Vent’anni ai margini del caos

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di Franco Ricciardiello

 

 

Copertina della versione da edicola

Venti anni fa, l’8 novembre 1998, usciva nelle edicole Ai margini del caos, il romanzo con il quale avevo vinto la nona edizione del Premio Urania.

Qualche mese prima avevo ricevuto l’inattesa telefonata con cui Giuseppe Lippi mi comunicava il risultato; neppure sapevo di essere arrivato in finale. Seguì una bella avventura durata diversi mesi, dalla quale avrei ricavato esperienze indimenticabili: l’amicizia con Valerio Evangelisti, la breve frequentazione della redazione di Urania nel palazzo Mondadori a Segrate, l’imprevedibile successo di una affollatissima presentazione al Trottoir di Milano grazie a Andrea Pinketts e Andrea Carlo Cappi, la pubblicazione in Francia presso l’editore Flammarion. Ho già raccontato questa lunga, straordinaria avventura in un precedente post, per cui mi limito qui a raccogliere commenti e recensioni che ho ricevuto nel tempo.

Vittorio Curtoni

Commento nella Mailing list Fantascienza, a nome della giuria del Premio Urania

Eduizioni di Karta, 2012

La giuria del premio Urania si è riunita a Segrate verso mezzogiorno del 16 maggio. Era composta da Valerio Evangelisti, Giuseppe Lippi, Marzio Tosello, Riccardo Valla, e dal sottoscritto. Erano presenti anche Annalisa Carena, Cinzia Monaco e Fabiola Riboni. Annalisa, come l’anno scorso, ha fatto da segretaria. I romanzi giunti in finale erano sette: HAI VISTO LE STELLE STANOTTE? di Claudio Asciuti, URLO MUTO di Pierdomenico Baccalario, RALF di Maurizio J. Bruno, TUTTI GLI UNIVERSI POSSIBILI di Fox Fancello, L’ALIENO di Paolo Meozzi, IL DUBBIO DI ARJUNA di Giampaolo Prodi, AI MARGINI DEL CAOS di Franco Ricciardiello. Debbo dire che le opinioni di tutti e cinque sono state in sintonia quasi perfetta: alla fine del primo giro di discussione dei singoli testi, la cerchia dei papabili si era ristretta ad Asciuti e Ricciardiello, con una menzione d’onore per URLO MUTO di Pierdomenico Baccalario, che si è guadagnato a pieno titolo il posto di terzo classificato. URLO MUTO è un fantathriller con un ritmo incalzante, ricchissimo di dialoghi, impostato con un taglio quasi da sceneggiatura cinematografica: una serie di omicidi in virulento crescendo sconvolge la vita della piccola colonia umana su un pianeta alieno. Finale piuttosto cattivo e imprevedibile. Un romanzo che varrebbe la pena pubblicare. Claudio Asciuti, in HAI VISTO LE STELLE STANOTTE?, ha scritto la storia, movimentatissima, di una Terra parallela del futuro infestata da manifestazioni metapsichiche di ogni tipo, un pianeta spaccato in due tra uomini dotati di capacità psi e non dotati. Una sorta, se mi si permette il paragone, di GHOSTBUSTERS all’ennesima potenza, con abbondanti omaggi all’universo fantastico di Borges. Franco Ricciardiello si è spinto davvero AI MARGINI DEL CAOS: ha rimescolato, con scrittura assai sapiente, teoria del caos, sindrome di Stendhal, e l’idea dickiana del sovrapporsi di realtà più o meno maligne, più o meno consequenziali a livello temporale, in un amalgama molto singolare e accattivante. Il dilemma finale, per la giuria, è stato se premiare un romanzo più chiaramente di genere (Asciuti) o un romanzo fantastico con ambizioni dichiaratamente più alte (Ricciardiello); e la votazione finale ha visto Ricciardiello vincitore. I miei più sinceri complimenti. Una cosa è certa: il livello medio dei romanzi che ho letto quest’anno è tutt’altro che disprezzabile. Sarei propenso a dire che la qualità cresce di anno in anno, e questo è confortante. La mia personale speranza è che su “Urania” venga pubblicato come minimo anche il romanzo di Asciuti, e se possibile anche quello di Baccalario. Franco Ricciardiello, al di là di ogni dubbio, lascerà il segno nella storia del premio, e non credo che si fermerà qui. Un nuovo autore per il “rinascimento” della fantascienza italiana? Ne sono certo.”

