L’importante è cominciare

Nella primavera del 1994 scrissi per la fanzine Intercom un pezzo dal titolo L’incipit, nel quale, oltre a spiegare qualche nozione di creative writing sull’importanza del primo paragrafo di un racconto, o della prima pagina di un romanzo, proponevo ai lettori un piccolo quiz: dieci incipit ‘celebri’ della fantascienza, con la domanda: a quale romanzo di quale autore/autrice appartiene questo incipit?
Piergiorgio Nicolazzini, che oggi è tra i maggiori agenti letterati in Italia con la sua agenzia PNLA, e che in quegli anni collaborava con l’Editrice Nord, mi propose di riprendere il pezzo, di scegliere dieci nuovi incipit e di pubblicarlo sul COSMO SF, il bollettino gratuito che la casa editrice inviava a chiunque ne facesse richiesta, con una tiratura di decine di migliaia di copie.
Ne venne fuori il pezzo che segue, uscito sul numero 5/1994 (anno XXIII) di COSMO SF; vinsi il Premio Italia per il miglior articolo su pubblicazione professionale alla XXI Italcon a San Marino, nel 1995.

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Io e Lei (4)

Franco Ricciardiello e la Scrittura

Quarta puntata del racconto sul mio rapporto con la scrittura. Il presente post riproduce la seconda parte della mia prefazione a una antologia di miei racconti: contiene il periodo centrale degli anni Novanta, quello che precedette la mia partecipazione al Premio Urania con “Ai margini del caos”.

continua dalla terza parte


Io e lei, parte II

(da Compagno di viaggio. Dieci racconti di fantascienza di Franco Ricciardiello, Marco Cordero editore, Genova, Giugno 2015)

In quegli anni dovetti constatare un fenomeno non proprio piacevole, almeno per me: ricevevo molte richieste di materiale da fanzine di ogni tipo, segno che il mio nome era ormai conosciuto nell’ambiente; qualsiasi cosa inviassi ai curatori veniva accettata senza richiesta di modifica, fossero raccontini già editi dieci anni prima, fondi di cassetto oppure pezzi scritti apposta. Decisi di mettere alla prova questo atteggiamento acritico, e partecipai sotto pseudonimo a un concorso letterario bandito addirittura dalla redazione di Intercom! Il racconto, intitolato Adriana, superò le selezioni per arrivare nella rosa dei finalisti.Siccome facevo parte di questa giuria finale, detti al mio racconto un voto medio-basso; arrivò comunque terzo classificato e uscì sul numero 136/137 di Intercom, nel 1994. Roberto Sturm però mi smascherò perché conosceva bene il mio stile di scrittura. Santoni fece comunque uscire il racconto con lo pseudonimo che avevo scelto io, Valeria Colombo.

Intercom n. 136/137 contiene il mio racconto “Adriana” pubblicato sotto pseudonimo

Quasi in contemporanea, Sturm e io giocammo lo stesso tiro a Cristiano Cascioli, inviandogli un racconto scritto a quattro mani che apparve su Baliset con lo pseudonimo Roberta Ricci: Cascioli però non sospettò nulla finché non glielo rivelammo. Il racconto si intitolava Quando c’era il mare, frase che trassi da un verso di Sergio Endrigo.

Le bibliografie di Valeria Colombo e Roberta Ricci continuarono per qualche tempo: insieme a Sturm e Santoni partecipai a un romanzo collettivo Cronache dei giorni sintetici, ma non avevamo un’idea complessiva del progetto e pubblicammo solo una prima parte. La carriera letteraria di Valeria Colombo invece continuò fino al 1996 con due racconti su Diesel Extra (Henriet sapeva dello pseudonimo) e sulla fanzine palermitana Terminus curata da Emiliano Farinella.

