittura di fantascienza (ed. Odoya) scritto a quattro mani — Romina Braggion, con cui ho mosso i primi passi nel mondo solarpunk, concretizzati poi nell’articolo “L’utopia che deve esistere” sul n. 91 di Robot — e Silvia Treves, che ho avuto modo di conoscere quando ho avuto la magnifica idea di invitarla a partecipare all’antologia Assalto al sole che ho curato per Delos Digital.

Il sito SOLARPUNK ITALIA vuole diventare un agile punto di riferimento, informazione e propaganda in lingua italiana, a disposizione di chiunque voglia informarsi, partecipare e condividere il vasto campo di letteratura, utopie e attivismo che per comodità etichettiamo come ‘solarpunk’: la fantascienza ottimista, la progettazione di un futuro sostenibile, lo scambio di idee e news sui movimenti interessati a frenare il cambiamento climatico, la recensione di tutte le pubblicazioni sull’argomento – senza preclusioni, senza settarismi, con il massimo della profondità critica possibile.

Ecco il nostro manifesto Solarpunk, sul quale conformeremo le nostre azioni

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Assalto al Sole, l’antologia made in Italy sul Solarpunk

È uscita per Delos Digital, curata da Franco Ricciardiello, la prima antologia dedicata al nuovo filone della science fiction internazionale.

di CARMINE TREANNI

tratto da SPECIALE ASSALTO AL SOLE: IL SOLARPUNK ITALIANO su Delos n. 220

Chi scrive segnalò nell’editoriale del numero 153 di Delos Science Fiction (Aprile 2013) la presa di posizione dello scrittore Neal Stephenson, che nel 2013 si lamentava dei suoi colleghi perché non erano più in grado di essere d’ispirazione per gli scienziati, contribuendo così, con la loro immaginazione, a creare un futuro più ottimistico. Quella posizione dell’autore di Snow Crash, espressa in un lungo articolo pubblicato sul sito del World Policy Institute, ha dato vita anche ad un progetto, denominato Hieroglyph Project, con cui Stephenson voleva convincere i suoi colleghi a scrivere fantascienza ottimistica e realistica. A sette anni di distanza, uno dei frutti più interessanti di quel pensiero è il Solarpunk, un nuovo filone della science fiction che è nata nel segno proprio dell’ottimismo.

E nel segno proprio del Solarpunk è nata l’antologia Assalto al Sole. La prima antologia solarpunk di autori italiani a cura di Franco Ricciardiello, ed edita dalla Delos Digital.

Dalla quarta di copertina, traiamo le caratteristiche principali del Solarpunk:

Se esistesse una mappa cartesiana della fantascienza, il movimento solarpunk si troverebbe probabilmente all’estremo opposto del distopico. È un tentativo di rispondere alla domanda “che aspetto ha una civiltà sostenibile e come possiamo arrivarci?” Il solarpunk può essere utopico, ottimista o interessato alla lotta per un mondo migliore, mai distopico. Il nostro mondo arrostisce a fuoco lento, abbiamo bisogno di soluzioni, non solo di avvertimenti. Il solarpunk è allo stesso tempo una visione del futuro, una provocazione ponderata, un modo di vivere e una serie di proposte realizzabili per arrivarci; è una visione di futuro che incarna il meglio di ciò che l’umanità può raggiungere: un mondo post-scarsità, post-gerarchia, post-capitalismo in cui l’umanità vede se stessa come parte della natura e l’energia pulita sostituisce i combustibili fossili.

Ricciardiello ha chiamato undici tra i migliori autori italiani di fantascienza per proporre loro di confrontarsi con questo filone e, come vedremo, gli undici scrittori che hanno accettato la sfida lo hanno fatto in modo non banale.

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La scevà / shwa e il linguaggio inclusivo

di GIULIA ABBATE

il presente post è ripreso dal blog di Giulia Abbate; le evidenziazioni in grassetto sono mie.

Oggi condivido una notizia che trovo molto bella.
La casa editrice Effequ userà nei suoi testi la shwa, o scevà, ovvero questo segno grafico: < ə > al posto del maschile, per indicare un “neutro” o un “generico”. Il mondo cambia e noi cambiamo con esso, e vale anche per il linguaggio! La ricerca di un neutro vero, al posto del maschile, riflette la necessità sempre più condivisa di ripensare il paradigma dominante. Il maschile non è lo standard, bensì… il maschile, ovvero una delle tante variazioni della soggettività.
Cercare un modo che le includa tutte, senza più affidarci pigramente a una prassi che riflette un privilegio, significa anche ripensare quel privilegio e cercare di superarlo: non per punire i privilegiati, ma per liberare tutt* dallo squilibrio.

