Verrà la Parousía come ladro di notte

Mauro Antonio Miglieruolo

Esattamente cinquant’anni fa, come rivelato da Curtoni e Montanari nella Presentazione alla prima edizione su Galassia n. 159, Mauro Antonio Miglieruolo terminava la stesura del suo più famoso romanzo, Come ladro di notte.[i]  Rimasto poi per cinque anni a vegetare in un cassetto, il manoscritto arriva alla casa editrice La Tribuna su interessamento di Lino Aldani.

A leggerlo — o rileggerlo — a distanza di mezzo secolo, non si può evitare una riflessione amara: perché? cos’è accaduto alla fantascienza italiana? Per quale ragione Come ladro di notte non ha fatto scuola, non costituisce un precedente neppure per quelli che auspicano una «via italiana alla fantascienza»? È inevitabile che la via della mediocrità sia lastricata di capolavori ignorati?

Quando termina Come ladro di notte, Miglieruolo ha venticinque anni, parecchi dei quali passati a leggere fantascienza su riviste come «Scienza fantastica» o «I romanzi di Urania». Ha già esordito come autore nel ’64 in appendice a un volume di Galassia, e al momento di scrivere il suo primo romanzo mette in gioco tutto l’armamentario da sense of wonder: una Galassia interamente colonizzata dall’umanità, divisa in Stati rivali, guerre spaziali, flotte di astronavi, pianeti artificiali con milioni di abitanti. Eppure non è assolutamente space opera, anzi il suo futuro è caratterizzato da comportamenti disumani tali da farci capire come l’evoluzione etica non sia assolutamente proseguita su una linea retta.

L’idea futuribile alla base del romanzo è il Piano Parusia, corollario filosofico della dottrina nichilista del profeta Calogero, che si trova in animazione sospesa. Il suo discepolo Còttero è il fondatore della Congrega degli Inumani, repubblica galattica che è il mare nostrum nel quale nuotano gli Affiliati, i soli a conoscenza del fine ultimo della Parusia: liberare l’Universo dalla presenza dell’umanità. Sotto la guida di Pàngolo, la Congrega infatti sta ammassando intorno a una stella nera una quantità iperbolica di astronavi da guerra, nell’ordine di miliardi, allo scopo di cancellare l’Uomo. È la Parousía, concetto che Miglieruolo (che trascrive nella forma italianizzata parusia) deriva dalla teologia cristiana: la fine del Tempo, con il ritorno del Cristo per il giudizio universale. Paolo di Tarso scrive nella prima Lettera ai Tessalonicesi (5, 2) che «il giorno del Signore verrà come ladro di notte», cioè quando meno è atteso. E il romanzo è pieno di richiami biblici sotto forma di citazioni, primo fra tutti l’episodio di Elio, il nuovo Cristo, uno dei tanti spunti che — per stessa ammissione dell’autore — rimangono senza esito.

Brendan Baeza Stanicic, Nave bianca

«Come Miglieruolo tiene a sottolineare, e come l’opera rivela chiaramente, il romanzo è stato scritto in un periodo di intensa trasformazione della sua personalità politica» scrivono Curtoni e Montanari nella presentazione. L’autore stesso spiega nella citata intervista a Lippi: «avrei potuto tranquillamente passare per un democristiano di destra»; al termine di questa maturazione personale, che lo porta anche a mettere il dattiloscritto in un cassetto, Miglieruolo si impegna invece attivamente in politica dal ’67 al ’74 nella Nuova Sinistra. Come ladro di notte è situato proprio sul margine del caos di una trasformazione: coniuga un rigore morale di ascendenza cattolica con la disciplina e il sacrificio personale dei militanti della sinistra.

Il protagonista principale è un alto grado degli Affiliati, il coordinatore Zanzotto, comandante di una colossale astronave a forma di ruota; Zanzotto ha maturato la convinzione, sulla base dell’osservazione empirica di un conflitto “minore” provocato appositamente tra due potenze della periferia galattica, che la Parousía sia impossibile. Questo “esperimento” condotto su una scala di 1/10.000 rispetto alla vera Parousía[ii] (cap. III), ha provocato la sterilizzazione totale di 134.300 pianeti e il danneggiamento di altri 713.200, con la morte del 97% circa degli abitanti. Fatte le debite proporzioni, Zanzotto deduce perciò che “per la Parusia occorrerebbero 270 miliardi di astronavi” al posto dei 27 miliardi progettati. Ergo, l’intera esistenza della Congrega degli Inumani rischia di essere inutile. I superiori di Zanzotto bloccano il rapporto, rifiutandosi di inoltrarlo ai massimi livelli della Congrega.

