Bolaño, La pista di giaccio

Quando Roberto Bolaño Ávalos muore all’età di cinquant’anni, nel luglio 2003, lascia tutti i diritti sulla propria opera alla moglie e ai figli minorenni; raccomanda che il monumentale 2666, forse la sua opera più interessante e conosciuta, venga pubblicato in cinque parti distinte e successive in modo da garantire un gettito economico alla famiglia. Tuttavia gli eredi e l’editore, ragionando sull’alto valore letterario del lungo romanzo, decisero di soprassedere alla volontà dell’autore e pubblicarlo in volume unico. L’edizione postuma di 2066 fu soltanto la prima puntata di una discreta serie di opere inedite trovate nei cassetti di Bolaño e mandate alle stampe, quasi tutte di valore letterario nettamente superiore alla media e già pronte in una stesura definitiva.

Da qualche anno l’editore Adelphi ha intrapreso la ripubblicazione di tutta l’opera di Roberto Bolaño, apparsa originariamente in Italia da Sellerio, con una nuova traduzione. Il ritmo è più o meno un titolo l’anno: nel 2018 è toccato a Lo spirito della fantascienza (titolo mai passato dalla casa editrice palermitana, perché si tratta di una delle ultime “riscoperte” di inediti), quest’anno è invece uscito il giovanile La pista di ghiaccio, a quindici anni dalla prima edizione, e nella nuova traduzione di Ilide Carmignani (la precedente era di Angelo Morino).

Alexander Mandradjiev, Loos Angeles (USA), “in attesa”

La pubblicazione originale del romanzo in spagnolo risale al periodo in cui l’autore, esule dal Cile dopo il colpo di stato militare, vive in Catalogna; dopo diversi, infruttuosi tentativi di pubblicazione concretizzati in edizioni minori e a scarsa circolazione, Bolaño ha 40 anni e vive a Blanes sulla Costa Brava insieme alla moglie Carolina López. Sono passati quasi dieci anni dall’uscita del suo ultimo libro, oggi noto con il titolo Monsieur Pain; non si può quindi parlare di un periodo soddisfacente per lo scrittore, dopo gli anni difficili in cui è riuscito a malapena a mantenersi nella città di Girona, grazie a premi in denaro conquistati in piccoli concorsi municipali: per esempio il premio Ámbito Literario per Consigli di un discepolo di Morrison a un fanatico di Joyce, e il premio Félix Urabayen con La senda de los elefantes. Anche La pista di ghiaccio vince grazie a un premio letterario, il Città Alcalá de Henares, e viene di conseguenza pubblicato in tiratura limitatissima da un’istituzione letteraria, la fondazione Colegio del Rey; per fortuna prima di fine anno ne viene riconosciuto il valore, ed è ristampato sia dalla prestigiosa editrice catalana Seix Barral che da un editore cileno.

Questo testo, la cui travagliata composizione si può collocare tra l’86 e l’89, riprende alcuni temi e ambientazioni di altre opere contemporanee, generalmente pubblicate postume: prima di tutto il bellissimo Il Terzo Reich, scritto nello stesso anno e con la stessa ambientazione, le località balneari della Costa Brava durante l’estate; ma anche il giovanile Anversa.

La vicenda, suddivisa in capitoli compatti che come scelta stilistica non sono separati da paragrafi (non esiste il punto-a-capo nel testo), è narrata in prima persona singolare da tre punti di vista che si alternano: il messicano Gaspar Heredia, che lavora come guardiano notturno in un camping catalano (mestiere esercitato anche da Bolaño tra il ’78 e l’81 a Castelldefells); il proprietario del campeggio, Remo Morán, esule cileno nella città costiera di Z., in Costa Brava e alter-ego di Bolaño; il funzionario comunale Enric Rosquelles, braccio destro della sindaca socialista di Z., Pilar. La trama ha il ritmo e la forma di un giallo con delitto, in cui ogni protagonista fornisce la propria versione: le loro voci non sono assimilabili a flussi di coscienza, bensì a testimonianze rese, nel corso di un’indagine, ma mantenendo la libertà della confessione personale.

Rosquelles si innamora di una giovane pattinatrice su ghiaccio di fama nazionale, Nuria Martí, esclusa dalla squadra olimpica. Come dono d’amore, il funzionario manipola la ristrutturazione pubblica di una dimora storica, costruendovi all’interno all’insaputa della sindaca una grande pista di pattinaggio su ghiaccio dove la ragazza possa allenarsi in segreto.

Nuria, che non sa di approfittare di una proprietà pubblica, mantiene intanto di nascosto da Rosquelles una intensa relazione con Remo Morán. La vicenda è complicata dall’infatuazione del guardiano Gaspar per una giovane senza fissa dimora, che si nasconde nell’edificio dove si trova la pista di ghiaccio.

L’evento che fa incontrare i tre intrecci è un omicidio. Non si tratta tuttavia di una classica storia di detection dal momento che non vi è una vera e propria soluzione giudiziaria: il lettore è però ha la chiave dell’enigma, cioè dal confronto dei tre punti di vista, e di ciò che i protagonisti non rivelano durante l’indagine.

La trama poliziesca è naturalmente solo un espediente per mantenere alta la tensione, per creare un nucleo narrativo intorno al quale intrecciare le vite dei protagonisti, il vero interesse di questo romanzo che non sfigura affatto rispetto alle prove della maturità letteraria.

Roberto Bolaño, “La pista di ghiaccio” (La pista de hielo, 1993), traduzione di Ilide Carmignani, Adelphi 2019, € 17,00, ISBN 978-8845933431

Immagine della testata: Faiz Azhar, Jakarta (Indonesia)

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