Guida al postmoderno / seconda parte

Nel post precedente ho precisato che questo è un catalogo personale e non esaustivo, dal momento che contiene solo testi che ho letto personalmente. Mi sono reso però conto che è necessario spendere due parole sul concetto di “letteratura postmoderna”, dal momento che non si tratta né di una scuola né di una poetica, e neppure di un movimento coordinato di autori. Invece di fornire una mia definizione, mi limito a qualche citazione illuminante:

“Hard Rain”, Fernanda Suárez, Santiago del Cile

La letteratura della postmodernità si confronta con uno scenario globale, con l’Europa delle metropoli e delle reti, con una revisione dell’idea tradizionale di scrittura. In particolare, si rilegge il passato attuando riscritture parodiche, reinvenzioni di temi e generi; si edificano labirintici iper-romanzi; si attinge a un ampio repertorio cinematografico; si riscrivono le storie e i miti della letteratura mondiale a partire da punti di vista nuovi, minoritari; infine, si affrontano le grandi paure individuali e collettive con un senso giocoso della scrittura, in piena libertà creativa.

WeSchool / EM publishers

Jakub Kowalczyk, Varsavia (Polonia)

Gli scrittori postmoderni sono visti come ribelli nei confronti dei precetti del modernismo, e spesso operano come dei bricoleurs letterari, parodizzando forme e stili legati a scrittori e artisti modernisti (e altri). Le opere postmoderne inoltre tendono a celebrare il caso sull’astuzia, oltre a impiegare la metanarrazione per indebolire l’autorità o autenticità del testo. Un’altra caratteristica della letteratura postmoderna è il domandarsi sulle distinzioni tra cultura bassa e cultura alta, per mezzo del pastiche, la combinazione di soggetti e generi precedentemente non ritenuti adatti per la letteratura.

Wikipedia Italia

Faiz Azhar, Jakarta (Indonesia)

A partire dal 1979 il postmoderno diviene materia di un dibattito molto ricco sia in sede filosofica sia sul piano creativo e ancora sul piano della cultura dei mass media: in quell’anno il filosofo francese J.-F. Lyotard pubblica La condition postmoderne, in cui indica l’età contemporanea come quella in cui la modernità ha raggiunto il suo termine con la scomparsa, la delegittimazione, di quelli che egli chiama i “grandi racconti”, vale a dire le prospettive ideologiche che, a partire dall’Illuminismo, hanno organizzato e condizionato il pensiero, la conoscenza e il comportamento delle culture occidentali. Tre soprattutto: il racconto del processo di emancipazione degli individui dallo sfruttamento e dalla servitù, quello del progresso come miglioramento costante delle condizioni di vita, e ancora il racconto idealistico della dialettica come legittimazione del sapere in una prospettiva assoluta. Rispetto a questi “meta racconti”, l’età postmoderna dichiara la sua sostanziale estraneità: non più legata quindi ai grandi progetti e ai grandi fini (la Rivoluzione, il Progresso, la Dialettica), essa si riconosce, secondo Lyotard, nella pluralità dei discorsi pragmatici che professano una validità soltanto strumentale e contingente. I “giochi del linguaggio” definiscono proprio questa realtà molteplice e antidogmatica, in cui l’individuo si colloca all’incrocio delle varie forme di conoscenza pratica, senza più perseguirne una visione totalizzante.

Voce “Postmoderno”, Enciclopedia Treccani

La risposta post-moderna al moderno consiste nel riconoscere che il passato, visto che non può essere distrutto, perché la sua distruzione porta al silenzio, deve essere rivisitato: con ironia, in modo non innocente.

Umberto Eco

Ecco la seconda parte del mio “catalogo” postmoderno. Anche qui, l’elenco contiene talvolta link di approfondimento verso testi dei quali sono io l’autore: post su Carmillaonline, su questo blog, e voci Wikipedia compilate dal sottoscritto, benché anonime.