Valerio Evangelisti

Commento nella Mailing list Eymerich

È forse il momento che anch’io dica due parole sul romanzo di Franco Ricciardiello “Ai margini del caos”. Finora me ne ero astenuto perché:

  • sono stato, assieme a Giuseppe Lippi, uno dei più strenui difensori del romanzo in seno alla giuria del premio Urania, e dunque sono direttamente coinvolto;
  • in seguito, con Franco Ricciardiello, con cui già intrattenevo relazioni di stima, è nato un rapporto di vera amicizia, per cui il mio giudizio attuale può non apparire sereno.

Premetto che il romanzo di Ricciardiello ha, per ammissione del suo stesso autore, numerose pecche. Ciò si deve, in larga misura, anche agli stessi tempi del premio Urania, che spesso costringono l’autore a chiudere un romanzo in fretta e furia, senza avere l’opportunità di rivederlo. Successivamente, poi, manca il tempo di riconsiderarlo con calma. Si vedano, nel mio “Nicholas Eymerich, inquisitore”, tutti i casi in cui la Vergine del Pilar è diventata la Vergine dell’Eileen, a causa di un editing troppo affrettato.

Il romanzo di Ricciardiello è comunque ben scritto, e molto originale negli assunti. Una certa “freddezza” sembra una scelta voluta, e dunque il frutto di una ricerca stilistica. Le parti ambientate nel bunker di Hitler sono eccellenti e di una precisione storica quasi maniacale. Il compito del premio Urania, come ha giustamente ribadito Lippi, è quello di trovare nuovi autori da portare alla ribalta. Per questo abbiamo preferito un lavoro imperfetto, però originale, ad altri scontati e privi di futuro.

Vorrei anche aggiungere che il premio ha finalmente riconosciuto il lavoro di un autore modesto e tenace, a cui solo le strettoie del mercato editoriale italiano avevano finora impedito di farsi conoscere come meritava. Un autore che ha scritto, e certo scriverà, cose migliori di “Ai margini del caos”, ma che in tutti i suoi lavori ha dimostrato una costante ricerca di spunti originali, capaci di condurre la fantascienza “là dove nessuno era mai giunto prima“.

Vittorio Catani

in una corrispondenza personale

Ipotesi di copertina scartata dalla redazione

Confesso che per circa due terzi del romanzo sono rimasto perplesso, nel senso che i particolari e i dettagli continuavano ad accumularsi, senza tuttavia aggiungere quel tanto di significativo che potesse farmi intuire uno scioglimento. Ma attenzione, non sto parlando di un “difetto” del romanzo, per il semplice motivo che, comunque, l’opera si lascia leggere d’un fiato. In realtà anche io ipotizzavo qualcosa che svelasse un “collegamento” odierno con il nazismo; ma qui alzo le mani: non avevo assolutamente previsto il perché.

Il mio parere è che il tuo sia un romanzo ottimo, originale, personale, indubbiamente meritevole di vincere un premio Urania (anche se non so il valore delle altre opere quest’anno in lizza), documentato, colto, e quindi decisamente pubblicabile… fuori Urania. Un romanzo che rende omaggio alla sf italiana, e che può insegnare qualcosa alla sf, non solo italiana. Io non credo che negli Usa – ad esempio – sarebbero capaci di scrivere qualcosa del genere. Io, nel tuo libro, trovo potenziate le migliori caratteristiche che da sempre mi sarebbe piaciuto incontrare nella nostra sf: introspezione, chiarezza, stretto controllo del mezzo espressivo, coinvolgimento, psicologia, minimalismo, ambientazione di stampo “umanistico” (italiano, o diciamo europeo, insomma da Vecchio continente… in senso positivo, sia ben chiaro!), originalità della trovata,  aggiornamento (con le ultime frontiere della scienza) del plot fanta/scientifico, solido significato etico-filosofico, messa a frutto della lezione dei maestri (nella fattispecie, Dick in primis), impegno (qualunque cosa questa parola oggi significhi) politico. E potrei continuare.

