Ci sono grandi autrici ovunque, nella storia della letteratura

“Shallan Davar” di Antti Hakosaari, Lahti (Finlandia)

Nel compilare una lista di autori e opere del postmoderno pubblicata l’anno scorso, mi rendevo conto che conteneva pochissime autrici, e affermavo di non essere in grado di offrire una risposta. Non contento di questo, ho cercato di approfondire, imbattendomi in una semplice considerazione di Meaghan Morris, docente di Studi di genere e culturali all’università di Sydney. Eccola: forse l’affermazione “dove sono finite tutte le donne?” riferita al postmoderno è solo la versione attualizzata del classico indovinello “perché non ci sono grandi artisti donne (matematiche, scienziate, musiciste)”. Ebbene, la conclusione è che ci sono grandi scrittrici ovunque, nella storia della letteratura, occorre solo cercarle fuori dagli schemi e dai limiti di un punto di vista maschilista sulle arti. Per esempio, fuori dal perverso “canone occidentale” di Harold Bloom, per il quale le scrittrici sono pressoché inesistenti.

Per esempio, numerosi sono i nomi di donna nella critica letteraria che del postmoderno si è occupata: Donna Haraway, Hélène Cixous, Luce Irigaray — ma di solito non vengono citate perché il postmoderno non è al centro della loro riflessione critica, e quindi un eventuale “canone postmoderno” avrebbe pochi nomi femminili. Nella mia stessa lista riportavo solo Dương Thu Hương, Doris Lessing (ferocemente disprezzata da Harold Bloom), Clarice Lispector, Kamila Shamsie, un totale di quattro nomi su ventotto.

Meaghan Morris

Sono quindi andato a cercare senza pregiudizi, spinto anche dalle considerazioni di Craig Owens  e Andreas Huyssen sul fatto che il femminismo dovrebbe interessarsi al postmoderno, quantomeno per il suo potenziale di sfida all’autorità e di esaltazione delle differenze.

Questa è dunque un’integrazione della lista di autori e opere che avevo chiamato “Guida (non autorizzata) al postmoderno”. Ben quattro titoli sono di Angela Carter. Siccome ho letto solo cinque dei romanzi che catalogo (ma ne possiedo in biblioteca altri cinque), mi affido a Wikipedia e alle case editrici italiane per il materiale di riferimento.

Muriel Spark (1918-2006)

I CONSOLATORI

(The Comforters, 1957)

(dalla quarta di copertina, edizioni Adelphi)

Oggi qualunque lettore, avvezzo o meno ai suoi romanzi più celebri, non potrà che soccombere allo charme che si sprigiona dalla sublime eccentricità dei consolatori (o persecutori?) che popolano queste pagine: una nonna contrabbandiera, un libraio satanista, un giovane cronista con la vocazione del detective, e un’eroina che ha il sommo cruccio di sapersi personaggio di un romanzo. Li seguiremo, avvinti ed esilarati, fra storie d’amore, ricatti e terribili vendette in un intreccio prodigo di suspense e sortilegi. Un intreccio che dovette colpire anche Evelyn Waugh, se si risolse a scrivere a un’amica: «Mi sono state mandate le bozze del geniale romanzo di una signora che si chiama Muriel Spark. La protagonista è una scrittrice cattolica che soffre di allucinazioni. Il libro uscirà presto e sono sicuro che tutti penseranno che l’abbia scritto io. Vi prego di smentire».

Penelope Lively (1933- )

INCONTRO IN EGITTO

(Moon Tiger, 1987)

(da Wikipedia edizione in inglese)

Moon Tiger è un romanzo del 1987 di Penelope Lively ambientato prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale. Il romanzo ha vinto il Booker Prize nel 1987. È scritto da più punti di vista e si muove avanti e indietro nel tempo. Inizia come la storia di una donna che, sul suo letto di morte, decide di scrivere una storia del mondo e si sviluppa in una storia di amore, incesto e desiderio di essere riconosciuta come libera pensatrice indipendente del proprio tempo.