Umberto Eco, Il pendolo di Foucault, 1988

Senza ombra di dubbio il più tradotto e conosciuto all’estero tra i libri italiani citati in questo elenco, è un gigantesco omaggio alla letteratura del complotto e alla paranoia narrativa, tra gli elementi costitutivi del postmoderno. Un giovane che lavora nel campo dell’editoria scopre per caso un gigantesco complotto a livello planetario, che dal tempo dei cavalieri templari giunge fino ai giorni nostri attraverso sette segrete, codici misteriosi, e rituali nascosti che coinvolgono Rosa+Croce, eretici gnostici, massoni e “illuminati”, cristianesimo eretico, cabalisti, magia nera brasiliana etc. Tutto viene gettato nel calderone per arrivare poi a una decostruzione razionale che lascia il dubbio al lettore: quale interpretazione è corretta? Il caso e le coincidenze possono costituire un castello di fatti coerente, oppure un accurato processo di analisi può falsificare qualsiasi insieme di congetture astratte?

Michel Houellebecq, La carta e il territorio (La carte et le territoire), 2010

Questo romanzo del più controverso autore francese contemporaneo è una lunga riflessione sull’arte moderna. Il protagonista Jed Martin è un artista d’avanguardia che diventa famoso con la manipolazione fotografica di dettagli di carte geografiche, poi si ricicla come pittore figurativo di opere iper-realiste. Tra i personaggi che ritrae c’è lo stesso Michel Houellebecq, che viene anche barbaramente assassinato nella sua casa in Irlanda, in un cortocircuito realtà/immaginazione che lascia una profonda impressione nel lettore.  Martin sembra auspicare l’estinzione della civiltà umana e il ritorno della terra alle piante: “senza alcun dubbio il tentativo più riuscito, nell’arte occidentale, per rappresentare il punto di vista vegetale sul mondo”. Il romanzo finisce nella corrosione, nella dissoluzione ancora prima della morte (d’altronde la morte dello scrittore è già stata “elaborata”, con tanto di funerale): finale desolato per un autore che, senza perdere il sarcasmo della scrittura, sembra non vedere nessuna speranza nel futuro della civiltà.

Michail Borisovič Kononov, La pioniera nuda (Го́лая пионе́рка), 2001

Scritto negli anni Ottanta, quando ancora esisteva l’URSS, questo romanzo trova un editore soltanto nel ’91 in Germania, dove l’autore è nel frattempo emigrato. Il testo rilegge in chiave sarcastica e dissacrante una parte di storia, la Seconda guerra mondiale, che ancora nella Russia post-comunista è conosciuta come Grande guerra patriottica, motivo di orgoglio nazionale. Ambientato sul fronte di Leningrado durante lo spaventoso assedio che provocò un milione di vittime, ha per protagonista una pioniera quindicenne, Marija Mukhina, aggregata presso il comando di un’unità combattente. Di lei si approfittano alcuni ufficiali dell’Armata rossa, ma ogni notte appena si addormenta Maša si trasforma nella Gabbianella; minuscola e nuda, vola tutto intorno al fronte di Leningrado, tra le forze nemiche, per adempiere una missione affidatale dal comandante generale Žukov, per il quale Maša ha una venerazione appena inferiore a quella che nutre per Stalin. Questo suo potere segreto, che forse è solo fantasia, o forse davvero un talento soprannaturale, la condurrà a toccare con mano l’orrore della guerra, anche quello commesso da chi combatte dalla parte giusta.

Doris Lessing, Shikasta (Re: Colonised Planet 5, Shikasta), 1979

Nella sua vasta produzione letteraria, la scrittrice sudafricana si è avvicinata più volte alla fantascienza e al fantasy; questo Shikasta è il volume che inaugura un ciclo di cinque romanzi intitolato Canopus in Argos: Archivi, che racconta il tentativo di una civiltà extraterrestre molto avanzata di condizionare in un’evoluzione pacifica la razza umana sul pianeta Terra: quello che su Canopus è chiamato Shikasta. Da una mitica, lontanissima proto-storia fino al nostro ipotetico futuro, l’emissario canopiano Johor si deve scontrare con l’influenza negativa di Shammat, una civiltà planetaria avversa, che ha tutto l’interesse a sprofondare l’umanità nella corruzione, nell’individualismo e nella violenza.

