Un biglietto del tram

Estate 1981, primi giorni di luglio: arrivo a Treviso con una tradotta, un treno militare partito da Pesaro e transitato da Fano, dove era il centro addestramento reclute del mio reparto. Il treno proseguirà per Vittorio Veneto e il nordest, io invece arrivo al Quartier generale della divisione di fanteria meccanizzata “Folgore”. Mansione: scritturale, il che vuol dire che ogni mattina dopo l’appello nel piazzale della caserma salgo su un autobus militare che mi porta al comando di divisione, Villa Margherita, qualche chilometro più su sulla strada per Vittorio Veneto. Sono stato assegnato all’ufficio OA, Organizzazione e addestramento, in particolare all’addestramento, dove insieme a altri tre ragazzi di leva batto a macchina ordini, rapporti e quanto serve al maggiore e ai tenenti colonnelli dell’ufficio.

Abbiamo uno stanzino con quattro macchine da scrivere in linea, i computer ancora non sono entrati nell’uso quotidiano. A parte le incombenze di dattilografia, siamo relativamente liberi; possiamo leggere, chiacchierare, ascoltare musica.

Tra le musicassette che più ascoltiamo ce n’è una, portata da un commilitone di Arco di Trento, che è anche il mio compagno di branda; nei mesi fino alla primavera successiva, fino al suo congedo, la ascolterò centinaia di volte. Si tratta di “Un biglietto del tram” degli Stormy Six, un gruppo di Milano che con questo disco ha inciso “il più bell’esempio di musica politica mai prodotta in Italia.”[1]

Pochi sono i giorni che passano senza ascoltare questa musicassetta, conosco i pezzi a memoria; questa è la copertina:

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