Il pregiudizio verso la fantascienza

di LAURA GARONZI

Chen Zezhou, Chengdu (Cina): “Il prezzo dell’ambizione”

Con il conferimento del premio Nobel per la letteratura allo scrittore Kazuo Ishiguro, che nel corso della sua carriera ha trattato anche temi fantascientifici, si è riaperto un dibattito sui generi della letteratura. Nel 2011, durante un’intervista per il giornale scozzese The Herald, l’autore ha dichiarato quanto segue: «per anni vi è stato un pregiudizio nei confronti del genere fantascientifico, che penso abbia arrecato danno al mondo letterario e non vice versa. Ora, con l’avvento dei graphic novels, le persone hanno iniziato a prendere il genere sul serio».[1]

Egli ha inoltre evidenziato come il genere fantascientifico per lungo tempo sia stato ghettizzato e stigmatizzato e per questa ragione la sua diffusione è rimasta spesso isolata ad un nucleo di appassionati. Partendo da questa riflessione offertaci da Ishiguro è interessante cercare di indagare come il pregiudizio verso la fantascienza agisca sui lettori.

Con questo proposito nell’articolo scientifico “The Genre Effect”, pubblicato sulla rivista accademica Scientific Study of Literature, i professori Chris Gavaler e Dan Johnson, della Washington and Lee University (USA), hanno cercato di stabilire come i pregiudizi nei confronti della letteratura fantascientifica influenzino l’attenzione che i lettori dedicano ad un testo. I ricercatori hanno condotto un esperimento su un campione di 145 partecipanti (67% di sesso femminile, 33% di sesso maschile) con un’età media di 35 anni, in un intervallo compreso tra i 18 e 65.

Durante l’esperimento a ciascun partecipante è stata assegnata casualmente una delle quattro versioni di un testo di meno di 1000 parole, nel quale un personaggio principale entra in una zona di ristorazione pubblica e interagisce con alcuni conoscenti dopo che la sua opinione negativa sulla comunità è stata resa pubblica. Nelle due versioni classificate come realismo narrativo (“Narrative Realism”), il personaggio principale entra in una tavola calda e il suo giudizio viene reso noto attraverso la pubblicazione della sua lettera, destinata all’editore, sul giornale della città. Diversamente, nelle due versioni fantascientifiche, il protagonista entra nella galleria di una stazione spaziale popolata da alieni e androidi, ma anche da umani. Tutte le versioni hanno in comune una struttura identica, eccetto che per precise variazioni lessicali. A livello teorico, dunque, i testi, indipendentemente dalle versioni, avrebbero dovuto promuovere livelli identici di teoria della mente,[2] richiedendo al lettore uguale sforzo per trarre deduzioni sul personaggio principale e sui pensieri e sentimenti non dichiarati degli altri personaggi.

Chen Zezhou, Chengdu (Cina): “SMK761”

I risultati dell’esperimento, invece, hanno dimostrato che la traslazione del testo dall’ambientazione reale a quella fantascientifica ha ridotto drasticamente la percezione della qualità letteraria, nonostante i partecipanti leggessero la stessa storia in termini di trama e relazioni tra i personaggi. La manipolazione del genere ha inoltre comportato da parte del lettore una riduzione del coinvolgimento, dello sforzo deduttivo e della comprensione nella lettura. Attraverso le due versioni del testo fantascientifico lo studio condotto da Gavaler e Johnson ha suggerito anche come l’immaginario della fantascienza influenzi in modo negativo l’impegno di comprensione dei partecipanti, a meno che non vengano aggiunte spiegazioni teoriche per minimizzare lo sforzo necessario per cogliere ciò che i personaggi sentono e pensano.

Da questo studio si evince che c’è qualcosa nell’ambientazione fantascientifica che ha portato i lettori a pensare che non avrebbero avuto bisogno di impegnarsi seriamente per capire fino in fondo il testo a loro assegnato. È stato quindi verificato sperimentalmente come il pregiudizio verso la fantascienza influenzi a priori, negativamente, la comprensione di un testo.

© Laura Garonzi, 2018

Il presente post è l’introduzione alla tesi di laurea di Laura Garonzi, università degli studi di Verona, anno accademico 2016-2017, intitolata “Fantaeconomia – la narrativa che immagina l’economia del futuro”, relatore prof. Matteo Rima, e viene pubblicato per gentile concessione dell’autrice

Tutte le illustrazioni © Chen Zezhou, Chengdu

[1] Intervista completa su http://www.theoohtray.com/2011/06/27/interview-kazuo-ishiguro/.

[2] Per teoria della mente (Theory of mind, spesso abbreviata in ToM) si intende la capacità di attribuire stati mentali – credenze, intenzioni, desideri ecc. – a se stessi e agli altri e di comprendere che questi ultimi possano averne diversi rispetto ai propri.

3 pensieri su “Il pregiudizio verso la fantascienza

  1. Pingback: Fantascienza, un genere (femminile). Due secoli di fantastiche narrazioni.

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