Vittorio Curtoni

in una corrispondenza personale

Copertina dell’edizione da libreria

Non so cosa e da chi ti verrà riferito, ma la mia opinione (e di Marzio Tosello) su AI MARGINI DEL CAOS era che il tuo romanzo sia un po’ troppo “alto” per “Urania”. Il che, mi pare ovvio, è un complimento più di ogni altra cosa. Spero ne converrai. Quel che Tosello e io proponevamo era premiare il tuo unico concorrente, Claudio Asciuti, e riservare al tuo libro una pubblicazione in altra sede, cioè in un volume da libreria. Come narrativa tout court, senza etichette. Come penso meriterebbe. Ma, essendosi stabilito che “Urania” può puntare anche a mete più elevate della semplice narrativa di genere, ben venga la tua vittoria. Di certo il tuo è un romanzo affascinante e singolare, un’opera estremamente personale, scritta a mio giudizio benissimo. E mi pare ovvio che da “Urania” decollerai per destinazioni di ben diverso calibro. Concordi? Insomma, abbiti i miei più sinceri complimenti. Anche se magari un pochino più di chiarezza nel finale, nell’esplicitare il substrato e gli eventi (oh diavolo, ma lei che fine fa? Questo nessuno l’ha capito), non guasterebbe…

Seia Montanelli

nel blog L’aria che tira

Illustrazione originale di Maurizio Manzieri

Lasciate che vi parli di uno di questi libri scandalosamente dimenticati: Ai margini del caos di Franco Ricciardiello, vincitore del “premio Urania” nel ‘98, che è praticamente scomparso dagli scaffali delle librerie, a dispetto del buon successo di pubblico (13.500 copie vendute) e della pubblicazione in Francia per la casa editrice Flammarion.

Il romanzo di Ricciardiello – n. 1348 del catalogo “Urania”, scritto tra il settembre del ’97 e il febbraio del ’98 – è un libro intelligente e ben congegnato che, per mezzo di una struttura narrativa alquanto sofisticata costruita su numerosi flashback, molteplici piani temporali, diverse “voci narranti”, ciascuna dotata di un “timbro” unico e inconfondibile, affronta l’annosa questione della Teoria del Caos (o della complessità).

L’intreccio mescola i nazisti, la caduta di Berlino, la “sindrome di Stendhal”, l’arte figurativa (intesa nel senso junghiano di tramite tra inconscio personale e inconscio collettivo), la matematica del Caos, il comunismo, la guerra, la passione e la vendetta in un cocktail squisitamente narrativo di arte, scienza, psicologia e storia. Leggendo Ai margini del caos, si ha davvero la sensazione che l’essenza di ciascuna di queste discipline abbia scelto di organizzare un meeting con le altre, sulle pagine di un Ricciardiello in stato di grazia.

Nonostante la vastità e la complessità dei temi – la Teoria del Caos si può addirittura considerare una dei protagonisti del romanzo, insieme ai veri personaggi, Nico e Vic – il libro avvince e coinvolge, stuzzica e intriga il lettore, incollato alle pagine da uno stile accattivante e da una lingua sapida e credibile, che riesce a mescolare i linguaggi della fantascienza e dell’arte. Il romanzo, consapevolmente edificato sulle basi matematiche della Teoria della Complessità (al punto che l’autore ha individuato nella struttura del libro uno schema riconducibile all’applicazione dei frattali), prende le mosse dai malesseri e le visioni di una donna, Vic, colta da sindrome di Sthendal dinanzi a un quadro davvero particolare: L’isola dei morti di Arnold Böcklin, da sempre al centro di curiosi ed inquietanti aneddoti (tanto per dirne una, era il quadro preferito di Adolf Hitler). Dal malore di Vic la trama di sviluppa in un susseguirsi di coincidenze, inseguimenti, allucinazioni e viaggi alla ricerca del significato pertinente delle visioni che assalgono la ragazza e intanto il quadro, elevato a simbolo dell’ossessione metapsichica dell’inconscio collettivo, è ovunque e da nessuna parte: i personaggi lo ricordano, lo incontrano, ne vengono inseguiti, lo inseguono, cercano di dimenticarsene (fallendo) e, infine, si lasciano attrarre nel vortice di follie scaturite (a quanto sembra) proprio dalla scena, oscura e misteriosa riprodotta sulla tela.