Segnalo comunque, perché mi fa piacere pure questo, che la pagina facebook Oscar Mondadori Vault usa già la shwa da qualche tempo, nei suoi post.

E sono anche contenta di ricordare che nel nostro piccolo anche Franco Ricciardiello e io ci siamo posti il problema dell’inclusività linguistica nel nostro “Manuale di scrittura di fantascienza”, adottando una soluzione che tenesse conto del momento, della nostra volontà inclusiva e della necessità di essere efficaci.

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Dieci futuri nel sole

L’estetica solarpunk è in debito con l’art nouveau, non c’è dubbio

Victoria Gee, Ottawa (Canada)

«Il solarpunk è una tendenza (per lo più) estetico-culturale e (talvolta) etico-politica che tenta di negare l’idea dominante nella coscienza popolare: che il futuro debba essere cupo, o perlomeno cupo per le masse e le forme di vita non-umane. Ha come fondamento etico la necessità di riparare la millenaria frattura tra la società umana e il mondo naturale, trasformando la nostra relazione con il pianeta con il superamento di quelle strutture sociali che portano all’ecocidio sistemico.»

What is Solarpunk?, su Solarpunk Anarchist 

 

«Abbiamo un disperato bisogno di narrazioni che superino l’apocalisse come punto finale della civiltà, non solo perché ci sono persone e società che stanno già vivendo la visione dell’apocalisse climatica del mondo occidentale, ma anche perché può solo ispirare un’attesa impotente del post-apocalisse, che giunga improvviso per separare il passato dal futuro.»

Alyssa Hill, Literary Hub

 

«La letteratura che scriviamo, le storie che raccontiamo a noi stessi devono riconoscere che, sebbene vi sia un consenso scientifico sul fatto che l’atmosfera si sta riscaldando a causa delle emissioni di combustibili fossili, molti aspetti del cambiamento climatico rimangono incerti. Scrivere racconti non apocalittici sui cambiamenti climatici può renderci consapevoli, intellettualmente ed emotivamente, della nostra incapacità di agire in fretta. Alcune cose andranno perse; molte già lo sono.»

Ecologise.in 

“Nutopiacene”, Amy Sterling, Austin (USA)

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«Assalto al sole» alla Loving the Alien Fest di Torino

Martedì 22 settembre esce in libreria Assalto al Sole, «la prima antologia solarpunk di autori italiani» che ho curato per Delos Digital: undici autori per dieci racconti che presentano un futuro utopico o distopico, o entrambe le possibilità contemporaneamente perché l’utopia di alcuni è la distopia per altri. Il libro sarà presentato in anteprima domenica 20 settembre alla Loving the Alien Fest al Mufant, il Museo della Fantascienza di Torino.

Il sottogenere solarpunk si diffonde anche in Italia, fino a oggi grazie soprattutto all’interesse di Francesco Verso e alla pubblicazione di autori tradotti dall’estero: io ho cercato di riunire un gruppo di scrittori e scrittrici che hanno raccolto la sfida di mettersi in gioco con le regole e le convenzioni di questa fantascienza da premesse ottimiste.

ASSALTO AL SOLE

a cura di Franco Ricciardiello

Odissea Delos Digital, 300 pagine € 17,00, ISBN 9788825412949

I racconti

La sequenza dei racconti è costruita come un percorso, secondo la mia visione personale: i lettori possono seguirlo, oppure costruirsene un altro sulla base di criteri personali.

Ho voluto che Solstizio, il mio racconto lungo destinato a aprire questa antologia, fosse, a rischio di scarso rilievo drammatico, irrimediabilmente ottimista. Ci sono riuscito solo in parte, perché il racconto si è trasformato in un dépliant utopistico sull’Europa del futuro. Ho volutamente messo l’accento sulla trasformazione del paesaggio, perché la questione ecologica e il tema della sostenibilità mi sembrano il punto di partenza più interessante della riflessione solarpunk. Mi sono concentrato in maniera particolare sulla conversione delle città, convinto che sia la chiave di volta del futuro prossimo, e che ogni cambiamento sociale debba di necessità partire dalla riprogettazione dello spazio comune — e auspico che questo movimento inizi in Europa. Propongo quindi ai lettori di considerare il mio racconto come un’introduzione al mondo solarpunk, anche se spero si affezionino almeno un poco alla mia protagonista.

