Un’altra storia nella roccia imposta

Perché usare un verso di Dante come titolo di un racconto di fantascienza?

delittidalfuturoMentre si trova nell’aula magna della Stockholms Universitet per recitare a memoria il Purgatorio della Commedia a un uditorio di appassionati e curiosi, un cultore italiano di Dante Alighieri viene assassinato con un colpo alla testa sparato attraverso la finestra. Sua figlia, che lo accompagna nel tour delle università europee alternandosi a recitare un canto a testa, lo vede morire davanti ai propri occhi, poi ascolta incredula gli indizi collezionati dal commissario di polizia: sembra che l’arma abbia sparato da molto, molto lontano. Questo è l’incipit del mio racconto Un’altra storia nella roccia imposta, scritto per l’antologia «Delitti dal futuro» commissionata da Istos Edizioni a Gian Filippo Pizzo.

Le raccolte di racconti di fantascienza curate da Gian Filippo Pizzo a partire dal 2010 hanno sempre un argomento caratterizzante, che può essere una trasversalità di genere letterario (fantascienza e giallo, fantascienza e horror etc) oppure un tema comune (la guerra, la politica etc.). Con questo lavoro situato tra gli autori e gli editori, Pizzo ha raccolto intorno a sé alcuni scrittori che si sono formati nel fandom di fantascienza degli anni Ottanta e Novanta, oltre a nuove leve di fan-scrittori, che sono una discreta percentuale tra gli appassionati del senso del meraviglioso. Io ho avuto la fortuna di essere incluso in quasi tutte le raccolte curate per diverse case editrici.

Il curatore spiega così la trasversalità di generi per questa l’antologia «Delitti dal futuro»:

Unire sì la fantascienza al giallo, ma facendo questa volta in modo che fosse l’ultimo ad avere l’attenzione principale, che il lato poliziesco avesse il sopravvento. Per questo abbiamo chiesto agli autori qui presentati di scrivere essenzialmente delle crime story del tipo più classico possibile, in cui ci fosse il poliziotto o l’investigatore, il delitto, l’indagine, gli interrogatori, le false piste, le accuse, gli indizi, le testimonianze e tutto quanto costituisce lo standard di un buon poliziesco. Il tutto comunque in un contesto fantascientifico. (dall’Introduzione di Gian Filippo Pizzo)

Il titolo del racconto, Un’altra storia nella roccia imposta, è il versetto 52 del canto X nel Purgatorio. Avevo da tempo notato l’effetto suggestivo ottenuto dagli autori di lingua inglese che scelgono come titolo una citazione di William Shakespeare: L’inverno del nostro scontento di John Steinbeck (The winter of our discontent, da Riccardo III); Il mondo nuovo di Aldous Huxley (Brave new world da La tempesta); Infinite Jest di David Foster Wallace (da Amleto); Nera schiena del tempo di Javier Marías, che non è di lingua madre ma vive e insegna a Oxford (Dark backward of Time da La tempesta); anche la science-fiction non si sottrae al gioco di citazioni: Time out of joint (L’uomo dei giochi a premio, riedito come Tempo fuori di sesto) di Philip Dick è tratto da Amleto, e Something wicked this way comes (Il popolo dell’autunno) di Ray Bradbury è dal dialogo della seconda strega nell’atto IV di Macbeth.

Anche senza considerare il valore estetico del verso citato, è importante il fatto di stabilire un “terreno comune” fra autore e lettore, e questo è vero non soltanto se il secondo riconosce la citazione; il verso che dà il titolo al racconto, per esempio, è tratto da uno dei canti meno rilevanti del libro meno letto della Commedia, e questo comporta che non venga immediatamente percepito come citazione. Tuttavia la forma grammaticale, con il verbo alla fine anziché dopo il soggetto, può insinuare un dubbio nel lettore.

William Shakespeare, grande fucina di miti letterari, è un patrimonio culturale comune e riconosciuto per milioni di scrittori e lettori di madrelingua inglese in tutto il mondo; per trovare un analogo nella lingua italiana bisogna risalire a tre secoli prima, a Dante Alighieri, con la complicazione linguistica che questo comporta; sono però convinto che si possa apprezzarne il suono (dopotutto il titolo ha una funzione di “etichetta” e di conseguenza può essere totalmente avulso dalla storia), così come si godono il suono dei versi del Purgatorio gli ascoltatori svedesi nel racconto, senza comprendere il significato. Mi piace anche il contrasto tra un titolo fortemente letterario e un testo di fantascienza hard: infatti la protagonista e il padre, benché appassionati di Dante, sono entrambi laureati in Fisica, e la spiegazione del meccanismo del delitto coinvolge i paradossi della meccanica quantistica, sottraendo i quali il plot verrebbe meno, come richiesto dal tema dell’antologia.

AA.VV. «Delitti dal futuro», a cura di Gian Filippo Pizzo, Istos edizioni, Pisa 2016, ISBN 9788869400230

300 pagine, € 13,00

Racconti di Stefano Carducci e Alessandro Fambrini, Andrea Carlo Cappi, Antonino Fazio, Gabriele Falcioni e Francesca Garello, Franco Ricciardiello, Gian Filippo Pizzo, Vincenzo Bosica, Pierfrancesco Prosperi, Giovanni Burgio, Michele Piccolino

Un pensiero su “Un’altra storia nella roccia imposta

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