Entro la metà degli anni Novanta pubblicai su numerose fanzine, praticamente tutte quelle che non avevano la medesima posizione ideologica di Enrico Rulli: la romana Algenib di Fabrizio Frattari, la barese Future Shock di Antonio Scacco, L’Eterno Adamo di Mario Leoncini, e poi ancora Gli occhi di Medusa, Nettezze Arcane, Cybola, Oltre, Fanzine, Itaca.

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Io e Lei (3)

Franco Ricciardiello e la Scrittura

Diversi anni dopo la pubblicazione di quel “Io e lei” sulla fanzine Intercom, decisi di continuare il racconto sul mio rapporto con la scrittura. L’occasione fu la pubblicazione, da parte della casa editrice genovese Marco Cordero, di un’antologia personale di miei racconti.

Il presente post riproduce la prima parte di quel lungo intervento, e racconta il periodo fino al 1993.

continua dalla seconda parte


Io e lei, parte II

(da Compagno di viaggio. Dieci racconti di fantascienza di Franco Ricciardiello, Marco Cordero editore, Genova, Giugno 2015)

Nel 1989 Danilo Santoni propose a alcuni collaboratori fissi della sua fanzine Intercom di scrivere un testo intitolato Io e lei dedicato al rapporto personale con la fantascienza; se non ricordo male ne apparvero tre edizioni su numeri consecutivi, a firma del sottoscritto, di Roberto Sturm e di Santoni stesso; la presentazione di questa antologia è l’ideale continuazione di quell’intervento.

Rileggendo Io e lei mi rendo conto di quanto in quel momento fossi coinvolto nel fandom, il mondo degli appassionati che costituiva un circuito amatoriale separato. L’editoria infatti negli anni Settanta e fino a metà del decennio successivo aveva precluso agli autori italiani l’accesso alla grande distribuzione, sulla base di un pregiudizio in parte condivisibile: è vero che la cultura umanistica dello scrittore amatoriale produceva materiale acriticamente simile alla science-fiction di serie B d’oltre oceano, che costituiva il 90% dei titoli pubblicati, ma è altrettanto vero che in quella palude erano comunque cresciuti spontaneamente, senza aiuto né incoraggiamento, fiori d’autore che avrebbero meritato la stessa attenzione dei colleghi che pubblicavano letteratura poliziesca.

Nelle ultime righe di Io e lei dicevo di avere letto in totale 424 romanzi di fantascienza; a oggi [2015, NdA] non sono aumentati in misura proporzionale (sono 580), perché a partire dalla metà degli anni Novanta, con l’affievolirsi del cyberpunk, ho progressivamente ridotto il mio interesse nel genere science fiction. La causa non è soltanto il variare del mio gusto personale, e il fatto che cominciassi a leggere molta narrativa non di genere; anzi questo era un effetto dell’esplosione editoriale del deprecato fantasy, che non è un sottogenere del fantastico bensì quanto di più distante dall’immaginario tecnologico si possa concepire.

Ciò non significa che io abbia smesso di scrivere e pubblicare fantascienza, soprattutto perché la forma della narrativa d’anticipazione è impressa indelebilmente nella mia capacità di scrittura, e inoltre ricevo regolarmente richieste di partecipazione a iniziative editoriali mirate.

Nel 1990 era impensabile prevedere gli sviluppi futuri, che insieme all’editoria elettronica avrebbero sconvolto il fandom; anzi il cyberpunk, esploso negli USA nel decennio precedente, ingrossava in Italia un’onda di piena che avrebbe travolto completamente gli argini di genere, il “ghetto” della fantascienza: a differenza dei predecessori, i molti nuovi lettori non operavano una scelta consapevole, dal momento che non percepivano il cyberpunk come un genere letterario minore bensì come una categoria estetica d’avanguardia.

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Io e Lei (2)

Franco Ricciardiello e la Scrittura

Continuo a pubblicare il lungo racconto sul mio rapporto con la scrittura che riprende, nella sua pare iniziale, un intervento pubblicato sulla fanzine Intercom, dietro invito di Danilo Santoni, nel 1989: Io e lei, dedicato al rapporto personale con la fantascienza.