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Assalto al sole: la prima antologia del solarpunk italiano

Il 22 settembre uscirà per la casa editrice Delos Books, in versione cartacea e digitale, un volume curato dal sottoscritto, Assalto al sole, la prima antologia solarpunk di autori e autrici italiani: dieci racconti di fantascienza che guardano al futuro con ottimismo. Storie di Davide Del Popolo Riolo, Stefano Carducci e Alessandro Fambrini, Serena M. Barbacetto, Romina Braggion, Silvia Treves, Nino Martino, Lukha B. Kremo, Franci Conforti, Giulia Abbate, Franco Ricciardiello. Il volume sarà presentato in anteprima il 20 settembre alla Loving the Alien Fest di Torino.

Il solarpunk è un modo per immaginare un futuro migliore, basato su tecnologie sostenibili e stili di vita cooperativi (piuttosto che competitivi). È punk perché la narrativa tradizionale ci vede diretti verso il disastro, la distopia; i solarpunk si rifiutano di accettare che sia l’unico futuro possibile.

Sarena Ulibarri[1]

Negli ultimi anni abbiamo assistito all’esplosione della narrativa distopica, che nata da una costola nobile della science fiction — Orwell, Zamjatin, Huxley — si è nel tempo trasformata in un genere a sé, con la propria estetica e il proprio pubblico. Da speculazione e monito contro le distorsioni della nostra civiltà, con il passaggio di testimone generazionale e la sua “istituzionalizzazione”, la distopia (o anti-utopia) è divenuta un genere autoreferenziale e consolatorio, che spesso si esaurisce nella semplice forma editoriale dell’avventura young adult.

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14 luglio, inizia la Rivoluzione Francese: un consiglio di lettura

di GIULIA ABBATE

Il presente post è apparso su “L’arte di scrivere felici“, il blog di Giulia Abbate, il 14 luglio 2020, nell’anniversario della Rivoluzione francese.

Oggi esce un libro con un mio racconto.
Ma te ne parlo un altro giorno!

Il 14 luglio infatti cade una ricorrenza molto importante, che si potrebbe considerare tra quelle fondanti della Storia contemporanea.

Il 14 luglio 1789, il popolo di Parigi insorge e conquista la Bastiglia.
La Bastiglia non era un carcere comune: per i criminali c’era lo Châtelet, dove stavano anche gli uffici della polizia.

La Bastiglia era una prigione-fortezza nel centro di Parigi, dove erano reclusi i prigionieri “politici”. Per finire lì non era necessario un processo, bastava un ordine del re: la lettre de cachet, al di là della legge, spesso avvolta dal segreto, indiscutibile e senza obbligo di motivazioni. Era uno dei simboli più detestati dell’assolutismo, che con la caduta della Bastiglia ha un colpo durissimo e simbolico.

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Italia futura, presente!

Questa bella antologia di Delos Digital raccoglie sette racconti lunghi apparsi nella collana Futuro present curata da Giulia Abbate e Elena Di Fazio, avviata nel 2016 e giunta ormai all’uscita n. 26. La fantascienza a sfondo sociale è la filosofia di fondo che unisce le pubblicazioni; cito da un post del blog di Studio 83, l’agenzia letteraria di Abbate e Di Fazio (che non ha però nulla a che vedere con Delos Digital):

La diversità, l’integrazione, l’immigrazione, le ingiustizie sociali, le sopraffazioni e la violenza di genere, l’ecologia, le bufale online, la guerra, la mutazione, la sicurezza, la segregazione, il terrorismo, il razzismo, l’incontro, tutti trattati in chiave narrativa con storie intense e coinvolgenti e spesso con una buona dose di ironia e umorismo.

Questi i temi privilegiati; e devo dire che i titoli apparsi finora compongono, secondo me, il miglior gruppo di testi della casa editrice milanese — e probabilmente, dell’intero panorama della fantascienza italiana contemporanea. Questa antologia, pubblicata solo in versione cartacea, non raccoglie il meglio della collana, bensì una serie di racconti con un ombrello tematico comune: il futuro dell’Italia; si legge nella prefazione:

È questo il fil rouge che lega le opere qui presenti, e vuole dare uno spaccato sull’immaginario che fantascientiste e fantascientisti del nostro paese hanno plasmato immaginando vizi e virtù del domani.

