Un biglietto del tram

Estate 1981, primi giorni di luglio: arrivo a Treviso con una tradotta, un treno militare partito da Pesaro e transitato da Fano, dove era il centro addestramento reclute del mio reparto. Il treno proseguirà per Vittorio Veneto e il nordest, io invece arrivo al Quartier generale della divisione di fanteria meccanizzata “Folgore”. Mansione: scritturale, il che vuol dire che ogni mattina dopo l’appello nel piazzale della caserma salgo su un autobus militare che mi porta al comando di divisione, Villa Margherita, qualche chilometro più su sulla strada per Vittorio Veneto. Sono stato assegnato all’ufficio OA, Organizzazione e addestramento, in particolare all’addestramento, dove insieme a altri tre ragazzi di leva batto a macchina ordini, rapporti e quanto serve al maggiore e ai tenenti colonnelli dell’ufficio.

Abbiamo uno stanzino con quattro macchine da scrivere in linea, i computer ancora non sono entrati nell’uso quotidiano. A parte le incombenze di dattilografia, siamo relativamente liberi; possiamo leggere, chiacchierare, ascoltare musica.

Tra le musicassette che più ascoltiamo ce n’è una, portata da un commilitone di Arco di Trento, che è anche il mio compagno di branda; nei mesi fino alla primavera successiva, fino al suo congedo, la ascolterò centinaia di volte. Si tratta di “Un biglietto del tram” degli Stormy Six, un gruppo di Milano che con questo disco ha inciso “il più bell’esempio di musica politica mai prodotta in Italia.”[1]

Pochi sono i giorni che passano senza ascoltare questa musicassetta, conosco i pezzi a memoria; questa è la copertina:

Tuttavia la cassetta che ascoltiamo nell’ufficetto non ha più copertina, questa è la sua apparenza:

Molti testi, specialmente alcuni passaggi delle prime due canzoni, mi rimarranno in testa per sempre; in particolare il bridge della prima track, Stalingrado:

L’orchestra fa ballare gli ufficiali nei caffè
Il vento mette li gelo nelle ossa
Ma dentro le prigioni l’aria brucia come se
Cantasse il coro dell’Armata Rossa

L’album era uscito solo sei anni prima, nel ’75. Scrivono Paolo Chang e Alessandro Achilli nel libretto del CD Stormy Six. Un concerto (Radio Popolare, 1995):

La vibrante rievocazione di pagine della Resistenza — a metà strada tra apologo militante e ballata lirica — entrava in risonanza con la pratica di massa dell’antifascismo degli anni settanta. Un’opera in cui la musica manteneva le sue prerogative folk ma già conosceva punti di fuga in direzioni progressive, con un sottotesto musicale estraneo a molte convenzioni stilistiche e un diverso impiego di strumenti tradizionali come violino e mandolino.

Infatti ciò che più colpisce all’ascolto è il rapporto tra i testi: politici, militanti quelli delle prime due canzoni (le famose Stalingrado/La fabbrica praticamente fuse insieme come in un medley), più surreali quelli delle successive — e la musica, con arrangiamenti acustici molto elaborati e anche raffinati, che permettono al quintetto d’archi Il Quartettone di incidere dal vivo una fantasia di variazioni intitolata Un quartetto del tram nel CD indicato nelle note.

I testi dell’album raccontano in maniera cronologica la storia d’Italia a partire dagli scioperi del marzo 1943 contro il fascismo, fino agli anni post bellici: l’8 settembre, le stragi nazifasciste nell’Italia occupata, figure della resistenza come Dante Di Nanni e Gianfranco Mattei, e anche la disillusione del dopoguerra — spesso con un approccio metaforico, surreale.

Negli anni successivi al congedo, cercai il disco ma non era più in catalogo, e tale rimase fino al 1996 quando il CD fu ripubblicato da Fonit Cetra; lo acquistai e ascoltai con elevata frequenza, tanto che mia figlia un giorno (poteva avere dieci, undici anni) mi chiese di farle ascoltare la canzone della “donna di granito”. Si tratta di un verso di Stalingrado:

Strade di Stalingrado di sangue siete lastricate
Ride una donna di granito su mille barricate

Il riferimento è a La Madre Patria chiama (Родина-мать зовёт), la statua di 52 metri e 7.900 tonnellate eretta dopo la guerra sulla collina Mamaev Kurgan di Stalingrado, oggi Volgograd, per celebrare la vittoria sulla VI armata della Wehrmacht; ecco il monumento:

Qualche giorno fa invece (dunque, circa quarant’anni dopo il primo ascolto) ho comprato anche il vinile di Un biglietto del tram. Bisogna assecondare le proprie ossessioni, non combatterle. 180 grammi, vinile rosso trasparente Vinyl Magic, qualità acustica ottima ma scarsa cura per la confezione: al contrario dell’edizione originale, la busta interna NON contiene i testi delle canzoni, e sul retro della copertina c’è un grossolano refuso tra i titoli delle canzoni, “Nuovle a Vinca” invece di Nuvole.

Il retro della copertina, con il refuso nel titolo della prima canzone sul lato B
La busta interna nell’edizione originale in vinile

Ma non importa. La sera mi trasferisco nella stanza di casa dedicata ai libri e alla musica, metto il vinile sul piatto e spengo le luci.

Fame e macerie sotto i mortai
Come l’acciaio resiste la città
Strade di Stalingrado, di sangue siete lastricate;
Ride una donna di granito su mille barricate.
Sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa
D’ora in poi troverà Stalingrado in ogni città

Gli Stormy Six negli anni Settanta

Note

[1] Dal sito Canzoni contro la guerra

Un pensiero su “Un biglietto del tram

  1. Pingback: Assecondare le proprie ossessioni | AI MARGINI DEL CAOS

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.