Il post stavolta riproduce la seconda metà di quel primo intervento, e racconta gli anni dal 1985 sino a fine decade, con le prime affermazioni nel campo della fantascienza, e i primi sostanziali riconoscimeni, quelli che ti incoraggiano a continuare.


Io e Lei: Franco Ricciardiello e la fantascienza (parte II)

(da Intercom n. 105/106, 1989)

continua dalla prima parte

Il Premio Letterario città di Montepulciano con il suo milione di lire di primo premio faceva gola a tutti. Era il gennaio 1986 e avevo bisogno di un racconto per partecipare. Ancora una volta lo scrissi in una settimana, influenzato dalle mie letture sulla guerra di Spagna, da un libro fotografico del Touring Club, dal trench blu aviazione di una ragazza che frequentava con me un corso di spagnolo e dal ricordo di una finlandese dai capelli color del lino conosciuta più a nord del Circolo polare artico. Il titolo del racconto, Tutti i miti dell’Ebro, può essere fuorviante perché la narrazione si svolge a Córdoba. E, coincidenza, proprio mentre mi trovavo in viaggio a Córdoba mi raggiunse la notizia (per bocca di mio fratello) che mi ero piazzato secondo, che Prassi aveva portato a casa per me un attestato con la firma di Moravia (che fa sempre impressione sui genitori) e una targa di velluto e alluminio con il mio cognome scritto correttamente. L’assegno di cinquecentomila lire ci permise di acquistare la nostra prima automobile.

Considero a tutt’oggi [1989, NdA] questo racconto come il mio migliore, soprattutto per i seguenti motivi: 1) perché, come ho già detto, lo scrissi di getto, quasi senza cambiare una parola; 2) perché volevo creare per me una Spagna che ritenevo di non poter visitare quell’anno; 3) perché è il più politico dei miei racconti; 4) perché rappresenta la sessualità nel modo che mi è più congeniale; 5) per quel trench blu aviazione e quei capelli di lino; 6) perché trovo che luoghi come la Porta del Perdono e il Patio degli Aranci abbiano suoni ben più fantastici che Minas Tirith o Cimmeria; 7) perché per la prima volta usai in modo sistematico il dizionario dei sinonimi; 8) perché sono riuscito (mi pare) a scrivere venti cartelle con una trama pressoché inesistente, con un tempo soggettivo frantumato fra il passato, il presente e il futuro che alla fine mi ha lasciato in mente solo una sensazione di stagnazione, d’immobilità e fatalismo che mi pare rappresentino emblematicamente la letteratura odierna di fronte al tramonto culturale dell’occidente.

Nel frattempo il romanzo La rocca dei Celti era stato accettato dagli amici della Cooperativa Ambra, cui io stesso mi unii, e previa modifica di un capitolo si diede il via alla pubblicazione. Il secondo romanzo da me scritto abortì, perché avevo affrontato un tema troppo ampio per le mie forze: l’influenza della filosofia politica ed economica di John Locke su una società mondiale in cui la proprietà statale è suddivisa tra i cittadini a mezzo di azioni[i].