Joanna Russ

FEMALE MAN

(The Female Man, 1975)

(da Wikipedia edizione in inglese)

The Female Man è un romanzo di fantascienza femminista della scrittrice americana Joanna Russ, che sfidava il sessismo negli anni Settanta con i suoi romanzi, racconti e opere di saggistica. Il romanzo segue le vite di quattro donne che vivono in mondi paralleli. Quando si incrociano nei reciproci mondi, le loro diverse visioni sui ruoli di genere influiscono sulla percezione che ognuna di loro ha della femminilità, sino a ripensare la propria vita e modellare le loro idee su cosa significhi essere donna.
Il personaggio di Joanna si definisce “uomo femmina” perché è convinta che per essere rispettata debba dimenticare la propria identità di donna; sua è l’affermazione che “esiste un solo ed unico modo per possedere ciò che ci manca … Diventarlo”. La sua trasformazione metaforica si riferisce alla sua decisione di cercare l’uguaglianza rifiutando la dipendenza delle donne dagli uomini.

Octavia Butler (1947-2006)

LEGAMI DI SANGUE

(Kindred, 1979)

(da Wikipedia in edizione inglese)

È il racconto in prima persona di una giovane scrittrice afroamericana, Dana, che si ritrova deviata nel tempo tra la Los Angeles del 1976 e una piantagione di cotone nel Maryland prima della guerra civile, dove incontra i suoi antenati: una nera orgogliosa e una proprietaria bianca che la costringe alla schiavitù e al concubinato. Man mano che i soggiorni di Dana nel passato si allungano, la giovane si intromette intimamente nella comunità, e compie scelte difficili per sopravvivere alla schiavitù e per assicurarsi di ritornare nel proprio tempo. Kindred esplora con la sensibilità di una donna di colore della fine del XX secolo le dinamiche e i dilemmi della schiavitù, consapevole del suo retaggio nella società americana contemporanea. Attraverso le due coppie interrazziali che formano il nucleo emotivo della storia, il romanzo esplora anche l’intersezione tra potere, razza e gender e specula sulle prospettive di un futuro egualitarismo.

  Angela Carter (1940-1992)

LE INFERNALI MACCHINE DEL DESIDERIO DEL DOTTOR HOFFMAN (The Infernal desire machines of Dr. Hoffman, 1972)

(da Wikipedia edizione italiana)

Il romanzo ha per protagonista Desiderio, ministro di un paese sudamericano non meglio specificato, la cui capitale è sotto attacco delle macchine del dottor Hoffman che distorcono la realtà. Attraversando diverse peripezie, forse influenzate dalle macchine infernali, Desiderio si reca insieme a Albertina, la figlia di Hoffman, al castello dello scienziato folle. Rifiutando la possibilità di eterna soddisfazione sessuale, Desiderio riesce a sventare le minacce alla realtà.

LA PASSIONE DELLE NUOVA EVA (The passion of New Eve, 1977)

(da Michela Pistidda, rivista Diwali)

Segue le vicissitudini di un giovane insegnante inglese, Evandro, innamorato fin da bambino dell’attrice e femme fatale per antonomasia Tristessa de St. Ange, nel viaggio picaresco che lo porterà ad abbandonare una New York distopica, assediata da bande di guerriglieri che rivendicano i diritti dei neri, degli omosessuali e delle donne, e ad attraversare la distesa sterile del deserto dell’Arizona dove verrà rapito dalla comunità di amazzoni della città sotterranea di Beulah, la città della Grande Madre. Qui Evandro, tramite un processo di psicochirurgia avanzata, una tecnologia impastata di mito e altissima scienza, perderà una parte di sé, la parte maschile (andros, in greco, significa uomo), e secondo i piani della Grande Madre, una creatura che non è simulacro ma sussume simbolo e realtà, diventerà la nuova Eva per riattivare la partenogenesi archetipica e dare origine con il proprio stesso sperma a una nuova progenie.

NOTTI AL CIRCO (Nights at the Circus, 1984)

La protagonista del romanzo è Fewers, una ragazza londinese che non conosce i propri genitori e che è – o vuol farci credere di essere – vergine. La storia si svolge nel 1899, anno in cui Fewers è ormai una famosa trapezista, un’artista sensazionale che durante un’intervista cattura l’attenzione del giovane giornalista Jack Walser. Egli decide così di seguire il circo, finendo per prendervi parte e ritrovandosi in un mondo al quale nessuna delle sue esperienze giornalistiche lo aveva preparato.