Infine, una nota curiosa. Ricciardiello, nella postfazione al romanzo narra un aneddoto: “Un giorno di novembre del 1996 curiosavo fra dei CD musicali cercando senza successo l’Op. n. 29 (L’Isola dei Morti) di Rachmaninov – stavo terminando la prima stesura del romanzo. Per non lasciarmi a mani vuote Paola mi prestò un libro a caso, l’edizione rilegata di “Il giudice e il suo boia” di Dürrenmatt. Mi sono accorto di essere pericolosamente vicino al margine del caos quando, aprendo quel libro scelto senza intenzione, ho letto a pag. 2: – Attraversarono il corridoio passando davanti a un gran quadro in una pesante cornice dorata. Bärlach diede un’occhiata: era L’Isola dei morti.”

Che sia l’inclusione nel “genere” della fantascienza, a determinare la latitanza de Ai margini del caos dai cataloghi delle case editrici? Ebbene, a parte il fatto che Ricciardiello, nelle sue narrazioni ama percorrere vie alternative a quelle della fantascienza tradizionale, sfruttando ingredienti tipici del “genere” per raccontare storie sorprendenti, ciò che conta – ai fini della pubblicazione del libro – non dovrebbe essere il valore del libro stesso, piuttosto che l’identificazione in un “genere”, che a volte esercita una funzione ghettizzante?

Giovanni De Matteo e Roberto Furlani

Seconda versione eBook

da LETTURE RACCOMANDATE PER ASPIRANTI CONNETTIVISTI

In questo straordinario romanzo Ricciardiello fa interagire suggestioni dell’inconscio e teoria del caos, scatenando uno tsunami che investe l’intero immaginario postmoderno. Il verbo di Dick, di Ballard e di Pynchon echeggia nelle sue pagine, che mettono in scena un’ossessione privata che nasce da un quadro (L’Isola dei Morti di Arnold Böcklin, dipinto enigmatico e inquietante) ed è solo il punto d’avvio per un progressivo sprofondamento nelle tenebre dell’incubo. La macchina della paranoia non ha mai lavorato così bene in Italia come in questo libro: angosciante, cupo come la battaglia metafisica che dipinge, controverso. Una pietra miliare della nuova fantascienza italiana.

 

Recensioni francesi

In occasione della pubblicazione nel gennaio 2001 di Aux frontières du chaos, presso Flammarion

Éric Meary

Aux frontières du chaos Gallimard, 2001

Il principio di slittamento/frattura caratterizza l’intero racconto e tocca pure la scrittura. Lo stile adottato, cupo e nervoso, è chiaramente cinematografico: si utilizza solo il presente e l’azione si svolge sotto i nostri occhi. L’importanza della visione, delle variazioni di luce e dello choc delle immagini è primordiale. Come Nico, che cerca di «trasformare l’esperienza acustica in spettacolo visivo», Ricciardiello metamorfizza il proprio lavoro narrativo, che avvicina alla composizione musicale. Il brano ispirato dall’Isola dei morti suonato dagli Hasta Siempre è una vera e propria colonna sonora. Le cinque versioni di Die Insel der Toten e i cinque racconti degli episodi nel bunker si riecheggiano e riflettono le une negli altri. Si mescolano fino a dare vita a una strana chimera artistica, una lugubre acquaforte gotica che ruggisce un canto oscuro e impetuoso.