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Io e Lei

Franco Ricciardiello e la Scrittura

Inizio a pubblicare in una serie di post successivi, data la lunghezza, questo racconto, che spero risulti esaustivo, sul mio rapporto con la scrittura.
La stesura delle prime parti risale a molto tempo fa.
Nel 1989 Danilo Santoni propose a alcuni collaboratori fissi della sua fanzine Intercom di scrivere un testo intitolato Io e lei, dedicato al rapporto personale con la fantascienza; se non ricordo male ne apparvero tre edizioni su numeri consecutivi, a firma del sottoscritto, di Roberto Sturm e di Santoni stesso. Nel mio intervento raccontavo di come mi fossi lasciato sedurre dal sense of wonder fin da ragazzo, e dei miei esordi nella narrativa di genere; scrissi poi un seguito, dalla fine degli anni ottanta e fino all’inizio del nuovo millennio, per la prefazione dell’antologia Compagno di viaggio uscita nell’agosto 2015 dall’editore Marco Cordero. La terza parte apparve per la prima volta come prefazione all’edizione eBook del mio romanzo Radio Hasselblad, uscito originariamente su Urania Mondadori nel 2002 con il titolo Radio aliena Hasselblad, rimesso a disposizione del pubblico come auto-produzione dopo essere uscito dal catalogo.
Ho poi deciso di continuare periodicamente il racconto; ho quindi scritto la quarta parte, che racconta il periodo dal 2011 al 2020, all’inizio del 2021.

Nel 1981, a 19 anni, appena prima del servizio militare
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Sole distante, Luna di sale

Il numero 15 della collana Atlantis, da me curata per Delos Digital, è il mio racconto lungo Sole distante, Luna di sale. Il testo è la versione lunga e in lingua italiana di un racconto che ho scritto in inglese per l’invio a un concorso per racconti sulla crisi climata (Climate Fiction for Future Ancestors). Il protagonista e punto di vista si chiama Lucio Aldani. La data di pubblicazione è il 17 maggio 2022

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Lungo le strade che vanno da Reims a Parigi

Franco Ricciardiello, LUNGO LE STRADE CHE VANNO DA REIMS A PARIGI. Francesco Ricciardiello alla battaglia di Bligny, 130 pagine, € 10,00, autopubblicazione disponibile su Amazon

Nonno Francesco, che tutti chiamavano con il diminutivo napoletano, Ciccio, aveva già 74 anni quando nacqui io. Morì nel 1970, quando io ne avevo nove. Non ho molti ricordi di lui. Viveva a Mugnano di Napoli, dove mio padre è nato, io in Piemonte, dove mio padre mise su famiglia.

Il poco che sapevo di lui veniva da mio padre Benito, ottavo di dodici figli. Raccontava che suo padre aveva fatto la Grande guerra, che per lui era finita una settimana più tardi perché era stato inviato in Francia con il contingente italiano, dove aveva combattuto agli ordini di Peppino Garibaldi, nipote di Giuseppe; durante una battaglia nel bosco di Bligny, in fiamme, del suo battaglione sarebbero scampati solo in due, lui e un altro.
Mi misi in testa di verificare se i fatti tramandati da mio padre, un po’ reali e un po’ fantastici, trovassero conferma in documenti ufficiali; trovai subito riscontri incredibilmente aderenti agli scarni dati che ricordavo.
Quella che noi italiani chiamiamo “battaglia di Bligny” è in realtà un episodio della colossale Seconda battaglia della Marna, combattuta nel 1918 a nordest di Parigi. A questo scontro partecipò un corpo d’armata italiano, inviato a combattere a fianco dell’alleato francese, e che fu investito dall’offensiva tedesca a sudest di Reims, in un bosco che si trova presso l’abitato di Bligny.
Tre quarti dei caduti di tre interi anni di guerra, nel 51° reggimento di fanteria cui apparteneva nonno Francesco, morirono il 15 luglio 1918 sul fronte della Marna. Lo scontro sulla montagna di Bligny, e poi nei boschi intorno al fiume Ardre, fu un inferno. I battaglioni erano accerchiati, senza viveri né acqua, senza medicinali per i feriti; furono bombardati con proiettili esplosivi e gas velenosi, senza potersi nascondere in trincee che non esistevano, e quando terminarono le munizioni, dovettero difendersi con contrattacchi alla baionetta. Incendiarono il bosco per fermare i tank tedeschi.

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Nouvelle Vague al Covo della Ladra

Uscito a fine febbraio, il mio romanzo Torino Nouvelle Vague comincia a collezionare recensioni favorevoli.

