Assecondare le proprie ossessioni

È importante assecondare le proprie ossessioni; alcune mi seguono fino all’adolescenza, altre sono sopravvenute negli anni, alcune sono scomparse e altre ancora sono qui. Molte di queste sono entrate nei miei testi.

Negli anni passati ho recuperato e rivisitato ossessioni cinematografiche che mi perseguitano da quarant’anni: Zardoz di John Boorman, L’uomo che cadde sulla terra di Nicolas Roeg, Solaris di Andrej Tarkovskij; adesso sono nella fase di rivisitazione musicale, nel concreto alcuni dischi che hanno caratterizzato la mia giovinezza. Dopo Un biglietto del tram degli Stormy Six, di cui ho scritto qualche settimana fa, ho acquistato su eBay un vinile originale del 1978, mai più ristampato. Si tratta di Danze e ballate dell’area celtica italiana del gruppo torinese La Lionetta, per molti anni una delle più famose formazioni del folk-revival italiano, certamente il meno ortodosso ed il più orientato ad una riproposizione creativa e svincolata dagli schemi del repertorio popolare nord-italiano.

La Lionetta negli anni Settanta

Nel 1978 i componenti erano:

Roberto Aversa (voce, chitarra acustica, thin wistle, cornamusa, percussioni)
Maurizio Bertani (mandolino, flauto dolce, bombarde, metallofono, violino, voce)
Marco Ghio (violino, tablas, voce)
Vincenzo Gioanola (melodeon, accordeon, dulcimer, banjo, percussioni, voce)
Laura Malaterra (voce, chitarra classica, dulcimer, percussioni)

In questi anni ho ascoltato questo LP in una registrazione su musicassetta, taroccata, forse a sua volta riversata da un’altra musicassetta, ma adesso non ho più un riproduttore a nastro. Danze e ballate dell’area celtica italiana è disponibile su Amazon Music, ma come ho spiegato in un precedente post io sono uno degli (ancora molti) feticisti del vinile, soprattutto di quelle copertine grandi, con immagini e caratteri intelligibili.

La definizione di “area celtica” applicata alla musica popolare risale al ricercatore e musicologo torinese (nonché membro del parlamento) Costantino Nigra (1828-1907), al quale è dedicata una via anche nella mia città: fu lui a parlare, dal punto di vista musicale, di un’area celto-romanza o celto-latina, cioè la zona italiana (Piemonte e Valle d’Aosta in particolare) all’interno dell’area musicale celtica europea, una vasta parte dell’Europa dall’Irlanda alla Francia, dalla Galizia e Portogallo all’Italia del Nord.

Danze e ballate  contiene due pezzi strumentali tradizionali, un saltarello e una danza di Coumboscuro[1]; ci sono poi tre suite di danze, una per cornamuse, un’altra che contiene due curente (o courente in provenzale-occitano) e una con tre gighe di Sampeyre[2]. Ci sono poi sei ballate cantate in vari dialetti piemontesi, tutte tratte da Canti del Piemonte, la raccolta compilata da Costantino Nigra:

Prinsi Raimund (Canti del Piemonte n 6)
Un’eroina (Canti del Piemonte n. 13)
Papà demi la bela (Canti del Piemonte n. 41)
La bergera (Canti del Piemonte n. 90)
Le vioire (la canzone di Martin) (Canti del Piemonte n 132)

Le prime due ballate, in particolare, interpretate dalla voce di Laura Malaterra, hanno arrangiamenti tipici del progressive italiano anni settanta, con lunghi incisi musicali, bellissimi, e un trattamento che sottolinea il carattere drammatico del testo.

Un’eroina

Nelle note dell’album è scritto:

Ballata diffusa in tutta l’Italia settentrionale e centrale. Appartiene al filone della “Balladry” europea e la medesima storia ricorre in testi anglo-scozzesi, francesi, spagnoli , tedeschi, olandesi scandinavi, ungheresi e slavi. La musica su cui abbiamo basato il nostro arrangiamento é tratta dalle ricerche di R. Leydi e F. Coggia sull’astigiano su cui abbiamo sviluppato una nostra propria ricerca melodica che si risolve, ad esempio, nella danza centrale e nell’intervento sulla melodia portante della ballata.”

Si tratta di una ballata molto diffusa, conosciuta anche con il titolo L’Inglesa: il tema è quello del marito assassino, il Barbablù delle fiabe, presente in parecchie ballate popolari dell’area, per convenzione classificato dai musicology come Lady Isabel and the Elf Knight (Child ballad #4). Per praticità, riporto il titolo in italiano, benché in dialetto sia decisamente più suggestivo:

UN’EROINA

Il figlio del signor conte si voleva sposare
voleva una Monferrina, la figlia di un cavaliere
sabato va con le promesse e domenica va a sposarla
Fanno cinquanta miglia senza mai parlarle insieme.

La prima volta che le parlò, sapeva bene cosa dirle
“Guardate là bella monferrina il castello con belle mura
52 monferrine là dentro ho già portato
e alle 52 monferrine la testa ho mozzato.

