Casa de la Trova, Cuba

UN’ISTITUZIONE DELLA MUSICA POPOLARE CUBANA.

malecon-la-habanaLa Trova è una ballata popolare romantica nata a Santiago de Cuba e diventata molto politicizzata negli anni Sessanta, quando i trovadores nell’Ottocento si spostavano verso l’interno dell’isola portando con sé la chitarra. Dopo la rivoluzione, tra anni ’60 e ’70, si sviluppa il movimento Nueva Trova, versione locale della Nueva Canción politicizzata dell’America Latina. Oggi la Casa de la Trova è un’istituzione in tutte le città cubane, la sede dove musicisti famosi e dilettanti intrattengono un pubblico di solito composto da altri appassionati.

Nel maggio 2003 visito con un viaggio di Avventure nel Mondo la Casa de la Trova all’Avana — un cortile sbilenco, una stanzetta con sedie e poltrone, un leggio. Gli avventori ci dicono che la serata musicale inizia verso le 20 e continua fino a che c’è qualcuno che si esibisce. Ci ripromettiamo di tornare dopo cena, e così facciamo, fiancheggiati dai soliti benintenzionati che ovunque a Cuba si relazionano con gli stranieri per ottenere mance, capi di vestiario e altro. Sono chiamati jineteros, cavallerizzi, anche se è più conosciuto il femminile jineteras, in riferimento alle ragazze che hanno occasionali rapporti sessuali con i turisti, senza essere professioniste del sesso. È  praticamente impossibile camminare per strada senza essere abbordati da venditori di sigari, intermediari di ristoranti privati, sensali di jineteras, tassisti, cacciatori di T-shirt, venditori di monete con l’effigie del Che etc. Stasera i jineteros ci mostrano l’alto e moderno ospedale Fratelli Ameijeiras, vanto dell’isola, dove vennero a curarsi Diego Maradona e Alain Delon.

Alla Casa de la Trova arriviamo in ritardo, siamo italiani e pensiamo che tutti i popoli neolatini abbiano la nostra stessa opinione sulla puntualità. Lo spettacolo finisce quasi subito; ci abborda un giovane di colore che ci propone di seguire i musicisti in riva al mare. Siamo poco convinti, ma decidiamo di andare; dopo pochi passi verso il Malecón però ci ritroviamo solo noi e loro, mentre pensavamo che tutto il pubblico si trasferisse sul muretto del lungomare. I giovani con la chitarra insistono troppo, torniamo indietro verso la Casa perché ci è sembrato di capire che l’happening continui nell’edificio di fronte.

Infatti in un paio di stanze al piano terra si stipa una quantità incredibile di persone con strumenti musicali. Fa davvero caldo, guardiamo attraverso le inferriate della finestra. Si esibisce una serie di trovadores interessanti: una grossa nera dalla voce potente, un tizio con i capelli bianchi che recita una poesia su un arpeggio di chitarra, un anziano di colore, e via dicendo. La musica è originale, malinconica, per nulla simile ai ritmi caraibici addomesticati per il mercato musicale. Un giovane cubano piuttosto alticcio e con cappellino da baseball si impegna a guastarmi il piacere della musica; dalla soglia del locale un signore anziano mi fa segno di non dargli retta, poi interviene per allontanarlo.

Al termine dell’esibizione, ogni trovador viene sostituito dal seguente secondo un avvicendamento più o meno preordinato. Non troverò mai più in un’altra Casa de la Trova cubana una spontaneità pari a quella dell’Avana: si tratterà di spettacoli per turisti più interessati alla danza che all’espressione musicale. A Trinidad per esempio, credendo di ripetere l’esperienza dell’Avana, partiamo all’esplorazione della città dalla bellissima Plaza Mayor: una piazza in dislivello con palme, lampioni, giardini e edifici coloniali. Comincia a piovere, ci trasferiamo rasente i muri alla Casa de la Trova poco distante. Il patio è coperto per metà da una tettoia. Tranne i primi trovadores, i successivi si lanciano in musica da ballo e cercano come al solito di venderci CD autoprodotti. alcuni del gruppo si esibiscono nella salsa, i cubani ballano a piedi scalzi sotto la pioggia che aumenta di intensità. La serata è molto divertente, ma approfittiamo di un rallentamento nel rovescio d’acqua per tornare verso le camere lungo le strade trasformate in torrenti di pioggia e pietra.

Più tardi nel corso del viaggio verso sudest arriviamo a Bayamo, lenta cittadina del sud dove i turisti sono una rarità e i prezzi sono incredibilmente bassi: attratto da uno splendido gelato al gusto dulce de leche scopro che ha un prezzo assurdo, 1 centesimo di euro. Mi vergogno e ne mangio due. Visitiamo la locale Casa de la Trova dove gli Enhorabuena, un gruppo di musicisti in partenza per una tournée in Italia, si esibiscono praticamente solo per noi, e riescono a vendere ben 6 CD; il contrabbassista mi consegna un biglietto da visita per inviargli la foto che gli ho scattato: Eduardo Núñez Beritán, director musical.

Al termine del viaggio, isolati nel buio complice del volo di ritorno per Madrid, sembrerebbe facile compilare un bilancio del viaggio; ma è troppo presto per dare un giudizio obiettivo su Cuba. Meglio rimandare allora, e conservare intatti i ricordi: le cromature sfavillanti delle auto sul Malecón, l’aria rovente di mezzogiorno, la pioggia che si rovescia sulle onde verdi dei cayos, le nuvole alte come il cielo in agguato lungo tutte le coste, le cascate di pioggia corrente sui ciottoli di Trinidad, i giovani che ballano in un rovescio torrenziale alla luce fioca della Casa de la Trova, la luce fredda della tv nell’ombra degli ingressi aperti sul marciapiede, la serietà delle cameriere e delle commesse nei negozi statali, l’odore torrido nelle vie di Habana Centro, i capelli crespi e bianchi come lana dei vecchi di pelle nera, il freddo amaro della birra in gola, il tiepido del guarapo di canna, la varietà dei colori nelle case di Sancti Spíritus, la fioritura in tutte le province, i ragazzini con la divisa amaranto e bianca che salutano dalle finestre della scuola, i granchi pazzi di rabbia sull’asfalto bagnato, le smorfie di Fidel Castro durante la tavola rotonda serale in tv, gli ex voto nel santuario del Cobre con le preghiere per i dissidenti in carcere, l’ostinazione degli slogan rivoluzionari sui muri e lungo le strade extraurbane, il frastuono dei grilli di sera, le stelle in spiaggia a Baracoa, l’aria che trema per il calore, la figlia della signora Adelaida Arías Ramírez che suona il piano nella casa particular di Holguín, il respiro affaticato del climatizzatore di notte, il calore, il fresco, l’amaro.

Un pensiero su “Casa de la Trova, Cuba

  1. Che dire, se già avevo voglia di vedere Cuba, dopo questo tuo post aspetto con ancora più trepidazione che arrivi agosto. E se troverò il gelato al dulce de leche ad un prezzo così basso, prometto che ne mangerò uno anche per te!

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