Una città per i poeti

Secondo post del racconto di viaggio in Iran, maggio 2017

Dopo Tehran, raggiungiamo in volo la città meridionale di Shiraz, una delle principali mete del turismo nel paese, e con essa l’epicentro della storia persiana: ci troviamo infatti a pochi chilometri dalle capitali dell’antico Impero achemenide. Shiraz è una città di famosi giardini, uno dei quali è patrimonio dell’umanità, e ospita i mausolei di due grandi poeti del medioevo persiano, Hafez e Sa’di, ancora oggi enormemente amati in patria.

Come in ogni città dell’Iran, non ci sono mezzi pubblici per l’aeroporto. Noleggiamo due taxi, che sembrano fare a gara sulle strade lungo il fiume Khoshk. Dal nostro apartment hotel basta una breve passeggiata lungo una via trafficata e fiancheggiata di negozi per raggiungere il centro città, con il bazar e la fortezza di Karim Khan Zand.

Ci troviamo molto più a sud di Tehran, il clima è decisamente più caldo. Karim Khan Zand, l’uomo che sposta a Shiraz la capitale del regno nella seconda metà del Settecento, è uno dei pochi governanti del tempo disinteressati alla guerra. Non assume neppure il titolo di Shah, accontentandosi di essere chiamato reggente. La bella masjed-e Vakil accanto al bazar è costruita su suo impulso. Accanto alla fortezza che porta il suo nome mangiamo per la prima volta il faludeh, il dolce di amido di riso che si può gustare con una palla di gelato allo zafferano.

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Tehran, maggio 2017

Nell’inverno del 1979, quando scoppiò la rivoluzione iraniana, frequentavo le scuole superiori. Un giorno, quando già i religiosi radicali avevano preso il potere a Tehran sull’onda del ritorno dell’ayatollah Khomeini dall’esilio, il mio insegnante di religione disse una cosa che non ho più scordato. “Non credo più a quello che dice la televisione e scrivono i giornali. Non può essere che sia tutto male”.

Non molti mesi più tardi l’Iraq attaccava a tradimento l’Iran per impossessarsi degli enormi giacimenti di petrolio, con il beneplacito degli Stati Uniti desiderosi di vendicare lo smacco del sequestro di ostaggi all’ambasciata a Tehran. Sarò stato giovane e distratto, ma fino alla fine di quel conflitto inutile e allucinante rimasi convinto che l’Iran fosse l’aggressore, così che mi sorpresi e arrabbiai con me stesso nello scoprire la verità al cessate il fuoco, nel 1988. L’Iran aveva combattuto per otto anni da solo contro il mondo intero che vendeva a armi e finanziava Saddam Hussein: gli USA, l’URSS, l’Arabia Saudita e i paesi del Golfo.

“Non crederò più a quello che dice la televisione e scrivono i giornali,” pensai.

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Persepolis

Lucio Flavio Arriano, “Anabasi di Alessandro”, libro III, 18

10. Alessandro di nuovo marciò spedito verso il fiume e, trovando il ponte già costruito, passò agevolmente con l’esercito. Di qui si diresse rapidamente verso Persepoli cosicché giunse prima che le sentinelle rubassero le ricchezze. 11. Si impadronì anche delle ricchezze a Pasargade, che erano state tra i tesori di Ciro il vecchio. Incendiò la reggia persiana, contro il parere di Parmenione che la voleva salvare: non era bello, diceva tra l’altro, che Alessandro distruggesse ricchezze che ormai gli appartenevano; gli abitanti dell’Asia inoltre, non l’avrebbero accolto benevolmente vedendo che non aveva in animo di conservare per sé l’impero dell’Asia, ma di percorrerlo da conquistatore. 12. Alessandro però diceva di voler punire così i Persiani che avevano distrutto Atene e bruciato i templi al tempo della spedizione in Grecia. E disse che intendeva punirli per tutti gli altri mali che avevano inflitto ai Greci. Quanto a me, io non credo che Alessandro abbia agito ragionevolmente in questa occasione, né penso che questa fosse una punizione per i Persiani di un tempo.