«Assalto al sole» alla Loving the Alien Fest di Torino

Martedì 22 settembre esce in libreria Assalto al Sole, «la prima antologia solarpunk di autori italiani» che ho curato per Delos Digital: undici autori per dieci racconti che presentano un futuro utopico o distopico, o entrambe le possibilità contemporaneamente perché l’utopia di alcuni è la distopia per altri. Il libro sarà presentato in anteprima domenica 20 settembre alla Loving the Alien Fest al Mufant, il Museo della Fantascienza di Torino.

Il sottogenere solarpunk si diffonde anche in Italia, fino a oggi grazie soprattutto all’interesse di Francesco Verso e alla pubblicazione di autori tradotti dall’estero: io ho cercato di riunire un gruppo di scrittori e scrittrici che hanno raccolto la sfida di mettersi in gioco con le regole e le convenzioni di questa fantascienza da premesse ottimiste.

ASSALTO AL SOLE

a cura di Franco Ricciardiello

Odissea Delos Digital, 300 pagine € 17,00, ISBN 9788825412949

I racconti

La sequenza dei racconti è costruita come un percorso, secondo la mia visione personale: i lettori possono seguirlo, oppure costruirsene un altro sulla base di criteri personali.

Ho voluto che Solstizio, il mio racconto lungo destinato a aprire questa antologia, fosse, a rischio di scarso rilievo drammatico, irrimediabilmente ottimista. Ci sono riuscito solo in parte, perché il racconto si è trasformato in un dépliant utopistico sull’Europa del futuro. Ho volutamente messo l’accento sulla trasformazione del paesaggio, perché la questione ecologica e il tema della sostenibilità mi sembrano il punto di partenza più interessante della riflessione solarpunk. Mi sono concentrato in maniera particolare sulla conversione delle città, convinto che sia la chiave di volta del futuro prossimo, e che ogni cambiamento sociale debba di necessità partire dalla riprogettazione dello spazio comune — e auspico che questo movimento inizi in Europa. Propongo quindi ai lettori di considerare il mio racconto come un’introduzione al mondo solarpunk, anche se spero si affezionino almeno un poco alla mia protagonista.

La prima legge di Davide Del Popolo Riolo si basa in parte su un presupposto legale, punto fermo intorno a quale si sviluppa una storia originale, permeata da un’amara ironia in grado di rendere ambigua l’utopia solare che illustra: perché non esiste organizzazione sociale senza che nasca un’opposizione, e anche il paradigma politico che riscuote il massimo consenso possibile coltiva al suo interno la contestazione. La prima legge è un racconto che insinua il dubbio, oppure riafferma la validità di un’utopia della sostenibilità tramite il suo rovesciamento parodistico? Ai posteri, anzi no, ai lettori, l’ardua sentenza.

Nutopia, di Stefano Carducci e Alessandro Fambrini ha un forte sapore hard, che non stona affatto con il tema dell’antologia. Il “mondo nuovo” della loro utopia nuova è rinato dalle macerie di una catastrofe planetaria, con regole di vita differenti dalle nostre e novità comportamentali che forse oggi troveremmo scarsamente etiche — ma ogni epoca ha un concetto proprio della morale, e il rito di passaggio contenuto nel racconto appare come la metafora del superamento di un’impasse globale della società, l’approdo alla maturità per la civiltà umana.

La semina di Serena M. Barbacetto è il racconto più breve di questa raccolta; la presenta una limitata drammatizzazione costruita intorno a un’idea affascinante, che per certi versi si sovrappone a quella del racconto di Franci Conforti, con soluzioni e narrazioni tuttavia molto differenti. Il particolare punto di vista di La semina, quello di un adolescente, e la lunghezza contenuta determinano un’atmosfera ottimista che si discosta dalla media degli altri racconti, in senso positivo: il momento giusto per speculare sulle implicazioni di una tecnologia futuribile è quando questa è ancora “giovane”, quando si trova ancora in uno stato di possibilità, all’inizio di quel “giardino dei sentieri che si biforcano” che è la letteratura d’anticipazione.

