Come hanno potuto fare un film da «Lolita»?

AUTODISTRUZIONE DI UN INTELLETTUALE EUROPEO IN AMERICA

sue-lyon-bert-stern-2La serata dei racconti di musica del prossimo 23 gennaio, dedicata a Sergeij Vasil’evič Rachmaninov — con lettura di passi da Lolita (1955) di Vladimir Vladimirovič Nabokov — mi ha offerto l’occasione di rivedere lo straordinario film che Stanley Kubrick girò nel 1962 su sceneggiatura dell’autore stesso, peraltro pesantemente rimaneggiata dal regista. E la rilettura del romanzo per selezionare pagine scelte da condividere in pubblico, mi ha condotto a un naturale confronto tra l’opera e la sua riduzione cinematografica. L’incipit di Lolita (scritto in lingua inglese quando Nabokov è ormai cittadino statunitense) è giustamente famoso:

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta. Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.

Nell’autunno 2005 andai a Cattolica a ritirare il primo premio di un concorso per un racconto giallo; dopo la premiazione, mi fu offerto il privilegio di assistere alla riduzione teatrale di Lolita scritta e messa in scena da Stefano Benni, il quale leggeva brani scelti mentre un’attrice sul palco mimava le mosse della protagonista; ancora oggi, ogni volta che il libro mi capita fra le mani, sento nelle orecchie la recitazione dell’incipit dalla voce di Benni.

How could they ever make a movie of “Lolita”? recita una didascalia all’inizio del trailer teatrale, Come hanno potuto fare un film da Lolita? Alla sua traduzione in Italia il libro venne letto veramente poco, l’attenzione della critica era attratta da un altro russo, Boris Pasternak, e dal caso letterario Il dottor Živago. Come scrive Enrico Ghezzi, nell’Italia pre-Sessantotto Lolita era considerato parte di una cultura semipornografica.

La prima, fondamentale differenza tra libro e film è l’età della protagonista: Dolores Haze ha poco più di dodici anni nella storia di Nabokov, ma diventano oltre quindici nel film (la stessa età dell’attrice); la seconda, collegata alla prima, è che il romanzo è molto più sessualmente esplicito, mentre il film è costretto a fare allusioni — che comunque non lasciano spazio a dubbi perbenisti. Kubrick deve girare il film in Inghilterra, produrlo con la Seven Arts britannica e scegliere come terzo ruolo Peter Sellers, per evitare noie negli USA. Eppure il film senza dubbio dice molto sugli Stati Uniti, e non è per caso che termina con l’uccisione di Quilty dietro un ritratto di donna sul quale campeggia la data 1776, anno dell’indipendenza. In questo, Kubrick interpreta l’essenza del romanzo di Nabokov, storia dell’autodistruzione di un intellettuale europeo trapiantato in America: il vecchio continente che soccombe al più giovane, al consumismo, alla libertà degli spazi infiniti da percorrere in auto.

bert-stern-sue-lyonsL’ultima e maggiore differenza tra romanzo e film è il fatto che Kubrick è più interessato all’ossessione, motore di tutta la sua purtroppo non vasta cinematografia. Fino alla sua ultima pellicola, Eyes Wide Shut, la problematica erotica è praticamente assente. L’inquadratura più erotica di Lolita è la sequenza dei titoli di testa, nei quali Humbert Humbert dipinge di smalto le unghie dei piedi della ninfetta — e solo fino a un certo punto questa autocensura è dovuta a problemi di distribuzione. Ed è significativo che l’ossessione di Humbert arrivi a una (provvisoria) soddisfazione attraverso la morte della signora Haze (da lui fantasticata sia nel romanzo che nel film), per finire pienamente realizzata dal suo «doppio» Clare Quilty, che lo perseguita tappa dopo tappa durante la fuga attraverso l’America, fino a sostituirsi a lui nella realizzazione del sogno. Quanto James Mason/Humbert è ingessato nel suo ruolo, tanto Peter Sellers/Quilty è liquido, camaleontico, in una girandola di ruoli diversi che forse ispirerà a Kubrick la straordinaria galleria di protagonisti che lo stesso attore sarà chiamato a interpretare nel successivo Dr. Strangelove. Quilty è la metafora di una società repressiva, il maccartismo contro l’intellettuale emigrato dall’Europa.

Una parola sul finale, che nella pellicola si riallaccia all’inizio: nella prima sequenza Humbert arriva all’alba a casa del commediografo Quilty, che sorprende ubriaco al termine di un’orgia notturna, e lo uccide a colpi d’arma da fuoco perché gli ha portato via Lolita; poi la trama si riavvolge a quattro anni prima, e la vicenda vera e propria ha inizio. Nel finale il protagonista torna a casa Quilty, ma la scena proviene da un’altra delle innumerevoli riprese che Kubrick girava ossessivamente — ossessivamente, appunto, è il caso di dirlo: famose le interminabili serie di ciak per Shining — ed è evidente che sotto il lenzuolo che copre la sedia non c’è più Quilty addormentato e ubriaco, con una bottiglia in testa. La bottiglia è scomparsa, come ha fatto notare qualche critico. Anzi, ancora più misteriosamente: la bottiglia si intravede all’inizio della carrellata, poi quando la macchina da presa termina il piano-sequenza non c’è più, come se fosse caduta o qualcuno fosse intervenuto fuori dall’angolo di ripresa per rimuoverla durante la carrellata; forse Kubrick stesso, considerato che una leggenda metropolitana diffusa in rete pretende che il regista si veda per qualche secondo quando la camera carrella dall’esterno all’interno seguendo James Mason.

Il film termina con una didascalia che ha funzione di dénouement: «Humbert Humbert morì in prigione di trombosi coronarica in attesa di essere processato per l’assassinio di Clare Quilty». Lolita si è già congedata dallo spettatore nella sequenza precedente, con i suoi 13.000 dollari che le permetteranno forse di andare in Alaska con il marito; nel romanzo invece il triste dénouement è direttamente contenuto nella seconda pagina della finta prefazione:

La moglie di Richard F. Schiller è morta di parto, dando alla luce una bambina senza vita, il giorno di Natale del 1952, a Gray Star, un insediamento del più remoto Northwest.

Fotografie di Sue Lyons, la Lolita del film di Kubrick: © 1960 Bert Stern

Vladimir Nabokov, Lolita, Adelphi 2001, ISBN 9788845912542
Enrico Ghezzi, Stanley Kubrick, L’Unità/Il Castoro 1995
Bill Krohn, Stanley Kubrick, Cahiers du Cinéma 2010, ISBN 9782866425814
Stanley Kubrick, Lolita, DVD Warner Bros. DVS Z8 65541

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