Le «cose morte» di Richard Calder

Questa è la terza parte di un post dedicato alla trilogia Dead Girls di Richard Calder; la prima parte prima parte è stata pubblicata il 3 luglio scorso.

Il volume conclusivo della trilogia, e terzo libro della bibliografia di Calder, è Strange Things (1996), mai tradotto in Italia; in un certo senso, è più fruibile del precedente, ostico Dead Boys.

Com’è nella sua natura di elohim, Dagon è consapevole della missione inscritta nei propri geni: uccidere tutte le lilim dell’universo. La Sardanapalus, astronave di costruzione marziana che viaggia nel tempo come nello spazio, lo porta nella Bangkok del 1994, «centro finanziario di una civiltà la cui valuta universale è la pornografia»:

 In che senso la fellatio è vampirismo e perché il vampirismo che vorrebbe essere umano è diventato a forza predominante alla fine del XX secolo? Cosa significano queste due cose? Pensa allo shopping, all’iperconsumismo, al solipsismo di un’era autoerotica. Un’era dell’informazione inevitabilmente evolve in un’era di pornografia.

Yaşar Vurdem, Kayseri (Turchia), illustrazione per “Redmond Born”

L’arrivo della Sardanapalus sulla Terra provoca la separazione di due universi paralleli, nel secondo dei quali l’astronave è appena partita invece di arrivare. Il comandante, Mephisto, proclama di volersi impossessare della “bomba della realtà” inventata dal dottor Toxicoplilus, la più avanzata arma contro le lilim, da usarsi nella Cappella della Presenza lilim prima dell’alba, il momento e il luogo in cui sono più vulnerabili. In questo modo gli elohim arriveranno molto vicino all’obiettivo di «distruggere il principio femminile dell’universo», anzi in tutti i molteplici universi paralleli. Il migliaio circa di elohim esistenti impersonano una limitazione all’indiscriminata espansione demografica delle lilim, le “bambole” che vivono per trasmettere il morbo agli esseri umani, e che già sono milioni. Le lilim vivono in comunità dentro ziggurat costruite in ogni città, chiamate nymphenberg.

Mentre le lilim veicolano il seme di Meta, gli elohim ne veicolano la disciplina, la necessità biologica di un radicale controllo del suo modello di riproduzione attraverso l’abbattimento selettivo della femmina della specie.

Fratelli e sorelle in Meta, sono caratterizzati da una rigida differenziazione sessuale e comportamentale: gli elohim, virtualmente immortali, hanno epidermide tendente al grigio «come pergamena di incunaboli», corti capelli grigi «come quelli di un Cesare punk romano», occhi come il metallo di un’arma, volto adolescente «da mantide» dicono i giornalisti di gossip, abbigliamento che è una «una manifestazione esteriore del codice spirituale del dandy»;

Gli elohim, mi sembra, sono a volte narcisisti come le loro sorelle (e certamente altrettanto solipsisti, poiché Meta è un dio implosivo che si auto-consuma.

L’aspetto delle lilim, che impersonano «il parassitismo del gamete umano da parte di Meta», è invece il trionfo di un femminilità adolescenziale al limite del gothic: profumo, vestiti di crinoline, chiffon, giarrettiere, pizzo. Una lilim «esiste per essere osservata, ma all’osservatore provoca angoscia e frustrazione».

“Il suo cuore era come un treno espresso che sfrecciava in un paese sconosciuto mentre, sciogliendosi tra le sue braccia, si alzava in punta di piedi per baciarlo”; ma  le lilim, senza scarpe, sans i loro amati tacchi alti (le pantofole di vetro sono in declino, come ogni moda svaniscono, le ragazze tornano sempre al classico stiletto di vernice nera) sono come piccole ballerine che devono rimanere per sempre sur les pointes, il loro movimento in punta di piedi ricompensa l’oneroso debito verso il dio dell’artificiale.

C’è un movimento di pensiero (ma potrebbe essere effetto di uno dei tanti cambiamenti del passato che intervengono in questo universo) che sostiene una discendenza di lilim e elohim da Marte, tramite una migrazione in tempi preistorici, come testimoniato da pitture rupestri sulla Terra. Al contrario, nessuno sa con certezza quale sia l’origine di Meta: sia elohim che lilim sono convinti che esistesse in gestazione già prima del big bang. Meta è il Demiurgo, sostiene Dagon.

In questo ultimo romanzo della trilogia, l’origine di Dagon/Ignatz è quella imposta dalla riscrittura del passato da parte di Meta: lui è divenuto Gabriel Strange, Primavera è la sorella che lo chiama affettuosamente Arcangelo Gabriele. Conformemente alla propria natura, Dagon prova l’impulso di sterminare fino all’ultima le lilim, ma questo è anche il desiderio di morte installato nella matrice delle dead girls.

Dagon è aiutato da Lipstick, una lilim che ha tradito le sorelle per aiutare gli eleohim. L’equipaggio della Sardanapalus attacca un nymphenberg sul pianeta Doriminu dov’è custodita da bomba della realtà.

La bomba di Toxicophilus, da sola, permetterà di completare la nostra millenaria missione: sterminare ogni lilim non solo in questo universo, ma in ogni universo, non solo in questo tempo, ma in ogni tempo.

Durante la scorreria, Dagon e i suoi compiono la consueta strage; s’inoltrano camminando su un tappeto di ragazze morte nella ziggurat fino a raggiungere una stanza chiusa, decorata con «le rappresentazioni simboliche della relazione tra le due specie», Adamo/Eva, maschio umano/femmina umana, Cielo e Terra, yin e yang. La bomba della realtà è contenuta qui, dentro un cofanetto da gioielli.

“Automobili” di Yurij Švedov, Mosca /Russia)

Dagon si risveglia a bordo della Sardanapalus, sembra prigioniero di una lilim, Frankie St Fallon. C’è anche Mephisto, che gli racconta una storia incredibile: la bomba della realtà è semplicemente una fiala somministrata direttamente a lui, Dagon, che non è un elohim bensì l’ultima creazione artificiale del dottor Toxicophilus prima di venire ucciso in un raid aereo americano. Su insistenza degli altri creatori di bambole, il dottore ha creato Dagon come antidoto alla peste delle bambole: Dagon/Ignatz è in effetti una bomba vivente, che a questo punto esploderà tra ventiquattr’ore, annullando la riscrittura del passato perpetrata da Meta; questo ricondurrà la realtà all’anno 2030, in un continuum in cui Toxicophilus non esiste.

L’equipaggio della Sardanapalus inizia l’irruzione nel nymphenberg dove si trova la Cappella della Presenza, che a quanto pare è il luogo in cui le lilim si dedicano al culto di una figura femminile crocefissa come il Cristo. Ha luogo la consueta, indiscriminata strage di “ragazze morte”, ma questa volta Mephisto perde la vita.

Dagon/Ignatz/Gabriel Strange si ritrova a Bangkok, nello stesso universo dal quale è partito. Con lui c’è Lipstick. Forse Meta è stata distrutta dall’esplosione della Bomba della Realtà, ma niente è certo in questa trilogia di difficile interpretazione.

3 – FINE

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