Come ladro di notte è un romanzo magmatico, folle, inutilmente misogino, in cui lo spazio sembra non esistere perché tutti si spostano istantaneamente da un pianeta all’altro, punteggiato dalla trascrizione di comunicazioni ufficiali, dispacci, rapporti che sembrano scritti con il linguaggio delle lettere commerciali. Nonostante riverberi miti cristiani millenaristici e evangelici, l’universo di Miglieruolo è popolato di umani simili a automi, che vivono un’esistenza meccanica dalla quale sembra assolutamente assente la pietas. Non esistono arte né religione, non c’è misericordia né resa. I moventi dei personaggi o sono rigidamente ideali oppure brutalmente utilitaristici; soprattutto gli scambi sessuali sono degradati a una mercificazione che lascia l’amaro in bocca. Forse anche questo è un retaggio di educazione cattolica: il sesso è tentazione, il mondo è ingiusto ma alla fine del tempo arriverà la vera Giustizia. Non può esistere dubbio sulla filosofia nettamente pessimista dell’opera, ma giustamente Miglieruolo individua il suo fascino nero nella demente ideologia nichilista di Calogero e dei suoi Affiliati:[iii]

Non si tratta, come troppo spesso avviene, dell’intrusione nel romanzo delle personali convinzioni dell’autore, cioè di sovrapposizioni morali o di residui di visioni del mondo astratte, ma di una ideologia organica al romanzo medesimo, della sua pietra angolare. […] Occorre aggiungere che un’ideologia come quella della Congrega, del tutto simile alle ideologie che hanno informato il XX secolo, è interna  a una visione del mondo determinista, pre-quantistica e direi persino pre-marxiana. Essa implica una concezione unidimensionale dell’umanità (l’uomo egoista, l’uomo consumatore, la cattiveria umana ecc. ecc.) dentro la quale siamo ancora immersi; e una concezione della storia unidirezionale, che cioè non contempla esiti aperti, variabili, stocastici ma che possiamo tranquillamente definire fondamentalista. Questa concezione si articola in un’ampia gamma di posizioni ai cui estremi vi è da una parte quella trionfalistica propria ai cantori del liberismo; e dall’altra una mistica nichilista all’interno della quale è possibile collocare l’ideologia degli affiliati nel romanzo.

 

Brendan Baeza Stanicic, Astronave e asteroidi

Ciò che attrae anche il lettore è questo rigore incorruttibile: Zanzotto è totalmente, sinceramente Affiliato; benché sia rigidamente condizionato a evitare le distrazioni della tentazione carnale, si lascia sedurre dalla sua sottoposta Silvena, che è una spia infiltrata nella Congrega. Nel romanzo i pochi personaggi femminili sono figure lascive, in totale balia della propria libidine, oppure intenzionate a usare il proprio fascino come strumento di dominazione. Quando si rende conto che la Congrega rischia di diventare una macchina che gira a vuoto, di trasformarsi in una struttura votata alla conservazione di se stessa (forse non è casuale il riferimento ai partiti comunisti negli anni Sessanta), Zanzotto si decide a prendere l’iniziativa, non per danneggiare la Parousía ma per contribuirvi. Il suo rapporto mette allo scoperto un conflitto latente ma inevitabile all’interno della Congrega, data la sua involuzione in mero strumento di potere — conflitto che condurrà direttamente al grandioso finale. Resisi probabilmente conto dell’impossibilità di mettere in atto la Parousía, un numero importante di ministri e alti gradi Affiliati tentano di imporsi su Pàngolo, il quale a sua volta reagisce con tutta la brutalità tipica di questo futuro disumano, mobilitando quella macchina da guerra che è la Congrega. Ma oramai i rapporti della spia Silvena sull’immane concentrazione di astronavi da guerra intorno alla stella Canadis mettono in allarme l’intera Galassia, rischiando di coalizzarla contro la Congrega. A Pàngolo, una volta stroncata brutalmente l’opposizione interna, non rimane che scatenare su due piedi la Parousía, sperando di cogliere impreparato il resto dell’umanità. La flotta immensa lascia Canadis:[iv]

Oscurarono la luce dei soli al passaggio; ma poi che si diradarono nell’immensità dello spazio galattico si confusero nel buio circostante,morte maligna e inavvertita. […] Oltre ventidue miliardi di astronavi s’avviarono, quasi contemporaneamente, ad abbracciare la Via Lattea in un olocausto di fuoco, un diluvio di fiamma, per seppellirla dopo morta nella notte e nelle tenebre.

Brendan Baeza Stanicic, Capsula spaziale piccola

[i] Miglieruolo stesso conferma, nell’intervista a Giuseppe Lippi in occasione della ristampa nel 2009 su Urania: « Non ricordo bene, ma la data della concezione deve risalire al 1966. Forse prima, ma non sono sicuro. Certo è che nel 1967 il romanzo non solo era finito, ma anche battuto a macchina.»

[ii] Come ladro di notte, cap. III

[iii] Giuseppe Lippi,intervista a Mauro Antonio Miglieruolo, ibid.

[iv] Come ladro di notte, Capitolo XXXIII

Tutte le illustrazioni di questo post, testata compersa, sono di © Brendan Baeza Stanicic, Las Palmas (Gran Canaria), Spagna

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