Clarice Lispector, Vicino al cuore selvaggio (Perto do coração selvagem), 1943

Scrittrice ebrea ucraina, emigrata con la famiglia in Brasile, Lispector pubblica questo suo primo romanzo appena dopo la laurea, e sostiene di non essere stata influenzata dall’Ulisse di Joyce, letto solo in un secondo tempo: malgrado ciò, il titolo è una frase tratta da Ritratto dell’artista da giovane. Si tratta di un lungo flusso di coscienza, meno sperimentale del monologo di Molly Bloom, concentrato sullo stato emotivo della protagonista, una giovane brasiliana di nome Joana. È stato definito “il più grande romanzo che una donna abbia mai scritto in lingua portoghese”. Come quasi tutta l’opera successiva della scrittrice, racconta il dissidio interiore di una donna nei confronti della società, delle convenzioni maschiliste, della famiglia e soprattutto del marito: Joana scopre che l’ex fidanzata del coniuge è incinta, e comincia a riflettere sulla propria infanzia e sulla vita.

Luther Blissett, Q, 1999

Sotto questo nome collettivo si nascondono quattro scrittori bolognesi che confluiranno in seguito nell’esperienza Wu Ming. Il romanzo è una storia complessa e articolata, in un’ambientazione cinquecentesca che spazia dalla Sublime Porta alla Germania della riforma luterana, dalla repressione contro gli anabattisti alle Fiandre, dalla Svizzera agli stati italiani: argomento centrale è il venir meno della carica rivoluzionaria luterana, e la lotta mortale tra l’ortodossia cristiana e le correnti del libero pensiero che anticipano l’evoluzione della filosofia successiva. Una internazionale resistente si adatta ai colpi ricevuti dall’attività controriformista della Chiesa e dei monarchi; facile leggere in questo una metafora dei movimenti di protesta di fine millennio.

Mò Yán, Le sei reincarnazioni di Ximen Nao (生死疲劳), 2006

Come quasi tutta l’opera del Nobel cinese, questo romanzo è una lunga saga familiare che racconta i cambiamenti della società del colosso asiatico in determinati periodi della sua storia repubblicana: ambientato, come sempre, nella regione dello Shandong (la grande penisola a sud di Pechino), inizia il 1° gennaio 1950 e termina il 31 dicembre 2000. Filo conduttore sono le successive reincarnazioni del proprietario terriero Ximen Nao, fucilato durante la rivoluzione comunista e migrato in diversi animali (asino, toro, maiale etc.) fino a diventare il bambino Lan Qiansui. Contiene un implicito discorso sulla memoria: le reincarnazioni dovrebbero emendare l’animo di Ximen dall’attaccamento alle cose materiali, liberarlo dal passato e dal desiderio di vendetta; al contrario, lui vuole ricordare a tutti i costi e riottenere ciò che gli è stato tolto ingiustamente. La ruota del karma lenisce effettivamente il suo desiderio di rivincita, non per amnesia bensì grazie alla condizione di testimone di cinquant’anni di terribile storia cinese. “Un romanzo follemente visionario e creativo, che si scimmiotta e riarrangia costantemente e stupisce il lettore con i commenti interni a se stesso. Questa è politica come patologia… una storia vasta, crudele e complessa”: parole dello storico britannico Jonathan Spence.

Murakami Haruki, L’uccello che girava le viti del mondo (ねじまき鳥クロニクル), 1994

Convivono nel più famoso scrittore giapponese vivente due anime: quella realista, esistenziale, rappresentata alla perfezione da quel capolavoro che è Norwegian Wood, e quella surreale, criptica e fantastica del suo filone postmoderno, da Nel segno della pecora fino a 1Q84. Un ruolo centrale del secondo filone è rappresentato da  questo romanzo, che inizia con il protagonista Toru che cerca il proprio gatto scomparso e si imbatte per caso in una vicina, Kasahara May, che sembra conoscere una serie di strane storie relative a luoghi dei dintorni. La trama si fa più complessa con la comparsa di veggenti, di vecchi soldati che hanno combattuto contro i sovietici in Manciuria, di due strane sorelle che iniziano una relazione con Toru, e una serie di altre complicazioni che si intrecciano in un grande, insolubile mistero che sconfina nel soprannaturale e sembra giacere sotto la superficie della realtà fenomenica.