Nero assoluto di Romina Braggion ha un’ambientazione tutt’altro che esotica; come in altri racconti pubblicati da questa autrice, che si sta imponendo con decisione nella fantascienza italiana, il paesaggio domestico recupera progressivamente le ferite inferte da un’antropizzazione selvaggia, e i protagonisti vivono in comunità di dimensioni limitate. La sua poetica, per ora almeno, non è interessata alla città del futuro, quanto alla ricomposizione di un rapporto dell’individualità/collettività con l’ambiente. In questo racconto ci presenta una terapia psichiatrica del futuro, con l’attenzione puntata più sul paziente che sulla novazione farmacologica. Ne viene fuori un altro dei suoi molti personaggi di un’umanità commovente, oltre che un futuro caratterizzato da tecnologie dolci.

La seconda chance di Silvia Treves è forse il racconto più hard, in senso di “scienze dure” naturalmente, in questa raccolta. È ambientato in un futuro non troppo lontano ma profondamente diverso dal nostro, nel momento in cui la protagonista principale è costretta a un bilancio degli avvenimenti che hanno dato una svolta non solo alla sua vita, ma all’intera struttura sociale. Treves schizza un’ambientazione con pochi colpi di pennello, come un abbozzo a china che lascia trasparire la solida costruzione che la sorregge. È come se avesse ideato uno scenario sufficiente per scrivere un romanzo, limitatosi però a un racconto di media lunghezza; l’impressione che ne ricava il lettore è quella di trovarsi sulla punta di un iceberg, con la consapevolezza della massa immensa sotto i suoi piedi. Mi auguro quindi che questa ambientazione invogli l’autrice a scrivere in futuro altre storie, anche lunghe.

Il racconto L’ora blu di Nino Martino parte da una tesi semplice: non è sufficiente la disponibilità di energia a basso costo coniugata con una connettività garantita a chiunque per fondare un’utopia. La scelta di un punto di vista “alieno” e una ambientazione quasi teatrale, in cui tutto va in scena agli occhi dello spettatore come su un palcoscenico dove si avvicendano i personaggi, non può che aggiungere un fascino particolare a una storia che ha un sapore rétro da età dell’oro della fantascienza sociologica.

Solar Storm di Lukha B. Kremo è un racconto che coniuga speculazione politica, o sociale se preferite, e estrapolazione scientifica, in una ambientazione plausibile costruita a partire da dati già oggi disponibili sul riscaldamento globale; lo scenario è però assolutamente originale, il continente antartico, e risulta difficile al lettore dividere il bene dal male — anche perché questo non è sempre compito della letteratura.

Giochi di luce di Franci Conforti condivide con altri inclusi in questa antologia un’idea di partenza molto originale; il solarpunk è chiamato a creare una propria mitologia letteraria, e il momento giusto per farlo è questo, quando i suoi confini ancora sono in formazione. L’ambientazione è esotica, e comprende anche un modesto braccio di ferro tra civiltà, generato da una parziale incomprensione che è il motore della trama: ci insegna che una pratica della sostenibilità è non solo possibile, ma addirittura fondamentale anche fuori dai confini geografici e sociali del mondo industrializzato.

Il libro di Flora di Giulia Abbate è un racconto solare in un’ambientazione distopica: solare perché si chiude con una nota di ottimismo, dove la moralità dell’azione nasce dal diritto universale di resistere all’oppressione. Ma in questa storia c’è molto di più: ci sono alcuni tra i tópoi immortali della fantascienza, c’è un personaggio che amerete, c’è azione e c’è filosofia, tanto che il testo sembra la cima di una montagna, ancora sepolta nella capacità d’immaginazione dell’autrice.

Franco Ricciardiello, settembre 2020

 

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