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Guida (non autorizzata) al postmoderno

di FRANCO RICCIARDIELLO

per Giulia Abbate

Non molti giorni fa, nel post di un mio intervento su Gotico americano di William Gaddis, Giulia Abbate mi ha invitato a compilare una lista di 10 libri basilari per farsi una prima cultura sul postmoderno. Io ho iniziato con le migliori intenzioni, constatando subito che l’elenco rischiava di diventare lungo, troppo lungo, ma soprattutto che avrei dovuto anteporre alcune premesse per evitare di essere frainteso. Per questa ragione, invece di un’arida lista in un post Facebook, ecco un catalogo ragionato, con quattro premesse ineludibili:

  • Quello che segue è un elenco-catalogo assolutamente soggettivo e non esaustivo, perché contiene solo titoli che ho letto personalmente, quindi una lista della spesa “per farsi una prima cultura”;
  • per la definizione dei caratteri determinanti nella postmodern fiction, rimando al semplice e utile elenco di Wikipedia in inglese, che elenca tra gli altri intertestualità, pastiche, tecnocultura, humour nero, frammentazione, paranoia, realtà aumentata, metanarrativa;
  • nella scelta delle mie letture e nella mia attività letteraria, per esempio il Laboratorio di lettura che gestisco con incontri mensili tra amici, tendo a escludere autori americani, per una serie di motivi che non è forse superfluo elencare: riproposizione da parte delle case editrici italiane senza filtro critico di (quasi) tutto ciò che si pubblica oltre oceano, mia determinazione a mantenere una proporzione quantitativa tra letteratura USA e letteratura del resto del mondo, facile accessibilità di letterature minori in traduzione italiana, al contrario per esempio della produzione cinematografica che per sproporzione di mezzi e capitali è sbilanciata verso Hollywood; per questa ragione, ritengo che risulti al di sopra di ogni sospetto il fatto che la quasi totalità degli autori nella terza parte di questo post, il Gotha del postmoderno, sono statunitensi. A un primo post dedicato cioè al postmoderno internazionale, diviso in due parti per ragioni di lunghezza, ne seguirà un altro concentrato sugli autori che io considero un gradino sopra gli altri, la vera fucina di idee del postmoderno;
  • mi sono reso conto soltanto al momento di ragionare su una lista, una top ten, che avrebbe incluso pochissime autrici, nessuna nel Gotha; e confesso che sono il primo a stupirmi, dal momento che non opero alcuna scelta a partire dal sesso dell’autore. Non sono in grado di offrire una risposta a questa domanda che mi pongo da solo, se non il fatto che una sorta di filtro sembra esistere a monte delle mie scelte: a mia parziale scusante, noto per esempio che su 43 autori citati da Wikipedia edizione italiana nella voce “Letteratura postmoderna”, solo quattro sono donne: le americane Giannina Braschi, A.M.Homes e Jennifer Egan, e l’inglese Jean Rhys. (Nell’edizione in lingua inglese di Wikipedia va un po’ meglio, 48 autrici su 188, ma qui le maglie del concetto di postmoderno sono piuttosto larghe, perché vi rientrano anche Dacia Maraini, Vladimir Nabokov, Dario Fo e Isabel Allende, giusto per fare qualche esempio). Senza volermi attirare fulmini, dirò per esempio che una delle autrici più citate a proposito di postmoderno è Virginia Woolf, che invece a me fa uno strano effetto: leggo una frase, un paragrafo, un capitolo, e non mi rimane in mente; è come se quello che scrive mi entrasse in un orecchio e mi uscisse dall’altro senza lasciare traccia. Ho dovuto riciclare a uno scambialibri l’omnibus che avevo acquistato, perché i momenti trascorsi a leggere Virginia Woolf erano uno buco nero nella mia vita….

Non voglio quindi fornire una definizione puntuale della postmodern fiction, che lascio agli esperti e alla descrizione implicita delle opere che cito; mi limito a costatare che di per sé, come dimostrato da Roberto Bolaño, un catalogo di autori e opere postmoderne rischia di diventare, di per sé, un’opera postmoderna.

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