Scrivere fantascienza oggi – Salone del libro di Torino

Il giorno 11 maggio nello stand H133 del Salone internazionale del libro di Torino, ospite della casa editrice Future Fiction ho tenuto insieme a Giulia Abbate un intervento pubblico sull’argomento «scrivere fantascienza oggi».

L’idea di presentarci insieme è nata dalla constatazione di un comune interesse per il rapporto tra scrittura e il genere letterario fantascienza: Giulia Abbate con le sue lezioni in rete, in particolare sul blog “La bottega del Barbieri”, il sottoscritto con quasi venti anni di insegnamento di creative writing.

La vicenda fantascientifica è innescata da un elemento alieno al contesto, un elemento di genere fantastico, che struttura l’intreccio e provoca il conflitto e l’interazione dei personaggi.

Questa “idea fantascientifica” è ciò che Darko Suvin chiamò con una parola latina, novum. Il novum è accettato dal lettore come verosimile grazie a un processo di “straniamento cognitivo”. Ciò che secondo Suvin caratterizza una storia di fantascienza non è quindi l’ambientazione in un futuro più o meno prossimo, o su altri mondi, bensì un’idea che innesca la trama: il novum appunto.

Questo concetto di letteratura di idee, generalmente condiviso dagli appassionati, ha un risvolto negativo che prende il sopravvento tra gli aspiranti autori, i quali possono sentirsi autorizzati a pensare che per scrivere un racconto di fantascienza sia sufficiente trovare una buona idea.

Come scrive Giulia Abbate in leggere e scrivere fantascienza :

I nostri colleghi autori di mainstream […] si sbattono ore ed ore, bozza dopo revisione dopo correzione dopo massacro degli editor, per produrre testi che non solo abbiano dentro idee, ma anche tutta una serie di trascurabili cosucce come uno stile personale, una fattura elegante, una dialettica interna ed esterna, una comunicazione letteraria coerente e moderna… poracci! Io mi faccio un giro online, spizzo qualche webzine nerd con anticipazioni droniche di dopodomani, un giro sui Wiki, mi sparo qualche puntata di Star Trek, mi ubriaco quel tanto che basta a sbloccare il giochetto del “e se”… ed ecco una nuova idea!

Ironia a parte, non siamo molto lontani da ciò che accade oggi: qualunque editor di rivista specializzata può confermare che succede proprio così. E purtroppo non è difficile trovare anche su testi pubblicati e venduti in libreria errori da principiante e ingenuità nella struttura e nello stile, che si potrebbero evitare, se solo si conoscessero.

Ebbene, questa è una delle ragioni principali per cui il pubblico non specializzato e i grandi editori non prendono sul serio la fantascienza italiana, mentre nel mondo, in particolare quello anglosassone, la fantascienza è protagonista di alcuni tra i maggiori best seller di sempre ed è un genere quanto mai amato e popolare. Accade per esempio che diversi autori e autrici mainstream, anche noti e apprezzati, scrivano e vendano bene qualche titolo di fantascienza: ma senza dirlo, nel senso che questa definizione non è usata e la parola fantascienza svanisce dalle fascette. Le case editrici non mettono l’accento su un aspetto considerato riduttivo e limitante.

Questo è un paradosso, dal momento che la fantascienza ha da sempre l’ambizione e la vocazione di valicare i limiti della letteratura non di genere. La fantascienza è il contrario del limite: il suo successo di fatto, anche se non riconosciuto come tale, lo conferma.

Un eventuale insegnamento dedicato alla fantascienza dovrebbe comprendere tutti i principali argomenti della scrittura creativa: come si costruiscono personaggi credibili, come si progetta una trama, quale punto di vista scegliere, come scrivere dialoghi credibili, l’importanza della revisione; ognuno di questi argomenti ha nel campo della fantascienza peculiarità che meritano un approfondimento specifico; nel nostro intervento, ci siamo limitati a qualche cenno a uno degli argomenti meni sviluppati nei corsi di creative writing, che però nella fantascienza assume una particolare importanza. Infatti, a differenza di quasi tutti gli altri generi letterari, nella fantascienza l’idea di un’ambientazione precede le altre scelte: spesso anzi andiamo alla ricerca di una trama e di personaggi per raccontare una determinata idea.

foto di Paolo S. Cavazza

Nei corsi di scrittura creativa si tende a trattare questo argomento in maniera poco approfondita; peggio ancora, viene considerato solo per gli aspetti che riguardano lo “sfondo” fisico della storia: descrizioni di una città, un interno, un luogo. L’ambientazione però non è soltanto l’ambiente fisico; è essenziale che il conflitto alla base della trama nasca da contraddizioni generate dall’interazione tra il novum e lo sfondo politico, sociale, tecnologico.

Lo scrittore di fantascienza è un creatore di mondi: altri pianeti, società del futuro, terre parallele; mondi postatomici, steampunk, distopici; mondi da colonizzare, pianeti inospitali, astronavi-città; mondi totalmente artificiali, civiltà perdute, utopie luminose. La fantascienza è la letteratura del possibile, non ammette limiti alla fantasia dell’ambientazione.

Assolutamente libero nella progettazione del tuo mondo, devi invece sentirti rigorosamente vincolato da un aspetto che non è superfluo sottolineare: deve esserci una relazione diretta tra il novum e il conflitto.

Rimando per uno sviluppo di questi e altri argomenti a un successivo post in preparazione sul blog di Studio 83, a firma di Giulia Abbate.

Giulia Abbate, Francesco Troccoli, Franco Ricciardiello

2 pensieri su “Scrivere fantascienza oggi – Salone del libro di Torino

  1. Pingback: Scrivere fantascienza oggi | Fantascritture – blog di fantascienza, fantasy, horror e weird di gian filippo pizzo

  2. Pingback: Mysterious Writers: Giulia Abbate e Franco e Franco Ricciardiello – Leggere Distopico

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