«Patria», Aramburu

Scarica post in .pdf

C’era una volta l’ETA, Euskadi ta Askatasuna, in italiano “Paesi Baschi e libertà”, che iniziò nel 1968 la sua lotta armata contro la dittatura fascista di Franco: nata come associazione studentesca, costola marxista-leninista del Partito nazionalista basco, non si sciolse dopo il ritorno alla democrazia parlamentare, in ossequio alla formula per cui “le altre organizzazioni della resistenza combattono Franco come se non esistesse un problema basco, l’ETA combatte per l’indipendenza del Paese Basco come se non esistesse il problema Franco.” E allora dopo gli anni Settanta la lotta continua, con i  metodi del terrorismo non soltanto contro obiettivi mirati (i rappresentanti del potere centrale nei Paesi Baschi), ma anche contro target fuori dai confini della regione linguistica, contro civili e persino contro baschi moderati. Con gli anni l’ideologia si appanna, la macchina gira a vuoto, la violenza diventa fine a se stessa. Dice uno dei personaggi di Aramburu: «L’ETA deve agire senza fermarsi mai. Non ha altra scelta. È da tempo che è caduta nell’automatismo dell’attività cieca. Se non fa danni, non è, non esiste, non svolge nessuna funzione. Questo modo di funzionare mafioso è al di sopra della volontà dei suoi componenti. Nemmeno i suoi capi si possono sottrarre. Se va bene, prendono decisioni, ma è solo apparenza. Non possono comunque evitare di prenderle perché la macchina del terrore, una volta che ha preso velocità, non si può fermare. Capisci?»

La violenza dell’ETA trova il suo corrispettivo speculare nella brutalità della repressione poliziesca, che non lascia nulla di intentato, anche oltre i limiti della legge e dell’umanità, per fare terra bruciata intorno agli abertzale, i patrioti baschi.

In questo torrenziale romanzo di oltre 600 pagine, Aramburu racconta la degenerazione d ella lotta armata attraverso la storia di due famiglie che vivono una a fianco dell’altra, in un piccolo centro poco distante da San Sebastián (Donostia in basco): Bittori e il Txato da una parte, Miren e Joxian dall’altra. I due mariti sono amici stretti, frequentano il club ciclistico e la taverna del paese, le due mogli escono sempre insieme. Tutto si guasta quando uno dei due uomini, il Txato, proprietario di una ditta di autotrasporti, riceve dall’ETA la richiesta di una forte somma in denaro. È il metodo classico di finanziamento dell’organizzazione clandestina, che dietro il paravento del contributo alla lotta di liberazione fa leva sull’omertà e sull’estorsione violenta. Il Txato si rifiuta, e vede l’intero paese rivoltarsi contro di lui: scritte anonime sui muri lo accusano di essere un capitalista sfruttatore, i conoscenti gli levano il saluto, persino l’amico fraterno Joxian è costretto a rinnegarlo. Una sorta di cappio gli si stringe intorno, perché o sei con l’ETA o sei contro, non esiste via di mezzo. L’inimicizia tra le due famiglie si fa più profonda quando uno dei figli di Joxian, Joxe Mari, entra in clandestinità nell’organizzazione. Per amor suo la madre, Miren, sposa completamente la causa dell’ETA e dell’indipendenza basca.

Il Txato viene assassinato in strada, in un giorno di pioggia; il lettore lo sa fino dal primo capitolo, ma la scena madre arriva solo verso la fine della narrazione, perché Aramburu piega magicamente il tempo del suo racconto, e gli effetti delle azioni dei personaggi arrivano a volte prima delle cause. Non è il pendolo della memoria a movimentare l’intreccio: non ci sono flashback, ogni unità narrativa galleggia nel mare del racconto, un’infinità di piccole tessere che si aggiungono una dopo l’altra in una timeline apparentemente casuale, ma che è al contrario accuratamente studiata per ottenere un effetto finale d’insieme. Non è la sospensione drammatica che interessa l’autore, non è il melodramma, bensì una dimensione di profondità, la complessità sociale. A mano a mano la narrazione procede, è come se ti muovessi nella memoria dei personaggi, che non sempre pensano esplicitamente al passato. Solo quando il filo del ricordo li porta laggiù, a un evento di cinque, dieci, venti anni prima, allora il personaggio rivive, e il romanzo lo segue. E si può stare certi che è il momento giusto per mettere al suo posto un’altra tessera.

L’effetto della scrittura di Aramburu è austero e coinvolgente, e ha il vantaggio di sembrare obiettivo; su lati opposti della barricata, ogni protagonista crede alla propria giustificazione intima. L’intervento dell’autore, il suo punto di vista, è forse delegato alle parole di un personaggio secondario, uno scrittore che interviene a un dibattito pubblico sul terrorismo, dopo che l’ETA ha rinunciato alla lotta armata nel 2011:

«Dopo tutto, anch’io sono stato un adolescente basco e sono stato esposto, come tanti ragazzi della mia epoca, alla propaganda favorevole al terrorismo e alla dottrina sulla quale quest’ultimo fonda le proprie basi. Be’, ci ho pensato molte volte e credo di aver trovato la risposta. […] Ho scritto anche contro il delitto perpetrato con un pretesto politico, in nome di una patria dove una manciata di persone armate, con il vergognoso sostegno di un settore della società, decide chi appartenga a quella patria e chi della lasciarla o scomparire.»

Due anni dopo la pubblicazione in Spagna di Patria, la struttura clandestina dell’ETA ha annunciato Il 3 maggio 2018, in seguito agli anni di rinuncia alla lotta armata, la propria dissoluzione in quanto è “terminato il suo ciclo storico”. La sconfitta dell’ETA, culturale ancora prima che militare, era già nell’aria durante la stesura del testo; e si capisce dalle parole del personaggio dello scrittore, quando afferma in pubblico: «Forse esagero, ma ho la ferma convinzione che sia in corso anche la sconfitta letteraria dell’ETA».

Scarica post in .pdf

Fernando Aramburu,Patria (Patria, 2016), Guanda 2017, ISBN 9788823519107, € 19,00

 

Per tutte le immagini, compresa quella di testata, © Alexander Mandradjiev, Los Angelese (USA)

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.