Altrettanto farò, monferrina, quando voi sarete là”
“Sentite signor conte, prestatemi la vostra spada”
“E dite un po’ bella monferrina, cosa mai ne volete fare?
“Voglio tagliare un ramoscello e fare ombra al cavallo”

La bella prende la spada e nel cuore gliela pianta
“Vai là signor conte, vai là in quel fosso!”
Ha girato il cavallo per la briglia e indietro è ritornata.
Per primi che incontra, sono i fratelli.

“Dì un po’ bella monferrina perché ti trovi qui?”
“Ho incontrato i banditi che hanno ucciso mio marito”

Prinsi Raimund

Il canto inizia con la voce accompagnata dagli accordi di chitarra, poi l’andamento è quello di un valzer lento e si uniscono man mano anche gli altri strumenti (con delicati arpeggi) quando arriva il momento della cavalcata l’andamento è più sostenuto con il violino che segue un suo fraseggio tra la melodia con abbellimenti quasi barocchi e s’insinua nel contrappunto con la chitarra, il tutto con un taglio prog sebbene acustico.

(da Terre Celtiche Blog)

Si tratta di una ballata di origine francese, conosciuta di solito come Les trois anneaux (i tre anelli), indirizzata prevalentemente a un pubblico femminile, forse eseguita in contesto lavorativo: nelle stanze delle donne dove la castellana e le sue ancelle si trovavano a trascorrere le lunghe giornate filando, tessendo e ricamando drappi, arazzi o vestiti. Ancora nel settecento/ottocento, le merlettaie attraverso il canto riflettono sul mondo maschile, le violenze e le brutalità che devono subire in quanto donne, considerate alla stregua di prede di caccia e trofei dal ventre fecondo. Una donna sposata deve dare prova costantemente della sua fedeltà e non dovranno mai esserci dubbi sulla linea di sangue della discendenza.

La versione dei La Lionetta è in un dialetto appena più comprensibile di Un’eroina, ma trascrivo ancora il testo in italiano:

Principe Raimondo si vuole maritare
una dama gentile si vuole sposare
non é ancora un anno che é maritato
che alla guerra gli tocca già andare
Fa stare a casa il suo fratellino
che gli custodisca il suo bel figliolino
Fa stare a casa il suo fratellino
che gli custodisca il suo bel figliolino
“Se vi dico dama gentile
vorreste fare l’amore con me?”
“Oh no no no principe di Lione
non faccio questo torto a mio marito”
Principe di Lione va dall’orefice
per farsi fare due anelloni,
due anelloni due anellini
uguali a quelli della Mariunsin
Principe Raimondo l’ha visto venire
“Che notizie mi portate?”
“Buone per me e cattive per voi
la vostra dama mi ha fatto l’amore”
“La mia dama é dama d’onore
non avrà fatto l’amore con voi
La mia dama é dama d’onore
non avrà fatto l’amore con voi”
“Se non vi basto io
guardateli qui i vostri due anellini
due anellini due anelloni
proprio come quelli della Mariunsun”
Principe Raimondo monta a cavallo
senza la sella e senza gli stivali
e tanto forte lo faceva andare
che le pietre della città faceva tremare
La sua mamma che era al balcone
ha visto il principe che veniva a Lione
“Se vi dico dama gentile
andate incontro a vostro marito”
“Ma cosa gli avrò da presentare?”
“Presentategli il suo figliolino bello”
“Ma cosa gli avrò da presentare?”
“Presentategli il suo figliolino bello”
L’ha preso per mani e piedi
giù dalle scale l’ha fatto volare .
“Piano piano piano signor cavaliere
perché ammazzate il mio bel figliolino?”
“Taci taci o dama gentile
che altrettanto farò dite”
“Taci taci o dama gentile
che altrettanto farò dite”
Ha legato la dama gentile
alla coda del cavallo grigione
e tanto forte lo faceva andare
che le pietre della città faceva tremare
“Oh ma già che devo morire
prendetevi la chiave del vostro cofanetto”
“Oh ma già che devo morire
prendetevi la chiave del vostro cofanetto”
E nell’aprire quel bel cofanetto
perfino i gioielli facevano “din din”
E nell’aprire quel bel cofanetto
perfino i gioielli facevano “din din”
“Se vi dico dama gentile
potete ancora rinvenire”
“Oh no no no signor cavaliere
voi mi avete ammazzato il mio bel figliolino”
“Buttatemi giù la mia spada
quella dall’impugnatura dorata”
Quando ha avuto la sua spada
nel cuore se l’é piantata
“Per una malalingua che ho ascoltato
in tre dobbiamo morire
Per una malalingua che ho ascoltato
in tre dobbiamo morire.


[1] Coumboscuro, comune di Monterosso, è un vallone laterale della Valle Grana in provincia di Cuneo; qui negli anni cinquanta è stato fondato il Coumboscuro Centre Prouvençal, per la riscoperta della lingua e delle tradizioni dell’area provenzale nella Alpi occidentali italiane.

[2] Comune della Val Varaita, Cuneo.

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