Ieri sera, 22 marzo, ho avuto l’opportunità di presentarlo alla libreria Covo della Ladra di Milano, specializzata in giallo, noi e fantasy, di Mariana Marenghi. Ho avuto il piacere di parlare del libro con Marina Visentin, esperta di cinema e scrittrice di fiction. Ne è uscita una delle più belle presentazioni librarie cui mi sia capitato di partecipare.

La registrazione dell’evento è disponibile su youtube:
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Torino Nouvelle Vague

Il 22 febbraio è la data di pubblicazione del mio nono romanzo, il giallo d’indagine Torino Nouvelle Vague, per Todaro Editore, la storica casa editrice milanese il cui nome è legato alla Libreria del Giallo di Tecla Dozio, e che oggi è diretta da Veronica Todaro.

Franco Ricciardiello, “Torino Nouvelle Vague“, collana Impronte,Todaro Editore, febbraio 2022, 248 pagg. € 16,00 (stampa), anche in ebook, ISBN 978-8832159394

Mentre al Museo del Cinema di Torino è in corso la Nuit blanche del Cinema francese, l’attrice musa della Nouvelle Vague, Sophie Alma, viene assassinata in un albergo del centro città. Il pm incaricato delle indagini, il trentaseienne Erasmo Mancini, è coadiuvato dal commissario Mauro Ferrando, suo ex compagno di università.

Mancini ha casualmente incrociato la vittima la sera precedente nella Mole Antonelliana, durante la serata di gala dedicata agli ottanta anni del regista Leclercq, ex marito di Sophie e grande vecchio del cinema francese.

I testimoni degli ultimi momenti dell’attrice sono l’attuale marito di Alma; il suo amante, cantante di grido negli anni Sessanta; un famoso critico cinematografico; infine l’attuale moglie di Leclercq. Tutti potrebbero in teoria possedere un movente per l’omicidio. L’unico dettaglio inspiegabile è il fatto che mentre il gruppo rientrava in albergo in auto, la vittima abbia improvvisamente preteso di scendere e continuare a piedi.

Questo romanzo è un omaggio a Jean-Luc Godard, facilmente identificabile dietro il personaggio del regista Leclercq, che parla e si comporta come farebbe al suo posto il grande vecchio del cinema postmoderno. Il personaggio femminile, Sophie Alma, è ispirato a Anna Karina, prima moglie di Godard e musa del grande momento del cinema francese, la Nouvelle Vague.

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Di Leonardo, encausto e Anghiari

Esce oggi per Delos Digital, nella collana History Crime, il mio racconto giallo che vinse nel 2004 la XXXI edizione del premio Gran giallo “città di Cattolica” (ex æquo con Matteo 19, 14. Lasciate che i bambini vengano a me, di Lorenzo Gioielli, premiato in quanto opera teatrale). Il mio racconto fu pubblicato l’anno successivo in appendice al n. 2870 de Il Giallo Mondadori.

Ecco l’estratto dal verbale della giuria:

La Giuria composta da: Mario Guaraldi, Luciana Leoni, Igor Longo, Carlo Lucarelli, Valerio Massimo Manfredi, Marinella Manicardi, David Riondino, riunitasi il giorno 8 novembre 2004 a Cattolica in Piazza Repubblica 12, dopo aver attentamente vagliato i 216 racconti pervenuti, ha deciso di assegnare all’unanimità il premio per il miglior racconto giallo di ambientazione italiana a BATTAGLIA D’ANGHIARI di Franco Ricciardiello, con la seguente motivazione: “Per la plasticità letteraria e l’incalzante partitura diacronica che trasferisce un odio antico nella progettazione di un efferato delitto configurabile solo dalla mente del genio leonardesco nell’attimo della sua rievocazione creativa”. La Giuria, favorevolmente colpita dalla qualità delle opere partecipanti assegna un premio ex-aequo al racconto MATTEO 19,14 LASCIATE CHE I BAMBINI VENGANO A ME di Lorenzo Gioielli.

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