Notti al circo può rientrare in differenti categorie letterarie, come il postmoderno o il postfemminismo, un amalgama artistico di filosofie e stili diversi. Angela Carter gioca con svariati aspetti letterari e scompone la tradizionale struttura della fiaba.

FIGLIE SAGGE (Wise children, 1991)

L’ultima opera della scrittrice britannica, interamente ambientato all’interno del mondo dello spettacolo del secolo scorso, è un esplicito atto d’amore per l’arte di William Shakespeare. Racconta con un intreccio non lineare la storia di una famiglia di artisti di teatro, tenuta insieme da legami professionali, d’amore e di parentela, ma divisa anche da profonde inimicizie.

La vicenda inizia il giorno del 75° compleanno delle gemelle Dora e Nora Chance, che coincide con il 100° compleanno del loro padre naturale, l’attore di teatro Melchior Hazard, e del gemello di questi, Perry; è tra l’altro anche l’anniversario della nascita di William Shakespeare, il 23 aprile. I personaggi di Shakespeare sono utilizzati di continuo come pietra di paragone per le situazioni e il carattere dei protagonisti. Persino la ripartizione in cinque capitoli è ispirata ai cinque atti standard delle commedie shakespeariane.

Dora, la voce narrante, ripercorre con la memoria la propria vita e la storia di famiglia, in questo che si rivela dapprima un giorno drammatico, per raggiungere poi il culmine della felicità. Il presente della narrazione si risolve nell’arco della giornata, dall’alba alla notte, ma seguendo i ricordi di Dora copre tutta la vita delle gemelle, dal momento in cui vennero affidate a nonna Chance perché concepite fuori dal matrimonio.

Jeannette Winterson (1959- )

NON CI SONO SOLO LE ARANCE

(Oranges are not the only fruit,1985)

Il primo romanzo della scrittrice inglese somiglia a una confessione autobiografica delle difficoltà infantili dell’autrice, abbandonata alla nascita dalla madre e adottata da una famiglia rigidamente religiosa. La protagonista, che ha lo stesso nome di battesimo dell’autrice, vive un rapporto di odio-amore con la madre adottiva che regola la vita di casa secondo i precetti della Bibbia e della sua congregazione pentecostale. Di questa educazione rigida e senza alternative sono il simbolo le arance, praticamente l’unico frutto a disposizione in casa. Il romanzo è diviso in capitoli che portano titoli tratti dai libri del Vecchio Testamento.

L’ultima parte, quando Jeanette è obbligata dalla madre a lasciare la casa di famiglia e andare a vivere da sola, perché rifiuta di ammettere i propri “errori” (una relazione lesbica con un’amica) e riconciliarsi con la comunità, è costruita in parallelo con paragrafi che raccontano l’epica di Parsifal alla ricerca del Graal, e anche di episodi tratti da fiabe per bambini, che spiegano come in una metafora la maturazione della protagonista e la sua determinazione a vivere la vita secondo l’istinto, che non le dice di trovarsi su una via sbagliata.

Toni Morrison (1931-2019)

AMATISSIMA

(Beloved, 1987)

(da Wikipedia edizione italiana)

Ambientato alla fine della Guerra Civile Americana, il romanzo di Toni Morrison è ispirato alla storia di una schiava che scappò nel 1956 per raggiungere gli Stati in cui la schiavitù non era legale. La vicenda fu riportata in un articolo che attirò l’attenzione dell’autrice, premio Nobel 1993: resasi conto di stare per essere ricatturata, la protagonista uccise la figlia piuttosto di riportarla alla condizione di schiava.

Il libro è dedicato ai “sessanta milioni e più”, riferimento trasparente agli Africani e ai loro discendenti che morirono durante il lungo periodo nel quale fu legale la schiavitù.

