Assalto al Sole, l’antologia made in Italy sul Solarpunk

È uscita per Delos Digital, curata da Franco Ricciardiello, la prima antologia dedicata al nuovo filone della science fiction internazionale.

di CARMINE TREANNI

tratto da SPECIALE ASSALTO AL SOLE: IL SOLARPUNK ITALIANO su Delos n. 220

Chi scrive segnalò nell’editoriale del numero 153 di Delos Science Fiction (Aprile 2013) la presa di posizione dello scrittore Neal Stephenson, che nel 2013 si lamentava dei suoi colleghi perché non erano più in grado di essere d’ispirazione per gli scienziati, contribuendo così, con la loro immaginazione, a creare un futuro più ottimistico. Quella posizione dell’autore di Snow Crash, espressa in un lungo articolo pubblicato sul sito del World Policy Institute, ha dato vita anche ad un progetto, denominato Hieroglyph Project, con cui Stephenson voleva convincere i suoi colleghi a scrivere fantascienza ottimistica e realistica. A sette anni di distanza, uno dei frutti più interessanti di quel pensiero è il Solarpunk, un nuovo filone della science fiction che è nata nel segno proprio dell’ottimismo.

E nel segno proprio del Solarpunk è nata l’antologia Assalto al Sole. La prima antologia solarpunk di autori italiani a cura di Franco Ricciardiello, ed edita dalla Delos Digital.

Dalla quarta di copertina, traiamo le caratteristiche principali del Solarpunk:

Se esistesse una mappa cartesiana della fantascienza, il movimento solarpunk si troverebbe probabilmente all’estremo opposto del distopico. È un tentativo di rispondere alla domanda “che aspetto ha una civiltà sostenibile e come possiamo arrivarci?” Il solarpunk può essere utopico, ottimista o interessato alla lotta per un mondo migliore, mai distopico. Il nostro mondo arrostisce a fuoco lento, abbiamo bisogno di soluzioni, non solo di avvertimenti. Il solarpunk è allo stesso tempo una visione del futuro, una provocazione ponderata, un modo di vivere e una serie di proposte realizzabili per arrivarci; è una visione di futuro che incarna il meglio di ciò che l’umanità può raggiungere: un mondo post-scarsità, post-gerarchia, post-capitalismo in cui l’umanità vede se stessa come parte della natura e l’energia pulita sostituisce i combustibili fossili.

Ricciardiello ha chiamato undici tra i migliori autori italiani di fantascienza per proporre loro di confrontarsi con questo filone e, come vedremo, gli undici scrittori che hanno accettato la sfida lo hanno fatto in modo non banale.

Continua a leggere

Guida al postmoderno / seconda parte

Nel post precedente ho precisato che questo è un catalogo personale e non esaustivo, dal momento che contiene solo testi che ho letto personalmente. Mi sono reso però conto che è necessario spendere due parole sul concetto di “letteratura postmoderna”, dal momento che non si tratta né di una scuola né di una poetica, e neppure di un movimento coordinato di autori. Invece di fornire una mia definizione, mi limito a qualche citazione illuminante:

“Hard Rain”, Fernanda Suárez, Santiago del Cile

La letteratura della postmodernità si confronta con uno scenario globale, con l’Europa delle metropoli e delle reti, con una revisione dell’idea tradizionale di scrittura. In particolare, si rilegge il passato attuando riscritture parodiche, reinvenzioni di temi e generi; si edificano labirintici iper-romanzi; si attinge a un ampio repertorio cinematografico; si riscrivono le storie e i miti della letteratura mondiale a partire da punti di vista nuovi, minoritari; infine, si affrontano le grandi paure individuali e collettive con un senso giocoso della scrittura, in piena libertà creativa.

WeSchool / EM publishers

Jakub Kowalczyk, Varsavia (Polonia)

Gli scrittori postmoderni sono visti come ribelli nei confronti dei precetti del modernismo, e spesso operano come dei bricoleurs letterari, parodizzando forme e stili legati a scrittori e artisti modernisti (e altri). Le opere postmoderne inoltre tendono a celebrare il caso sull’astuzia, oltre a impiegare la metanarrazione per indebolire l’autorità o autenticità del testo. Un’altra caratteristica della letteratura postmoderna è il domandarsi sulle distinzioni tra cultura bassa e cultura alta, per mezzo del pastiche, la combinazione di soggetti e generi precedentemente non ritenuti adatti per la letteratura.

Wikipedia Italia

Faiz Azhar, Jakarta (Indonesia)

A partire dal 1979 il postmoderno diviene materia di un dibattito molto ricco sia in sede filosofica sia sul piano creativo e ancora sul piano della cultura dei mass media: in quell’anno il filosofo francese J.-F. Lyotard pubblica La condition postmoderne, in cui indica l’età contemporanea come quella in cui la modernità ha raggiunto il suo termine con la scomparsa, la delegittimazione, di quelli che egli chiama i “grandi racconti”, vale a dire le prospettive ideologiche che, a partire dall’Illuminismo, hanno organizzato e condizionato il pensiero, la conoscenza e il comportamento delle culture occidentali. Tre soprattutto: il racconto del processo di emancipazione degli individui dallo sfruttamento e dalla servitù, quello del progresso come miglioramento costante delle condizioni di vita, e ancora il racconto idealistico della dialettica come legittimazione del sapere in una prospettiva assoluta. Rispetto a questi “meta racconti”, l’età postmoderna dichiara la sua sostanziale estraneità: non più legata quindi ai grandi progetti e ai grandi fini (la Rivoluzione, il Progresso, la Dialettica), essa si riconosce, secondo Lyotard, nella pluralità dei discorsi pragmatici che professano una validità soltanto strumentale e contingente. I “giochi del linguaggio” definiscono proprio questa realtà molteplice e antidogmatica, in cui l’individuo si colloca all’incrocio delle varie forme di conoscenza pratica, senza più perseguirne una visione totalizzante.

Voce “Postmoderno”, Enciclopedia Treccani

Continua a leggere

Il sistema del mondo. Il ciclo barocco di Neal Stephenson

Juliana Wilhelm, Ekaterinburg (Russia)

Già dieci anni fa mi domandavo su Carmilla se sarebbe mai stato tradotto e pubblicato in Italia The System of the World, il terzo volume dello straordinario Ciclo Barocco di Neal Stephenson. I primi due romanzi, Argento Vivo (Quicksilver, 2003) e Confusione (The Confusion, 2004) sono apparsi presso Rizzoli prima del 2005, dopo di che, per il pubblico italiano la serie si è interrotta. È un vero peccato, perché si tratta di una grandiosa ricostruzione, tutt’altro che ortodossa, di un momento cruciale nella storia del mondo occidentale: la gestazione di un nuovo “sistema globale”, non una dottrina filosofica ma un vero e proprio ordine nuovo economico: il ciclo di Neal Stephenson è una sfrenata incursione visionaria alle lontane radici del capitalismo nella scienza del XVII secolo, gli albori di una globalizzazione che muoveva i primi, timidi passi.

Ignoro quale accoglienza di pubblico abbiano avuto in Italia i primi due episodi; non escludo che la mole dell’opera (oltre tremila pagine totali nel formato rilegato) abbia scoraggiato i possibili acquirenti, spesso condizionati da una politica editoriale che si riduce a pubblicare in volume singolo opere della lunghezza di un racconto (mantenendo però il prezzo di un romanzo). Nel frattempo, la letteratura postmoderna si muove in tutt’altra direzione: verso una complessità che è specchio della natura del mondo, molto lontano da ogni tentativo di semplificazione.

Continua a leggere