Georges Perec, La vita. Istruzioni per l’uso (La vie. Mode d’emploi), 1978

A una lettura superficiale, l’opera principale dello scrittore francese, membro dell’OuLiPo, potrebbe sembrare una raccolta di racconti che illustrano la vita degli abitanti di un grande palazzo signorile in una zona residenziale del XVII arrondissement di Parigi; in realtà la struttura del romanzo è attentamente costruita con una complessa macchina per montare una struttura programmata; ho tentato di dare un’idea in un altro post di questo blog del procedimento combinatorio con cui Perec determinò a priori gli elementi da inserire in ognuna delle cento unità narrative in cui è diviso il romanzo, una per ogni stanza del palazzo, in modo da ottenere indicazioni sull’ambientazione (arredamento), colori, musiche citate, vestiti indossati e via dicendo: per chi fosse interessato a questa incredibile costruzione narrativa, basata sulle regole del biquadrato latino (un biquadrato d’ordine pari a 10), rimando a quella lettura. Mi limito qui a dire che la progressione lineare tra una stanza e l’altra (tra un capitolo e l’altro) è affidata a un problema logico-matematico degli scacchi: l’algoritmo del cavallo. Un quadrato di 10 caselle di lato coincide con una scacchiera: la narrazione si sposta tra un capitolo e il successivo seguendo la mossa a L del pezzo cavallo, un avanzamento di 3 caselle in linea retta e 1 casella a 90°, in modo da toccare tutte le caselle senza mai passare due volte da una stessa.

Alain Robbe-Grillet, Le gomme (Les gommes), 1953

Il più significativo tra i libri del più conosciuto esponente del nouveau roman, il movimento letterario francese che rigetta la validità dell’intreccio e dell’approfondimento psicologico dei personaggi, è un thriller atipico il cui protagonista, il detective Wallas, è chiamato a indagare su un delitto non ancora commesso: l’omicidio politico di un tale Dupont. La trama è una sorta di puzzle che, data una vicenda lineare e conosciuta fino dall’inizio, si riempie progressivamente di dettagli a mano a mano che la narrazione procede, e il punto di vista si sposta da un personaggio all’altro nel ristretto arco di tempo di due soli giorni. L’impressione finale, dal momento che i protagonisti continuano a muoversi negli stessi luoghi, e in frammenti di tempo non sempre incasellabili, è quella di un movimento circolare che si avvita su se stesso, un ciclo infinito che tiene prigionieri autore, personaggi e lettore.

Salman Rushdie, I versi satanici (The Satanic Verses), 1988

Molto vicino alla corrente narrativa definita “realismo magico”, il romanzo che è valso al suo autore una pericolosa fatwa dell’imam Khomeini è una storia in equilibrio tra il fantastico e lo storico. Due musulmani indiani, un attore di Bollywood e un doppiatore, si trovano intrappolati in un aereo oggetto di dirottamento che esplode sulla Manica; nel corso della narrazione, mentre i due si trasformano in un demone e nell’arcangelo Gabriele, l’autore descrive alcuni sogni dei personaggi, uno dei quali riepiloga la storia di un profeta medievale di nome Mahound (variante antica di “Maometto”), il quale proclama alcuni versi di due sūre espunte dal Corano ortodosso, contenenti riferimenti a un dio pagano preislamico che già portava il nome di Allah, i famosi e contestati “versetti” che sarebbero stati interpolati nel Corano da Satana.

