“Naila di Mondo9” e lo stato dell’arte nella fantascienza italiana

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di FRANCO RICCIARDIELLO

Il presente post ripropone il mio intervento dal titolo Naila di Mondo9, o la ruggine dell’entropia apparso su PULP libri

Ad anni di distanza dal successo della serie dell’inquisitore Eymerich (e ricordiamo che la casa editrice milanese fu colta assolutamente di sorpresa dall’inatteso risultato di vendite di Valerio Evangelisti nella collana da edicola Urania), Mondadori ha deciso di investire nuovamente in un’operazione sulla fantascienza italiana.

È noto che in Italia il genere fantascienza è da sempre considerato figlio di un dio minore: letteratura d’evasione nel migliore dei casi, altrimenti divertissement innocuo per nerd. L’atteggiamento di sufficienza degli addetti ai lavori e il pregiudizio del pubblico trovano per ironia riflesso in un comportamento autolesionista degli appassionati: la sindrome del ghetto, per cui i fan si considerano come gli illuminati profeti del genere letterario che più fa ricorso al sense of wonder, in un circolo vizioso che vede migliaia di aspiranti autori dilettanti venerare i grandi nomi della fantascienza anglosassone e snobbare, al tempo stesso, gli autori italiani. Si recrimina continuamente la mancanza di opportunità di pubblicazione in Italia, e poi si continuano a leggere autori stranieri.

Questo non significa che si debba nutrire una anacronistica preferenza autarchica per i pochi autori italiani che giungono alla grande distribuzione editoriale, ma almeno consideriamo con attenzione quello che succede nel cortile di casa .

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