A partire dallo sviluppo di un elemento semplice, il quadro di Böcklin, l’autore dispiega così un intrigo complesso, stratificato in maniera stupefacente, dalle ramificazioni allucinate e vertiginose. Ancora di più dal momento che tutte le informazioni concernenti quest’opera simbolista e la sua curiosa influenza sulla storia e la cultura europee sono rigorosamente autentiche. In effetti, è l’accumulazione di tali «coincidenze» che spinge a dubitare della casualità degli eventi, a lasciar intuire che sotto il disordine apparente esiste un’insospettabile struttura d’ordine, che mantiene alte la tensione e l’inquietudine. Il fantastico non scaturisce dallo straordinario ma dall’ordinario. Ricciardiello sottomette il lettore alla stessa perturbante esperienza del suo personaggio e lo porta a inabissarsi in quella zona di instabilità, di turbolenza che è il margine del caos.

Isabelle Roche

su Le Litteraire

Una giovane donna vive a più riprese delle curiose trance provocate da L’isola dei morti, il celebre quadro di Böcklin.

L’incontro è provocato da un incidente — il granello di sabbia sul quale slittano gli avvenimenti, fino a ferire in continuum dell’esistenza… Mentre visita il museo di Basilea, Nico, un giornalista torinese paroliere a tempo perso, si ritrova a sorreggere una giovane donna, Vic, presa da un malore davanti all’Isola dei morti, il celebre quadro di Böcklin. Il conforto di una tazza di caffè e lo scambio di qualche chiacchiera sono d’aiuto, Vic finisce per raccontare la strana avventura appena vissuta: la contemplazione del quadro di Böcklin l’ha precipitata in una sorta di rapida transe nel corso della quale ha avuto l’impressione di essere tra i presenti nel bunker in cui Hitler visse i suoi ultimi giorni…

Da allora si succede tutta una serie di riferimenti intorno a quest’opera, a partire dalle nuove esperienze “trans-temporali” di Vic, sempre causate dall’Isola dei morti, poi estese al luogo dove si trovava un tempo l’ultimo bunker di Hitler per terminare infine a Firenze, sulla tomba stessa di Böcklin. Vic scompare, poi ritorna a perseguitare Nico. Quest’ultimo continua la propria vita, che poco per volta viene erosa dall’inquietante quiete dell’Isola di morti, e i misteriosi avvenimenti del quadro.

I personaggi e gli avvenimenti penetrano bruscamente nell’universo del lettore, che di fronte a questo testo è come un passante spintonato per caso per strada. Nessun preliminare, nessuna di quelle scene di esposizione che sovente aprono un racconto e che permettono ai protagonisti di procedere lentamente incontro al lettore. Una brutalità narrativa rafforzata dalle frasi brevi e dall’uso quasi esclusivo del presente indicativo, procedimento che conferisce al racconto un ritmo sincopato privandolo di ogni spessore temporale, di ogni consistenza…

Una narrazione tenue come un velo, che offre una successione di episodi sciolti che si verificano con l’immediatezza del pensiero fuori controllo, scagliato contro tutto e tutti. In fondo, c’è la sensazione confuse che questo romanzo non obbedisce a nessuno dei codici del romanzesco attualmente in vigore, così importuni. E per una buona ragione. L’autore — come riferisce nell’intervista un cui estratto è presente in appendice al libro — ha voluto applicare i principi di una teoria matematica alla composizione letteraria: “la struttura narrativa di Aux frontières du chaos si basa su una metodologia scientifica, la matematica del caos”.

Le convenzioni narrative vacillano come la continuità temporale e psicologica nelle trance di Vic: l’esperienza costituita dalla lettura di questo libro si situa, essa stessa, “ai margini del caos”. Ma il vertice dell’esperienza caotica non sarebbe stato quello di lasciare il lettore al suo disorientamento, di consegnargli il racconto così com’è, senza inserire alla fine questa “presentazione dell’autore” in cui l’estratto d’intervista a Franco Ricciardiello fornisce alcune chiavi del romanzo?

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