José Saramago, Storia dell’assedio di Lisbona (História do cerco de Lisboa), 1989

Tutta la letteratura del più conosciuto scrittore portoghese nuota nel postmoderno, sia per lo stile estremamente ricercato, sia per l’utilizzo disinvolto del narratore onnisciente, sia ancora per la struttura meta-letteraria, che in questo romanzo risulta ancora più accentuata: un revisore di bozze di una casa editrice di Lisbona interviene con una semplice parola nell’editing di un testo storico, che racconta la presa della città da parte di re Alfonso Henriques, il quale nel 1147 la strappò dalle mani dei mori. “I crociati non aiutarono i portoghesi”, un parola che può cambiare la storia. Cosa sarebbe accaduto se Lisbona fosse rimasta musulmana? All’ombra di questo scatto surrealista si sviluppa anche una bella storia di corteggiamento e infatuazione tra il revisore e la nuova direttrice editoriale della collana libraria.

Kamila Shamsie, Kartografia (Kartography), 2002

Pubblicato dall’autrice pakistana quando ancora non era trentenne, racconta la storia parallela di due “quasi gemelli”, la tredicenne Raheen e il suo coetaneo Karim, rampolli di due famiglie delle classi alte, anglofone di Karachi. Abituati fin da bambini a considerarsi una volontà unica, a dormire schiena contro schiena, e fare ogni cosa insieme, di fronte all’adolescenza si scoprono separati. In una metropoli violenta, corrotta, inquinata, avvelenata dell’odio fondamentalista, il loro destino si divide per dieci anni, tra Inghilterra e USA: ma al termine di questo periodo ritornano entrambi in Pakistan e si trovano costretti a esplorare la cartografia di una città di dieci milioni d’abitanti e quella anche più intricata dei propri sentimenti.

Neal Stephenson, Ciclo barocco in tre volumi: Argento vivo (Quicksilver), 2003, Confusione (The Confusion), 2004, The System of the World, 2004

Diviso in tre (grandi) volumi a causa della mole, è in realtà un unico romanzo che mescola ambientazioni steampunk e narrativa d’avventura in uno stile decisamente nerd: una sfrenata incursione visionaria alle lontane radici del capitalismo nella scienza del XVII secolo, gli albori di una globalizzazione che muoveva i primi, timidi passi. La sua filosofia di fondo è un rifiuto della semplificazione, e un elogio della complessità che riflette la natura del mondo. Inizia nel 1667 a Londra, in piena restaurazione monarchica dopo la rivoluzione, e termina con l’avvento della nuova dinastia nel 1714. Racconta, con un’interminabile serie di avventure mozzafiato che dura quasi tremila pagine, l’ascesa sociale di Eliza, giovane inglese catturata dai pirati e finita nell’harem del Sultano, fino alla corte del re Sole a Versailles; la parallela discesa nei bassifondi di Jack l’Emmerdeur da mercenario analfabeta a re dei fuorilegge, falsario, rapinatore di un galeone spagnolo che trasporta dal nuovo mondo nientemeno che l’oro di Re Salomone; infine, l’avventura intellettuale di Daniel Waterhouse, repubblicano intransigente di famiglia puritana, a contatto con le due maggiori menti della civiltà occidentale dell’epoca, Isaac Newton e Gottfried Leibniz, negli anni in cui il metodo scientifico galileiano si consolida e il sistema economico mondiale cerca una propria fisionomia.

Kurt Vonnegut, Mattatoio n. 5 (Slaughterhouse Five), 1969

Americano senza dubbio, seppure non completamente organico al postmoderno, ragione per cui si trova in questo elenco. Questo romanzo è una fucina di idee impregnate di humour nero: ci sono la seconda guerra mondiale in Europa, viaggi spaziali, il devastante bombardamento alleato di Dresda, rapimenti extraterrestri, le Crociate, messaggi nascosti in romanzi di fantascienza, pornostar, sopravvissuti a incidenti aerei, viaggi nel tempo. Temi alti e letteratura di genere si mescolano con pari dignità, in un nucleo narrativo che genera storie su storie, tritate in frammenti che stentano a combinarsi dando l’impressione di un caos creativo. Vonnegut fu davvero testimone oculare dell’olocausto di Dresda mentre era prigioniero di guerra dei nazisti.

 2 / Continua

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