Antonia S. Byatt (1936- )

POSSESSIONE

(Possession, 1990)

(da Wikipedia edizione italiana)

Romanzo scritto intenzionalmente in risposta a John Fowles, il quale disse che «il narratore del diciannovesimo secolo stava assumendo l’onniscienza di un dio. Io penso invece che sia vero il contrario: questo genere di narratore fittizio può insinuarsi più vicino ai sentimenti e alla vita interiore dei personaggi (e anche assumere il ruolo di coro greco) di qualunque imitazione in prima persona. In Possession ho deliberatamente usato questo tipo di narratore per tre volte nella narrazione storica, sempre per dire ciò che gli storici e i biografi presenti nel romanzo non hanno mai scoperto, sempre per accrescere l’accesso immaginativo del lettore nel mondo del testo» (A.S. Byatt, On Histories and Stories)

Il romanzo racconta di due accademici moderni che seguono le tracce lasciate dalla storia d’amore, in precedenza sconosciuta, tra due famosi poeti immaginari, Randolph Henry Ash e Christabel LaMotte. Possessione è ambientato in parte al giorno d’oggi e in parte nel periodo vittoriano; evidenzia le differenze tra le due epoche e satireggia alcuni aspetti della società moderna, come il mondo accademico e i rituali di corteggiamento. La struttura del romanzo comprende passaggi in stili diversi, tra cui stralci di diario, lettere, poesie, e utilizza questi stili e altri congegni narrativi per esplorare l’autorevolezza delle narrazioni testuali.

Zadie Smith (1975- )

DENTI BIANCHI

(White teeth, 2000)

(dalla quarta di copertina Mondadori)

Due famiglie, i Jones e gli Iqbal, le cui vite sconclusionate racchiudono gli ottimismi e le contraddizioni del secolo appena concluso. Archie Jones è un tipico proletario inglese, mentre il suo migliore amico è il bengalese e musulmano Samad Iqbal. Si sono conosciuti su un carrarmato alla fine della Seconda guerra mondiale, diretti a Istanbul e ignari del fatto che la guerra era già finita. Riunitasi a Londra trent’anni dopo, questa coppia improbabile si ritrova coinvolta nel ciclone politico, razziale e sessuale di quei tempi.

Lidia Yuknavitch (1963- )

IL LIBRO DI JOAN

(The book of Joan, 2017)

In questo romanzo pirotecnico, sconclusionato, sconcertante la scrittrice statunitense Lidia Yuknavitch rinnova materiale tratto dalla storia e dall’epica in una cornice science-fiction: innanzitutto, una rivisitazione in chiave libertaria del mito di Giovanna d’Arco, più richiami diretti alla scrittrice medioevale Christine de Pizan, al film Il dottor Živago di David Lean e a Shakespeare, nonché al Roman de la Rose di Jean de Meung. La storia è ambientata in un futuro non troppo lontano, dopo che una catastrofe conosciuta come geocataclisma si è abbattuta sull’umanità. Nel 2049 i supersiti più ricchi si sono rifugiati in una città artificiale in orbita, Ciel, governata con pugno di ferro da Jean de Men, figura «pseudomessianica» che ha iniziato la propria ascesa politica come star dei media, diventando figura culturale di primo piano prima che dittatore.

Siri Hustvedt (1955- )

RICORDI DEL FUTURO

(Memories of the Future, 2019)

(dalla quarta di copertina Einaudi)

In un giorno d’agosto del 1978 S. H. arriva a New York. Nel suo bagaglio di ventitreenne che non ha mai lasciato il Minnesota porta la laurea in lettere a pieni voti, un romanzo da scrivere, e la voglia di quelle avventure che solo la Grande Mela può offrirle. Dal suo minuscolo e squallido appartamento di Manhattan ogni giorno la ragazza parte all’esplorazione della città in compagnia di un taccuino e degli eroi del suo romanzo che prende forma. Finalmente può percepire con tutti i sensi quel mondo che sembrava esistere solo attraverso le parole dei suoi autori preferiti, e che ora è a portata di metropolitana. Anche se i primi giorni sono difficili, complice una dolceamara solitudine, S. H. sa che sta per vivere esperienze straordinarie, di quelle che hanno il sapore inconfondibile delle cene senza pretese tra amici, degli amori tormentati della giovinezza, della meraviglia di quotidiane iniziazioni. Quelle esperienze che, restituite a una pagina di diario, conservano la loro intensità per chi ne ha scritto il racconto. Proprio come succede a una S. H. oggi sessantenne, che ritrova il suo taccuino mentre riempie gli scatoloni per il trasloco dell’anziana madre in una casa di riposo.

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