Una nemesi storica

Un luglio a Treviso

Caserma Tommaso Salsa, luglio 2021

Nello scorso mese di luglio sono tornato per la prima volta, (quasi) esattamente quarant’anni dopo, a Treviso, dove arrivai nel luglio 1981 con una tradotta militare, uno di quei treni speciali carichi di soldati di leva. Avevo fatto tre settimane di addestramento, si fa per dire, al CAR di Fano, in provincia di Pesaro. CAR era la sigla di “centro addestramento reclute”, anche se in quegli anni, con un umorismo probabilmente involontario, dato l’ambiente dell’esercito italiano, era stato ribattezzato BAR (Base Addestramento Reclute). In realtà ero destinato a un’altra sede, Villa Opicina sopra Trieste, ma era giunta a Fano una delegazione dal comando del Corpo d’Armata per selezionare chi fosse in grado di battere a macchina velocemente: siccome sapevo dattilografare con dieci dita a notevole velocità, sotto dettatura, fui dirottato sul comando di Divisione.

Porta San Tomaso

Dunque, dopo tre settimane al BAR giunsi a Treviso, dove rimasi fino al 366° giorno di naja; tre quarti dell’esercito italiano, in quegli anni di Guerra fredda, erano dislocati nel nordest. Treviso, come altre città capoluogo, aveva più caserme che ospitavano diversi reparti. Io finii nella caserma Tommaso Salsa, il cui ingresso affacciava sulla via omonima, intitolata a un generale che quando era all’inizio della carriera partecipò alla repressione della rivolta dei boxer in Cina — pagine del suo diario con il resoconto delle atrocità perpetrate dal corpo di spedizione internazionale si possono leggere in Italiani brava gente di Angelo Del Boca.

La caserma ospitava due reparti: il quartier generale della divisione meccanizzata Folgore, al quale ero assegnato con mansioni di “scritturale” (tradotto dal militaresco al civile: impiegato d’ordine), e che nell’autunno di quel 1981 fu ribattezzato “reparto comando”, e il battaglione logistico della stessa divisione.

Con enorme soddisfazione, durante questo mio rapido transito di ritorno a Treviso, ho visto che la caserma Tommaso Salsa è oggi un centro sociale. Leggo che è stata dismessa nel 2005, a seguito dell’abolizione della leva obbligatoria (e con la fine della Guerra fredda, aggiungo). Non riesco a comunicare il piacere di vedere trasformato in qualcosa di utile quel posto pieno di sadici, malversatori, sfruttatori dello Stato, paranoici che erano gli ufficiali e sottufficiali dell’Esercito Italiano.

sotto il loggiato c’erano i banchi della libreria Tarantola

Per il resto, ho stentato un po’ a riconoscere la città che ogni sera percorrevo in libera uscita — sempre le stesse vie, a dire il vero. Porta San Tomaso, dalla quale si entrava nel centro storico provenendo dalla caserma; il loggiato di via Martiri della Libertà, sotto il quale c’erano i banchi della libreria Tarantola, che vendeva a prezzo stracciato remainder e tascabili di seconda mano, che acquistavo a piene mani; piazza dei Signori e i suoi magnifici palazzi rinascimentali, le vie nei dintorni, il corso del Popolo che portava alla stazione ferroviaria, in ogni città luogo di passaggio di tutti i ragazzi di leva, come un portale che dà accesso a un altro mondo parallelo; le mura della città con la passeggiata, le ville in riva al Sile. Ricordavo una città invernale, chiusa; per noi soldati di leva era difficile integrarsi, quand’anche lo avessimo voluto. Qualcuno ci fu costretto, perché avendo messo incinta una ragazza del posto dovette sposarsi. Non è che la città ci rifiutasse, anzi immagino che rappresentassimo un’entrata economica non trascurabile, eravamo migliaia di giovani che passavano la sera al cinematografo o in pizzeria, dal momento che non sempre ci rassegnavamo a cenare alle 18 alla mensa di caserma.

A Treviso, ho visto che la caserma Salsa è oggi un centro sociale. Non riesco a comunicare il piacere di vedere trasformato in qualcosa di utile quel posto pieno di sadici, malversatori, sfruttatori dello Stato, paranoici che erano gli ufficiali e sottufficiali dell’Esercito italiano

E questo è tutto. Sono passati quarant’anni, la Guerra fredda è quasi nei libri di storia, la caserma Salsa è diventata un centro sociale. Sotto la loggia del palazzo dei Trecento in piazza dei Signori, dove transitavamo velocemente, mi sono fermato a mangiare in un ristorante all’aperto. La libreria Tarantola non esiste più, e chissà quanti cinematografi avranno chiuso. Villa Margherita, dove aveva sede il comando di divisione con il generale comandante e il suo stato  maggiore e staff, e dove ogni mattina venivamo trasportati in camion per il lavoro quotidiano, è diventata il Parco degli Alberi Parlanti, con animazioni per famiglie con bambini, e dove c’era l’ufficio OA (Organizzazione e Addestramento) al quale ero assegnato ora c’è una trattoria.

Il 366° giorno mi presentai alla cerimonia del congedo in cortile indossando una camicia rosso fiammante. Il maggiore comandante ci congedò velocemente e se ne tornò in ufficio. La dattilografia non serve più a nessuno, ma io continuo a scrivere alla tastiera del computer con dieci dita.

In tuta da combattimento al campo d’addestramento di Cordenons (PN), 26 settembre 1981, giorno del mio ventesimo compleanno

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